Le crudeltà dietro la pellicola: mai più delfini al cinema

La storia del cinema è piena di film con delfini loro malgrado protagonisti. Ora il cinema può però essere uno strumento per raccontare le sofferenze dei cetacei.

Il divieto di catturare i delfini per rinchiuderli nei delfinari, deciso in occasione dell’undicesima Conferenza delle parti organizzata dalla Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici degli animali selvatici (Cms), potrebbe implicare un’ulteriore conseguenza: i delfini non saranno più sfruttati neppure come “attori” nei film.

 

Nel cinema vengono infatti impiegati i delfini “ammaestrati” dei delfinari, addestrati spesso tramite sistemi coercitivi come la riduzione o addirittura l’eliminazione delle razioni di cibo in modo che obbediscano ai comandi pur di avere cibo come premio. Queste condizioni di vita, unite all’angosciante agonia che deve provare un animale nato per l’oceano rinchiuso in una vasca, non di rado inducono i delfini a lasciarsi morire piuttosto che continuare a vivere così.

 

Proprio questo è stato il destino di Kathy, il delfino che interpretava Flipper nella celebre serie tv americana degli anni Sessanta, si è inabissata e ha smesso di respirare. Dopo questo “suicidio” Richard O’ Barry, l’addestratore di Kathy, ha deciso di ritirarsi e di dedicare il resto della vita a proteggere questi intelligenti mammiferi. Dalla sua storia di redenzione è nato il documentario “The Cove”, diretto da Louie Psihoyos, vincitore del Premio Oscar come miglior documentario nel 2010. Il film racconta come vengono catturati i cetacei e svela tutta la brutalità che si cela dietro la patina buonista dei delfinari.

 

È lunga la lista di film che hanno utilizzato delfini come protagonisti: “Flipper il mio amico delfino”, del 1963, “Flipper contro i pirati”, del 1964, “Il giorno del delfino”, del 1973, “Flipper”, del 1996 e “Un delfino per amico” del 2006. L’industria dell’intrattenimento cinematografico ha sempre sfruttato il fascino che i delfini esercitano sugli uomini, specie sui bambini, ai danni dei cetacei.

 

Qualcosa però sta cambiando e il cinema stesso può diventare veicolo per diffondere la verità sulla sofferenza che sono costretti a vivere questi animali. I delfini sono la quintessenza della libertà, il loro corpo aerodinamico è fatto per nuotare nell’oceano, per cacciare e per giocare, non per vivere imprigionati. Raccontare i soprusi di cui sono vittime è il primo passo per garantire un futuro migliore ai delfini.

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