Venezia, il film su Van Gogh vince il Green Drop Award

At eternity’s gate ha vinto la settima edizione del Green Drop Award, il premio per il miglior film ecologista in gara alla Mostra del Cinema di Venezia

At eternity’s gate: è stata la pellicola che racconta gli ultimi anni di Vincent Van Gogh ad aggiudicarsi il Green Drop Award 2018, premio collaterale assegnato da ormai sette anni al miglior film ecologista tra quelli in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e promosso dall’associazione Green Cross Italia Ong. La preziosa goccia in vetro di Murano soffiata dal maestro Simone Cenedese è stata consegnata il 7 settembre al Lido di Venezia, negli spazi della Fondazione Ente dello Spettacolo.

Il compito non facile di valutare i film in concorso e di scegliere il vincitore è stato assolto da una giuria presieduta dall’attore Paolo Conticini, affiancato da Nevina Satta, direttrice della Fondazione Sardegna Film Commission e dal giornalista Marco Fratoddi, direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro di Torino.

Green drop award
Paolo Conticini, presidente della giuria del Green Drop Award a Venezia

At eternity’s gate, il film

La pellicola del regista Julian Schnabel ha colpito la giuria per la sua bellezza e la sua grazia. E naturalmente per l’interpretazione del suo protagonista, Willem Dafoe, che ha portato sul grande schermo gli ultimi, tormentati anni del pittore olandese Vincent Van Gogh.

“In questo momento la natura è a rischio e l’umanità è in pericolo. È necessario e di vitale importanza salvaguardarla. È questa la questione più essenziale che tutti stiamo affrontando nel mondo”, dichiara il pluripremiato cineasta statunitense. “Siamo profondamente onorati che la nostra opera sia considerata un contributo per fare luce su questo tema e per accendere la consapevolezza delle persone. Vi ringrazio a nome dei miei figli e di tutti i nostri figli per il vostro lavoro. Come dice Vincent Van Gogh nel nostro film ‘Dio è natura e la natura è bellezza’”.

Green Drop Award: una goccia d’acqua per la Terra, con la Terra

Come da tradizione, la goccia ha accolto al suo interno un campione di terra, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico a comportamenti eco-sostenibili attraverso il cinema. Nel corso degli ultimi sette anni, la terra racchiusa nella goccia è stata un’occasione per riflettere su diversi temi. Nel 2012, anno del ventennale della Conferenza sul clima di Rio de Janeiro, il trofeo era composto in parte dalla terra del Brasile; nel 2013 da quella dell’Egitto, scosso da un colpo di stato; nel 2014 da quella dell’Antartide, luogo simbolo del riscaldamento globale; nel 2015 è stata utilizzata la terra del Senegal, paese al centro dei progetti di Green Cross.

In occasione dell’enciclica Laudato si’, nel 2016 la terra all’interno della goccia era quella di Assisi, paese natale di San Francesco, mentre nel 2017 si è voluto riflettere sul concetto di estinzione con un campione di terra risalente a 66 milioni di anni fa, epoca a cavallo fra l’Era mesozoica e l’Era cenozoica, corrispondente al periodo dell’estinzione dei dinosauri.

Per il Green Drop Award di quest’anno si è dunque scelto di utilizzare la terra del vulcano islandese Laki, raccolta in collaborazione con La Settimana del Pianeta Terra e certificata dall’Università di Urbino. La sua eruzione, che avvenne nel 1784, causò morti, carestie, inverni rigidi, estati torride e inondazioni.

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Immagine del vulcano islandese Laki, la cui terra è stata utilizzata per il trofeo Green Drop di quest’anno.

“Secondo storici e scienziati, il mutamento climatico e la povertà che ne seguì, causati da questo evento geologico, sarebbero stati tra i fattori che accelerarono lo scoppio della Rivoluzione francese“, racconta il direttore del Green Drop Award Marco Gisotti . “A dimostrazione del fatto che le vicende umane sono strettamente connesse agli equilibri ecologici e ambientali”.

Tra le motivazioni della giuria, che ha assegnato il premio a At eternity’s gate, la storia del vulcano Laki, celebrata col trofeo 2018, rappresenta anche “quella dell’uomo e dell’artista che, per dirla con le parole dello storico dell’arte Ernest Gombrich, ‘fu il primo a scoprire la bellezza delle stoppie, delle siepi e dei campi di grano, dei rami nodosi degli ulivi e delle sagome scure e guizzanti dei cipressi’, e con essa quella degli artisti che lo hanno celebrato attraverso questo film”.

 

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