I delfini del golfo di Taranto minacciati dall’esplorazione petrolifera

Il governo ha concesso l’autorizzazione per la ricerca di idrocarburi tramite air gun nel golfo di Taranto. Lanciata una petizione per ricorrere al Tar e proteggere i cetacei.

Il golfo di Taranto, bagnato dal mar Ionio settentrionale, è popolato da un numero sorprendente di cetacei che trovano un habitat ideale in questo bacino costiero. Le sue acque sono solcate regolarmente da otto specie, il tursiope (Tursiops truncatus), la stenella striata (Stenella coeruleoalba), il delfino comune (Delphinus delphis), la balenottera comune (Balaenoptera physalus), il capodoglio (Physeter catodon), lo zifio (Ziphius cavirostris), il globicefalo (Globicephala melas) e il grampo (Grampus griseus). Occasionalmente sono state osservate anche altre specie, come la balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata), l’orca (Orcinus orca), la pseudorca (Pseudorca crassidens), lo steno (Steno bredanensis) e la focena (Phocena phocena). Questa strabiliante ricchezza faunistica è minacciata dalla flotta di navi della Schlumberger, la più grande società per servizi petroliferi al mondo, che si appresta ad effettuare una ricerca di idrocarburi nel golfo di Taranto.

Stenelle maculate che nuotano
Il golfo di Taranto rappresenta una vera e propria riserva di biodiversità nel Mediterraneo grazie ai suoi profondi canyon sottomarini che attirano specie pelagiche e alla ricchezza di krill presente (Photo by Reinhard Dirscherl/ullstein bild via Getty Images)

In pericolo i cetacei del Golfo di Taranto

L’esplorazione petrolifera, che avverrà a sole tredici miglia dalle coste pugliesi, è stata approvata dal governo italiano che ha riconosciuto la “compatibilità ambientale” del progetto. La pensano diversamente i ricercatori della Jonian Dolphin Conservation, un’associazione di ricerca scientifica finalizzata allo studio dei cetacei del golfo di Taranto, secondo i quali la ricerca ed eventuale estrazione di idrocarburi rappresenta una seria minaccia per la sopravvivenza dei mammiferi marini.

Cosa sono gli air gun

La ricerca iniziale sarà effettuata con i cosiddetti air gun, questa tecnica di ispezione dei fondali marini prevede l’utilizzo di cannoni che sparano bolle d’aria compressa a intervalli regolari che generano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. L’air gun è considerato una fonte di rumore ad elevata potenza in grado di provocare gravi danni fisici alle strutture dell’apparato uditivo e provocare effetti temporanei, permanenti o addirittura letali in alcune specie particolarmente sensibili.

Air gun per l'esplorazione petrolifera
L’air gun è una sorgente pneumatica di onde acustiche che genera onde a bassa frequenza grazie alla creazione di bolle d’aria compressa nell’acqua. Il rapido rilascio di aria compressa dalla camera dell’air gun produce una bolla d’aria che si propaga nell’acqua. L’espansione e l’oscillazione di questa bolla d’aria genera un impulso con un picco, di grande ampiezza che è utile per l’indagine sismica

Come gli air gun minacciano i cetacei

Particolarmente sensibili sono proprio i mammiferi marini, questi straordinari animali infatti comunicano, si orientano e cacciano grazie al suono. Il suono generato dagli air gun può avere vari effetti negativi sui cetacei, a seconda dell’intensità. Potrebbe indurli ad allontanarsi dall’area esposta al rumore, potrebbe procurare disagio o stress fino ad arrivare a effettivi danni all’apparato uditivo. “L’esposizione a rumori molto forti, come le esplosioni a breve distanza, può produrre danni fisici permanenti ad altri organi oltre a quelli uditivi e può in alcuni casi portare al decesso del soggetto colpito – si legge in uno studio della Jonian Dolphin Conservation. – La continua esposizione a rumori di basso livello può avere ripercussioni sul comportamento e sul benessere psicofisico dei mammiferi marini provocando un impatto a lungo termine sulle popolazioni”.

I danni all’economia

Oltre che per la fauna marina la ricerca petrolifera rischia di danneggiare seriamente anche l’economia locale, dalla pesca al turismo. Proprio i cetacei rappresentano una risorsa turistica preziosa grazie alle attività di dolphin watching.

Balenottera comune (Balaenoptera physalus) in immersione
Il mar Ionio Settentrionale è di fondamentale importanza come punto di transito e come ambiente preferenziale per numerose specie di cetacei, come la balenottera comune (Balaenoptera physalus) (Photo by Reinhard Dirscherl/ullstein bild via Getty Images)

La petizione per proteggere i cetacei

Per opporsi a questo crimine contro natura l’associazione ambientalista Marevivo e la Jonian Dolphin Conservation hanno lanciato una petizione on line. L’obiettivo della petizione è di chiedere al presidente della regione Puglia Michele Emiliano e a tutti i sindaci coinvolti di ricorrere al Tar contro il decreto di valutazione di impatto ambientale concesso alla Schlumberger, chiedendo inoltre al presidente del consiglio Matteo Renzi di attuare una politica energetica più sostenibile, non più basata sui combustibili fossili.

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