La ministra Federica Guidi si è dimessa. Basta favori ai petrolieri

La ministra Federica Guidi si è dimessa, travolta da un’intercettazione in cui, parlando con il suo compagno Gianluca Gemelli, gli garantiva il via libera a un emendamento alla legge di Stabilità che favoriva gli interessi privati suoi e dei suoi amici petrolieri.

Che al vecchio ministero dell’Industria, diventato poi dello Sviluppo economico, le vecchie lobby del petrolio avessero infiltrato qua e là i loro lobbysti, si sapeva. Una prova conclamata fu l’immissione, nel 1992, della parolina “e assimilate” nello schema degli incentivi alle rinnovabili (Cip6), che dragò miliardi prima di lire poi di euro verso le raffinerie, invece che verso gli impianti solari ed eolici.

 

Pazienza. Era vent’anni fa. Per questo, il fatto che oggi, che tira così forte l’aria del 2020, degli ambiziosissimi obiettivi europei per le rinnovabili, dell’Accordo di Parigi, addirittura al vertice di quel ministero ci fosse una persona così prona ai desiderata dei petrolieri, sorprende. Dispiace. Sconforta.

 

Non sorprende, non dispiace e conforta il fatto che la ministra Guidi sia stata costretta a dimettersi per l’intercettazione con il suo compagno a cui aveva promesso: “Domani passa l’emendamento”.

 

La ministra Guidi scrive a Renzi: mi dimetto. La telefonata al compagno indagato: “L’emendamento passerà”

La ministra era stata intercettata mentre, al telefono con il suo compagno, si impegnava a garantire un emendamento alla legge di Stabilità favorevole agli interessi economici privati del suo compagno, nel campo delle estrazioni petrolifere. L’intercettazione tra l’altro tirerebbe in ballo anche la ministra Maria Elena Boschi: “Anche Maria Elena è d’accordo”.

 

Il ciclone di polemiche ha però costretto stasera Guidi a scrivere a Matteo Renzi per dimettersi dal suo incarico nel governo.

 

La trascrizione della telefonata negli atti dell’inchiesta della magistratura di Potenza sullo smaltimento dei rifiuti legati alle estrazioni petrolifere è stata fatale.

 

Estrazioni del petrolio: la ministra Guidi pilotava il governo per aiutare il fidanzato

Tutto era partito da un’inchiesta della procura di Potenza sulla gestione dei rifiuti nel centro Eni. L’inchiesta ha generato un filone sull’impianto di Tempa Rossa nella Val d’Agri. In questo filone è indagato Gemelli, accusato di traffico di influenze illecite proprio per i suoi rapporti con il ministro.

 

L’imprenditore era assai interessato a che si sbloccasse un’operazione gestita dalla Total, perché, secondo l’accusa, le sue aziende avrebbero guadagnato circa due milioni e mezzo di subappalti. E di questo parla al telefono con la compagna, ministra, che il 13 dicembre al telefono lo rassicurava:

 

“Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche Maria Elena… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte… Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa… eh… dall’altra parte si muove tutto!”.

Non essendoci riuscita con lo ‘Sblocca Italia’, la ministra ci riesce con la Legge di Stabilità

Dalle indagini fatte poi dalla squadra mobile della Polizia di Potenza che hanno svolto le indagini è emerso che l’emendamento era stato inserito nel maxiemendamento alla Legge di stabilità del 2015, modificato dal Senato il 20 dicembre, con il quale si dava il via al progetto Tempa Rossa e ai lavori per il centro oli della Total a Corleto Perticara (Potenza), nei quali Gemelli stesso aveva interesse essendo alla guida di due società del settore petrolifero. L’imprenditore chiedeva alla sua compagna (ministra) se la cosa riguardasse pure “gli amici della Total, clienti di Tecnimont” e Guidi rispondeva: “Eh certo, capito?.. certo, te l’ho detto per quello!”.

 

Il giudice per le indagini preliminari, commentando le intercettazioni sull’emendamento ritirato, precisa: “Non essendo stato possibile farlo passare nel testo del decreto ‘Sblocca Italia’ il Governo (per iniziativa del ministro Guidi con l’intesa del ministro Boschi, lo aveva sostanzialmente riproposto nel testo del disegno della legge di Stabilità (‘Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità’), finendo con l’essere, unitamente alla legge di Stabilità, approvato a fine dicembre 2014. Il nuovo tentativo di inserimento, infatti, aveva esito positivo”.

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