Jeffrey Sachs, economista. L’Italia sia leader nell’azione per il clima perché il suo ruolo è cruciale

Secondo l’economista Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth institute della Columbia University, l’Europa deve guidare la lotta contro i cambiamenti climatici. E l’Italia deve condurre l’Europa all’azione.

“Il livello degli oceani si sta innalzando, abbiamo raggiunto temperature mai cose alte negli ultimi 1.000 anni e probabilmente l’ultima volta che la Terra è stata così calda è stato nell’era interglaciale di 150mila anni fa”. E in tutto questo “il Mediterraneo è la zona più sensibile per i cambiamenti climatici, anche per l’Italia che recentemente ha alternato periodi di siccità ad altri di grandi precipitazioni, senza mezze misure”. Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute alla Columbia University ed economista di fama mondiale (nel 2004 e nel 2005 è stato inserito dal Times nell’elenco delle 100 personalità più influenti al mondo), arriva quasi al punto di spaventare la platea intervenuta all’evento conclusivo del Festival dello sviluppo sostenibile organizzato dall’Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile. Poi però, quando tutto sembra perduto, Sachs lancia una ciambella di salvataggio: “Tutto questo è assurdo – conclude – e anche superfluo perché abbiamo tutti i mezzi: perché non usiamo l’energia geotermica? Perché non usiamo l’elettrico, perché non usiamo materiali riciclabili? Non è così difficile la situazione: volendo potremmo risolvere tutto bonificando intere zone”. E soprattutto: “Perché l’Italia non costruisce impianti di produzione di energia solare su larga scala? Con tutto il potenziale che ha…”.

Dobbiamo accontentarci della crescita dei partiti Verdi registrata alle elezioni europee? Nei paesi dove la politica è onesta vediamo politici pronti a seguire l’opinione pubblica, o perfino a guidarla. È assodato, ormai, che la questione economica: la transizione verso la sostenibilità fa l’interesse di settori nuovi come l’eolico o il solare, ed è contraria agli interessi delle compagnie petrolifere e del carbone. Se questi settori resistono al cambiamento, il mondo è destinato a rimanere in crisi.

L’Europa però in questo momento è rimasta sola in questo percorso, o almeno ha perso la collaborazione degli Stati Uniti. I politici in alcuni paesi come gli Stati Uniti sono corrotti: non ascoltano la gente perché prendono soldi dalle grandi corporation. Nel mio paese molti dei repubblicani che siedono al Congresso prendono soldi dall’industria del petrolio, e poi dicono che i cambiamenti climatici non sono un problema. Ma è semplicemente corruzione.

E il presidente Donald Trump? Lui sta andando verso la direzione sbagliata, dice un sacco di cose prive di senso [complete mumble-jumble, ndr]. I nostri problemi sono lui, la Russia e l’Arabia Saudita.

Il parlamento italiano, in concomitanza con la Giornata mondiale per l’ambiente, ha respinto la dichiarazione dello stato di emergenza climatica e ambientale: un brutto segnale? È sorprendente perché in Italia ci sono molti leader scientifici e molte compagnie che stanno calcando fortemente il sentiero dello sviluppo sostenibile: penso alla Fiat, all’Enel. In quanto “esterno”, non posso capire fino in fondo questo voto, quello che posso dire è che l’Italia sarebbe una grande beneficiaria di una transizione europea verso la sostenibilità perché ha grandi tecnologie, tanto sole, un forte impegno nella sostenibilità nell’industria del cibo. Tutte cose meravigliose che qui possono succedere per davvero. Sono dispiaciuto per il voto, è stato un errore e spero che il parlamento possa riconsiderare questa posizione, perché siamo in una emergenza climatica.

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A ricordarci questa emergenza ci sono report pubblicati con una frequenza quasi quotidiana che ci ricordano come, di questo passo, l’umanità rischi l’estinzione. È preoccupato? Non stiamo andando verso la fine del mondo, ma sicuramente stiamo andando verso una situazione di sofferenza per moltissime persone. Le migrazioni economiche saranno sempre più frequenti con cambiamenti devastanti per la specie umana, e sempre maggiori esodi. Tutte queste conseguenze sono prevedibili perché si stanno verificando sotto i nostri occhi. Il punto è: muoverci, agire velocemente.

Jeffrey Sachs
Jeffrey Sachs, presidente dell’Earth institute della Columbia University / Getty

Che ruolo deve assumere l’Europa in questo momento storico? Il suo ruolo principale è di essere leader. La chiave per un’Europa forte è condurre l’azione, in modo unitario, e la chiave per un’Europa forte è fare in modo che l’Italia abbia un ruolo decisivo e costruttivo. Abbiamo bisogno che la Germania, la Francia ma soprattutto l’Italia lavorino, congiuntamente, per un’azione per il clima da subito. Lo sapete che in Italia la produzione di olive è calata del 57 per cento per via del riscaldamento globale nell’ultimo anno? Questo è un danno per l’Italia ma ha ripercussioni globali: tutti amiamo l’olio d’oliva.

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