L’Onu ha pubblicato il World Ocean Assessment, corposo rapporto sullo stato di salute degli oceani, che costituisce di fatto un appello per salvarli.
L’esportazione è una pratica obsoleta e crudele. L’Italia e l’Europa intera devono sostenere un cambiamento che salvaguarda il benessere degli animali.
Durante l’ultimo Consiglio agricoltura e pesca dell’Unione europea (Agrifish) il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare italiano Francesco Lollobrigida ha difeso una pratica che comporta terribili sofferenze per gli animali: il trasporto di animali vivi. Il ministro ha infatti affermato che “il trasporto di animali è una parte essenziale della catena di produzione alimentare” e che per questo bisogna continuare a facilitare il commercio intracomunitario e l’esportazione di animali vivi, senza concentrarsi su misure volte a vietare o limitare alcuni tipi di trasporto. Si tratta di una presa di posizione che va contro la tutela degli animali e alle stesse dichiarazioni dell’Unione europea.
L’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha diffuso di recente una serie di pareri scientifici che sottolineano la necessità di adottare misure come la riduzione dei tempi di viaggio e l’abbassamento delle temperature massime all’interno dei veicoli di trasporto. Paesi come Austria, Germania, Danimarca e Lussemburgo, seguendo anche il parere Efsa, hanno inoltre chiesto di intervenire a livello europeo con una stringente revisione normativa per disincentivare al massimo queste pratiche entro il 2023.
Ancor più decisa la presa di posizione dell’Olanda, che si è espressa per abolire completamente l’esportazione di animali vivi. Il trasporto di animali vivi, infatti, causa la sofferenza di milioni di individui ogni giorno, condannando a viaggi logoranti e a condizioni di stress estremo pecore, agnelli, vitelli, mucche, maiali e galline. La crudeltà di questa pratica obsoleta è stata denunciata da numerose inchieste condotte anche dal team investigativo di Animal Equality che dimostrano la necessità di abbandonarla per sempre.
In questo contesto l’Italia non può rappresentare la parte più retrograda dell’Europa, lo ha sottolineato anche l’onorevole Susanna Cherchi (M5S) che pochi giorni fa ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Lollobrigida di rivedere la propria posizione a sostegno di questa pratica inaccettabile. Non possiamo che ribadire l’appello al ministro: un cambiamento strutturale è possibile e necessario sin da ora e l’Italia deve schierarsi in direzione di questo cambiamento.
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