A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
In Italia sono oltre 1.000 le industrie pericolose: il 25% in Lombardia, ma il resto sparse su tutto il territorio (solo la provincia di Macerata non ha uno stabilimento con pericolo di incidente rilevante).
Sono sparse un po’ in tutta Italia le 1.142 industrie
catalogate dall’Ispra come pericolose, cioé gli stabilimenti
a Rischio di incidente rilevante (Rir), per l’ambiente e per la
salute tipo “Seveso”.
La mappa delle industrie pericolose nel nostro Paese
è tracciata nel rapporto dell’Istituto superiore per la
protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal ministero
dell’Ambiente che hanno aggiornato l’inventario nazionale
degli stabilimenti a rischio con una rete di informazioni che
vengono anche dai gestori degli stabilimenti rientranti nella
direttiva ‘Seveso’, dal ministero dell’Interno, dai Vigili del
Fuoco e dalle prefetture. La tipologia degli stabilimenti
più esposti ai rischi rimane quella dei petrolchimici.
Oltre il 50% di queste industrie ‘pericolose’ sono in
quattro regioni del nord Italia: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto
e Piemonte. Una consistente presenza di stabilimenti
‘Seveso’ si trova poi anche in alcune regioni del centro-sud, come
Sicilia, Lazio e Campania (ciascuna con poco più del 6%),
Toscana (circa 5%), Puglia e Sardegna (circa 4%). In totale i comuni interessati sono 756, pari al 9%. In testa
Ravenna con 26 stabilimenti, seguita da Venezia con 15, poi Genova
con 14, Trecate (10), Napoli, Livorno e Brindisi (9), Brescia,
Filago e Roma (8). La regione con il minor
numero di stabilimenti Rir è la Valle d’Aosta con 6
stabilimenti.
Tranne che a Marcerata, in tutte le altre province c’è
almeno uno stabilimento con pericolo di incidente
rilevante: al nord guida la classifica Milano con 69
stabilimenti, seguita da Brescia con 45, Ravenna con 37; al centro
in testa c’è Roma con 26 stabilimenti; al sud guida Napoli,
con 33 stabilimenti. Aree di particolare concentrazione di
stabilimenti ‘Rir’ sono vicino ai poli petrolchimici e di
raffinazione, come per esempio Trecate (nel Novarese), Porto
Marghera, Ravenna e Ferrara, Gela, Priolo a Siracusa, Brindisi,
Taranto, Porto Torres (Ss) e Sarroch (Ca).
Continuano a esser presenti nelle “aree a maggior rischio
scuole, commerciali, strutture turistiche, chiese e
ospedali”. Tra le situazioni peggiori vengono segnalate
quelle di Avellino, Basaluzzo (Al), Castello d’Argile (Bo), Cusago
(Mi), Montemarenzo (Lc), Nova Feltria (Rn), San Maurizio d’Opaglia
(No), Savona, Visco (Ud).
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
Il presidente de la Espriella vuole cancellare le entità di autogoverno delle comunità in Amazzonia e Chocò. Allarme per omicidi e sequestri.
MC0, progetto transfrontaliero Interreg France-Italia Alcotra, accompagna le Pmi della filiera dei Servizi alla montagna verso un processo di decarbonizzazione.
Il boom degli affitti brevi e l’impennata dei prezzi delle case rende difficile trovare una casa in Cornovaglia. Molti scelgono di trasferirsi in furgone.
Se le donne tendono a sentire più freddo degli uomini, è tutta colpa di un retaggio di sessant’anni fa.
Anche il mondo accademico discute della possibilità di riformare lo Statuto di Roma per inserire tra i crimini contro l’umanità quelli ambientali.
Siamo stati in Albania insieme a Cesvi per raccontare la storia e il futuro del fiume Vjosa, uno degli ultimi fiumi liberi d’Europa. Il podcast è disponibile su tutte le piattaforme di streaming.
Grazie al progetto MC0 di Interreg-Alcotra, lo strumento LISE accompagna la filiera aromi e profumi verso la decarbonizzazione.
Dopo Milano, il progetto realizzato con LifeGate nell’ambito della Water Defenders Alliance arriva nel porto toscano. Obiettivo: prevenire l’inquinamento delle acque attraverso una tecnologia in grado di assorbire oli e idrocarburi.