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Luca Mercalli. Uno sguardo all’ambiente e al cielo

Luca Mercalli, il noto meteorologo e climatologo, ci ha parlato di ambiente, di biodiversità e di clima.

Nel libro “Filosofia delle nuvole”, sulle tracce di un interessante
percorso culturale costellato di riferimenti letterari, racconta di
aver costretto la famiglia ad un viaggio in Svizzera per poter
acquistare libri di meteorologia introvabili in Italia all’inizio
degli anni ottanta. Una passione che è diventata il suo
lavoro. Dal 1993 dirige la rivista di meteorologia Nimbus, insegna
all’Università, si occupa di temi ambientali ed energetici
ed è noto ai più per la partecipazione ad un famoso
programma televisivo. Abbiamo parlato con lui di clima, in una
chiave più personale e meno istituzionale. Ecco cosa ci ha
risposto.


I segnali del cambiamento climatico sono già tangibili, ma
spesso si pensa che siano un problema di domani e non un problema
di oggi. Perché secondo lei?

Forse perché innata la tendenza dell’uomo di rimuovere
quelli che sembrano degli avvertimenti sul futuro. E’ capitato in
tanti altri settori, in genere si interpretano sempre come profezia
alla Cassandra quelle che invece viste in un’epoca dove abbiamo
strumenti scientifici e molta più razionalità
dovremmo chiamare semplicemente ‘prevenzione’. Questi segnali li
abbiamo da decenni, non c’è necessità di aspettare di
averne oggi o domani di più chiari, tutte queste cose sono
già dette e scritte da oltre trent’anni, forse quello che
aspettiamo è il momento di agire per cambiare la struttura
del funzionamento dell’economia di oggi.

 

Anche gli atteggiamenti quotidiani sono importanti per
salvaguardare il pianeta?

I cambiamenti devono avvenire contemporaneamente dall’alto e
dal basso, non c’è una soluzione univoca che funzioni. In
genere i cambiamenti dall’alto, se con ‘alto’ intendiamo la
politica di alto livello, avvengono perché ci sono nazioni
mature con una grande consapevolezza dei cittadini che chiedono
alla politica di esprimere un certo tipo di scenari. D’altra parte
non possono esserci anche solo iniziative che partono dal basso, se
non sono accompagnate da una buona politica. Quindi l’obiettivo
è camminare insieme, deve crescere la consapevolezza dei
singoli, ognuno può e deve fare qualcosa e questo
automaticamente accompagnerà anche la politica di alto
livello a fare le scelte giuste nei consessi internazionali. Poi
è ovvio che in questo campo dobbiamo distinguere i paesi
democratici dalle dittature.

 

Cosa fa nella sua vita di tutti i giorni per il
rispetto del pianeta?

Le prime cose che ho fatto le ho applicate prima di tutto
all’abitazione. Risparmio energetico ed efficienza energetica,
quindi l’isolamento termico, l’installazione di pannelli solari,
sia quelli per l’acqua calda, sia quelli fotovoltaici. Studiando,
informandomi e imparando anche tante cose nuove, avendone anche un
vantaggio economico e anche di piacere in fondo, perché
c’è una certa soddisfazione a rendersi via via indipendenti
rispetto alle fonti energetiche tradizionali. Poi avevo un
piccolissimo giardino che ho immediatamente trasformato in un orto
e visto che per irrigare l’orto ci vuole l’acqua, ho fatto una
cisterna per raccogliere quella piovana, invece di usare quella
dell’acquedotto. Per quanto riguarda i rifiuti ho cercato di
minimizzarne la produzione alla fonte, comprando le cose giuste.
Per la raccolta differenziata, io abito in un comune dove
c’è la raccolta porta a porta e non mi costa nessuna fatica
differenziare i prodotti. Veniamo ai trasporti: un’automobile
minimale, quello che serve per potersi muovere, non certo
un’automobile con significati di status symbol per esempio, quindi
potenza, auto giganteggiante. No, un’automobile sobria, che faccia
il suo mestiere con il minimo consumo e quando possibile mezzi
pubblici, mi muovo con l’autobus e la metropolitana e se trovo un
amico che mi dà un passaggio sono molto contento,
così facciamo carsharing.

 

L’educazione è importante per diffondere
consapevolezza?

Il mio impegno in questo caso è la didattica. Penso che
la cultura sia importante, ma purtroppo è difficile
propagarla in tempi brevi. Per quanto riguarda la televisione, che
oggi è il mezzo più potente, io che ho anche la
possibilità di lavorarci devo dire potrebbe fare molto,
molto di più.

 

Siamo in tempo per fare qualcosa concretamente per il
nostro Pianeta?

Siamo sempre in tempo, è chiaro che si riducono i
margini in cui l’azione può avere dei risultati efficaci. E’
come un malattia, ci sono dei momenti in cui la prevenzione
funziona molto bene, ma via via che aspettiamo, i margini di
terapia prima di un evento indesiderato si riducono. Poi arriva il
momento in cui la malattia si manifesta e non è più
possibile tornare indietro: cerchiamo di usare bene il tempo che
rimane.

 

Perché è importante tutelare la
biodiversità?

Sicuramente occupandomi di clima so quanto il clima influisce
sulla biodiversità. Ma non solo il clima influisce,
perché ci sono tutte le nostre attività quotidiane,
dall’uso del territorio, alla cementificazione, i trasporti, gli
inquinanti nocivi alla vita. Ci sono tanti assalti alla
biodiversità, penso semplicemente che al di là di una
visione conservatoristica della natura noi abbiamo bisogno della
biodiversità perché è il nostro bacino di
attingimento di risorse dal pianeta. Abbiamo bisogno di piante, di
animali, di funghi, di batteri.

Minacciare la biodiversità vuol dire rischiare di
perdere delle opportunità in futuro.

 

Come vorrebbe che la gente possa guardare il
cielo?

Direi che mi piacerebbe che la gente guardasse il cielo prima
di tutto come una grande fonte di piacere, di ispirazione, di
godimento e poi attraverso la percezione della bellezza possa
maturare così anche la sensazione della necessità di
salvaguardarlo.


Ascolta l’intervista

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