Il capoluogo marchigiano ha vinto puntando su un futuro sostenibile. Ma ha già un presente solido, fatto di arte, commistione di culture e natura.
Le strade più poetiche d’Italia sono a dir poco sbalorditive. Il nostro Paese offre itinerari sbalorditivi per bellezza paesaggistica, significato culturale, divertimento di guida. LifeGate ne ha selezionati alcuni, per percorrere nuove strade divertenti e suggestive, più ricche di immagini indimenticabili e sensazioni da conservare e raccontare. 1. I cipressi di Giosuè Carducci Un lungo viale
Le strade più poetiche d’Italia sono a dir poco sbalorditive. Il nostro Paese offre itinerari sbalorditivi per bellezza paesaggistica, significato culturale, divertimento di guida. LifeGate ne ha selezionati alcuni, per percorrere nuove strade divertenti e suggestive, più ricche di immagini indimenticabili e sensazioni da conservare e raccontare.
1.
I cipressi di Giosuè Carducci
Un lungo viale bordato di cipressi porta il viaggiatore dalla
strada statale su su verso la collina, dove c’è un piccolo
borgo medievale racchiuso nelle mura del suo castello: Bolgheri.
Celebre per la poesia di Giosuè Carducci dal titolo “Davanti
a San Guido” dove parla con i cipressi, “che a Bólgheri alti
e schietti / Van da San Guido in duplice filar / Quasi in corsa
giganti giovinetti”, che lo accolgono ormai adulto nella terra
della sua infanzia. Oltre ai luoghi carducciani, questa zona della
Toscana è impagabile per il mare limpido, per le opere
d’arte che vengono da lontano nel tempo, gli splendidi vini, i cibi
sani e caserecci, le oasi del Wwf e le aree naturalistiche protette
tutt’intorno. Dopo gli interventi agronomici che hanno scongiurato
il pericolo mortale per le piante (cancro corticale), a febbraio di
quest’anno è anche partito un “lifting” dei cespugli
tutt’intorno e degli alberi per ringiovanire il viale.
2.
L’ottovolante delle Dolomiti
C’è un modo di guidare più stimolante di quello
che le montagne suggeriscono? E ci sono in Italia montagne
più belle delle Dolomiti? Strade ben tenute, paesaggi
vertiginosi, colori inaspettati e buona cucina, si trova tutto tra
le provincie di Bolzano e Belluno, tra la Val Gardena e Cortina
d’Ampezzo. Un itinerario tra i più belli non solo d’Italia,
ma d’Europa. La strada fu finanziata dal governo austroungarico nel
1897 con un’apposita legge che stanziava l’enorme somma necessaria.
Due milioni di corone furono spesi solo per i tratti del Passo
Pordoi (tre anni di lavori, dal 1904 al 1907) e del Falzarego. Il
paesaggio nel 2009 è stato insignito del titolo di
‘Patrimonio mondiale Unesco’. Evitando agosto, con le code di
camper e i guidatori della domenica, meglio provare
quest’ottovolante emozionale d’autunno, quando piano piano le
strade si svuotano e le montagne s’accendono di tinte impensabili,
rosse quasi come foglie. Con magari, in sottofondo, ‘Ask the
Mountains’ di Vangelis.
3.
Le strade del vino
Langhe, Roero e Monferrato sono luoghi di struggente bellezza che
la natura ha eletto custodi di alcuni tra i vitigni più
prestigiosi al mondo: Barolo e Barbaresco, Moscato e Arneis,
Dolcetto e Barbera. Terre che donano ai cultori del vino gemme
preziose ma che sanno offrire a chiunque lo spettacolo di panorami
con pochi paragoni al mondo.
4.
