Il Kenya vive una forte siccità dopo le piogge quasi assenti della primavera. L’agricoltura è in ginocchio e in 23 regioni del paese mangiare regolarmente è diventato un lusso.
Oltre due milioni di persone in Kenya soffrono la fame a causa della siccità che sta interessando il nord-est del paese. Le piogge negli ultimi mesi sono state saltuarie, le previsioni per l’autunno lasciano intendere che questo trend proseguirà e il settore agricolo, già in ginocchio, proseguirà nel suo declino. A soffrire oggi sono tanto i contadini delle campagne, con i raccolti molto scarsi, quanto i consumatori urbani, con i prezzi alimentari in crescita. Una situazione economico-sociale difficile, che si aggiunge alle pesanti conseguenze del Covid-19 e ai danni già portati a inizio anno dall’invasione delle locuste.
L’agricoltura kenyana in ginocchio
Secondo la National drought management authority (Ndma), sono 23 le regioni del Kenya dove la popolazione da qui a sei mesi si troverà in una condizione di bisogno urgente di sostegno alimentare. La causa sta nella forte siccità che ha interessato il paese in primavera, con precipitazione inferiori al 25 per cento della media del periodo. E le previsioni per la nuova stagione delle piogge, quella tra ottobre e dicembre, sono poco rassicuranti.
La produzione agricola si trova in enorme difficoltà, con la produzione di mais che potrebbe calare del 50 per cento e quella di altri ortaggi come il pomodoro che ne uscirà decimata. La scarsità di acqua sta riducendo di molto la superficie coltivata, in altri casi il raccolto è molto più risicato rispetto alla media a causa dei problemi di irrigazione. Nelle aree costiere di Tana River diverse scuole sono state chiuse a causa dell’assenza di acqua e del conseguente non funzionamento dell’impianto fognario.
Questa situazione è un problema non da poco in un paese dove l’agricoltura conta per circa il 33 per cento del Pil e che già si trovava in difficoltà nelle campagne. La pandemia e le restrizioni che si è portata dietro negli ultimi mesi hanno limitato il movimento della forza lavoro dalle città ai campi, con il risultato che vaste porzioni di terra sono rimaste incolte a causa dell’assenza di manodopera. Nell’ultimo anno poi il Kenya ha dovuto fare i conti con la distruzione portata dalle locuste, che hanno distrutto i raccolti e messo in ginocchio migliaia di famiglie. Un altro problema riguarda poi i conflitti, con comunità che continuano a combattere tra di loro per accedere alla terra e alle poche risorse disponibili, con pesanti conseguenze sull’economia locale.
Un disastro nazionale
Il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha dichiarato che la siccità in corso nel paese è un “disastro nazionale”. I produttori locali hanno visto precipitare le loro entrate, il resto della popolazione subisce l’impennata dei prezzi dei generi alimentari a causa della riduzione della loro offerta. Per molti mangiare sta diventando un lusso, decine di persone sono rimaste intossicate nelle aree più desertiche per aver mangiate radici e piante velenose a causa dell’impossibilità di accedere ad alimenti.
Il ministero dell’Agricoltura si sta rimboccando le maniche per realizzare nuove infrastrutture che possano dare una boccata di ossigeno ai contadini e agli allevatori del paese. Per il momento sono stati approvati quattro progetti negli stati di Embu, Tana River, Machakos e Makueni con cui far fronte alla siccità attraverso l’irrigazione e la produzione di foraggio. Il volano economico può essere importante, ma perché parta il tutto servono132 milioni di dollari di investimento iniziale per cui si stanno cercando donatori. E più in generale, la Fao ha dichiarato che il Kenya avrebbe bisogno di oltre 85 miliardi di euro per far fronte agli effetti della siccità sulla popolazione.
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