A cavallo dei confini… tra regioni, arte e
natura
Nel triangolo che idealmente unisce Rimini, Sansepolcro e
Urbino è racchiusa la quintessenza della nostra
italianità: dal mare solatìo alle città
d’arte, dalle cittadelle medievali alle piccole rocche, dalla
natura vergine del Montefeltro alle golosità toscane,
marchigiane e romagnole. E la strada che collega tutti questi punti
d’eccellenza è un vero piacere sia per chi guida che per chi
si gode i panorami, saltellando più volte al di qua e al di
là dei confini di tre regioni e di uno stato, San Marino.
Saliscendi, bastioni a picco su vallate, curve morbide che
s’alternano a pendenze che costringono a continue scalate di
marcia, la discesa verso Sansepolcro dove visse Piero della
Francesca (l’inventore della prospettiva, nella pittura italiana) e
l’emozionante salita alla Bocca Trabaria, coi suoi serrati tornanti
e brevi allunghi. La meta è Urbino, epicentro dell’arte nel
Quattrocento.
5.
Nel cuore fumante della Toscana
C’è una strada che fende tutta la Toscana, alternativa
alle grandi direttrici, che nel suo percorso si snoda tra molti
paesaggi differenti nelle due ore richieste. Se poi si decide di
proseguire verso Lucca e la Garfagnana, ai colori dello zafferano,
dell’oro e del bianco calce s’aggiungono i colori verde scuro della
fertile regione agricola e dei boschi. Ma i tratti più
surreali sono quelli che attraversano le zone boracifere, dove i
getti caldi della terra esplodono in superficie con nubi di vapore.
E’ l’area geotermica toscana, che custodisce tanta energia pulita
da poter saziare l’intero fabbisogno italiano, e oltre. La si
percorre lambendo dune bianche, paesaggi lunari e industriali,
desolati all’apparenza ma che serbano energie infinite, su questo
nastro d’asfalto a due sole carreggiate che dà l’impressione
di un ponte spaziale. Da percorrere su un mezzo affidabile, sicuro,
e con buone borracce di rinfrescante e dissetante acqua.
6.
Il
massiccio custode dell’infinito
“Aver avuto all’orizzonte, in ogni stagione e tanto a lungo,
la distesa montuosità del Gran Sasso, è stato un
privilegio che sempre rimpiango”. Così annotava la
scrittrice aquilana Laudòmia Buonanni, premio Viareggio del
1960. Un rapporto familiare, quello col Gigante, proprio di tutti
gli abitanti della regione: il massiccio li ha sempre sorvegliati,
interagendo con le popolazioni, la cultura, i commerci, la
ricchezza agropastorale. E anche quando L’Aquila, nell’aprile 2009,
è stata squassata quasi a morte, il monte è rimasto,
perseverante, a vegliare. Lo spettacolo migliore al Campo
Imperatore, come in tutto il comprensorio del Parco, è dato
ovviamente dalla natura protetta del Parco Nazionale del Gran Sasso
e Monti della Laga. Ma ricordiamo anche qualche costruzione
dell’uomo: l’albergo che nel 1943 fu luogo di prigionia per
Mussolini; il Giardino Botanico Alpino che preserva la flora nobile
e in via d’estinzione; la piccola chiesa della Madonna delle Nevi,
la più alta d’Europa, riconsacrata nel ’93 da papa Wojtyla.
Se gli aquilani, oggi come ieri, continuano ad ammirare tanto il
Gran Sasso, è anche perché salire anche solo con lo
sguardo “a j’infinitu” (come dice una vecchia canzone aquilana)
dà sollievo e conforto.
7.
L’anello intorno al vulcano nero
Nero come il carbone, l’inferno e la lava, il paesaggio in cui
ci si ritrova dopo pochi chilometri salendo verso la cima dell’Etna
ci racconta colate di antico fuoco che interrompono la bellezza
virente della natura con la furia nera delle viscere della terra.
La strada è bella, la vista è a a tratti magnifica,
ma il paesaggio può diventare tutt’a un tratto inquietante,
dall’azzurra Taormina alle nere falde del vulcano e al bianco di
Mareneve.
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