Tagliare i sussidi alle fonti fossili è possibile. Serve la volontà della politica

18,8 miliardi di euro: sono i soldi che l’Italia ha destinato alle fonti fossili solo nel 2017. Lo rivela il dossier di Legambiente.

Il valore complessivo dei sussidi erogati in Italia a sostegno delle fonti fossili nel 2017 è stato di 18,8 miliardi di euro. Sussidi alle trivellazioni, Cip6 alle fonti assimilate, esenzioni per imprese energivore, finanziamenti pubblici, contributi a impianti e centrali, incentivi alla gassificazione da fossili, ma anche i mancati introiti per le casse dello Stato: è questo, tra finanziamenti diretti e indiretti, riduzioni di accise, esenzioni e deducibilità dall’imponibile, il “buco nero” dell’energia sporca, che oltre a farci andare nella direzione opposta a quella della lotta ai cambiamenti climatici, sottrae risorse che dovrebbero essere destinate alle rinnovabili e alla conversione ecologica del nostro Paese.

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Trivelle viste dalla spiaggia
Il valore complessivo dei sussidi erogati in Italia a sostegno delle fonti fossili nel 2017 è stato di 18,8 miliardi di euro © Quino Al/Unsplash

Il dossier Stop sussidi alle fonti fossili

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), il valore complessivo dei sussidi alle fonti fossili nel 2017 è stato di almeno 300 miliardi di dollari, 30 milioni in più rispetto al 2016. Il 45 per cento del totale è andato a sostegno del petrolio, quasi 137 miliardi di dollari; il 23 per cento al gas, circa 57 miliardi di dollari; 2 miliardi di euro al carbone. Sono anni che poniamo alla politica il tema della cancellazione dei sussidi al settore del petrolio e del gas e siamo tornati a farlo presentando alcuni giorni fa a Ravenna il sesto dossier nazionale sull’argomento.

L’obiettivo è ribadire l’assurdo paradosso per cui le fonti inquinanti e responsabili dell’effetto serra continuano a beneficiare di ingenti sostegni, e sottolineare come esistano tutte le condizioni per accorciare i tempi dell’uscita dalle fonti fossili e contenere l’innalzamento della temperatura del pianeta entro 1,5 gradi centigradi, ora che le fonti rinnovabili sono pienamente competitive per tanti usi. La cancellazione dei sussidi alle fossili è stata uno dei cavalli di battaglia dell’ultima campagna elettorale, ma nel Piano energia e clima non è previsto nessun impegno e il tema è trattato solo marginalmente.

Le proposte di Legambiente

Per ora, il governo si è accontentato di aumentare i canoni di concessione per prospezione, ricerca ed estrazione di gas e petrolio. Legambiente chiede l’aggiornamento del catalogo dei sussidi e l’inserimento della road map per la cancellazione entro il 2025 dei sussidi alle fonti fossili nel Piano energia e clima. Oltre 14,3 miliardi di euro all’anno di sussidi alle fonti fossili sono eliminabili in parte subito e del tutto entro il 2025, mentre 4,5 miliardi di euro possono essere rimodulati, nello stesso settore o in altri, in modo da spingere l’innovazione e ridurre le emissioni. È una questione di volontà politica e se non lo si fa è perché evidentemente si vuole continuare a proteggere una rendita di cui beneficiano alcune imprese.

È inaccettabile continuare a trasferire ogni anno miliardi di euro a sostegno di petrolio, gas e carbone quando il mondo intero, Italia compresa, soffre già le pesantissime conseguenze del riscaldamento globale. Occorre incrementare i fondi necessari al funzionamento del Servizio sanitario nazionale, per l’università e la scuola, per i pendolari attraverso il fondo trasporti, per la messa in sicurezza e l’adattamento dei territori ai cambiamenti climatici.

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Riducendo i sussidi agli autotrasportatori e vincolando le risorse all’acquisto di mezzi più efficienti, premiando le imprese che scelgono l’integrazione modale con ferro e navi, eliminando nelle isole minori i privilegi di cui godono vecchie centrali diesel e spostando la produzione verso solare, eolico, biometano e idroelettrico; cancellando le esenzioni dal pagamento delle accise di cui beneficiano le auto diesel e i voli di linea. Il dossier di Legambiente elenca un incredibile numero di sussidi e indica come intervenire per ridurli o cancellarli e orientare le risorse in modo da premiare l’innovazione. Sono particolarmente rilevanti i sussidi alle trivellazioni.

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È inaccettabile continuare a trasferire ogni anno miliardi di euro a sostegno di petrolio, gas e carbone quando il mondo intero, Italia compresa, soffre già le pesantissime conseguenze del riscaldamento globale: bisogna spostare la produzione verso solare, eolico, biometano e idroelettrico, fonti che sono ormai pienamente competitive per tanti usi © Photo by Karsten Würth/Unsplash

Perché le royalties rappresentano una criticità

Una delle maggiori criticità riguarda le royalties, che sono del 10 per cento per le estrazioni in terra ferma e del 7 per cento per quelle in mare. Per avere un’idea, in Norvegia le royalties sono in media del 78 per cento, nel Regno Unito oscillano tra il 68 e l’82 per cento, in Danimarca il sistema non esiste più e il prelievo fiscale tocca il 77 per cento. Anche nei paesi a bassa produzione simili all’Italia, come Irlanda e Francia, le tasse pagate dalle società per produrre gas e petrolio arrivano fino al 50 per cento. Legambiente propone di adeguare le nostre royalties almeno al 30 per cento: invece di 117,5 milioni ci troveremmo con un gettito da 414 milioni di euro. Sono addirittura gratuite, cioè esentate dal pagamento di qualsiasi aliquota, le produzioni in regime di permesso di ricerca. In pratica, stando ai dati del Mise, parliamo per il 2017 di 434.580 tonnellate di petrolio estratte (10,5 per cento del totale) e di 2.202 milioni di Smc pari al 38,9 per cento del totale.

Questo si traduce in circa 58 milioni di euro di mancati introiti per lo Stato, di cui circa 36,4 milioni euro da parte di Eni e 4 milioni circa da Edison. I canoni sono appena stati aumentati, nel decreto Semplificazioni, di 25 volte, ma le cifre rimangono ridicole. Senza contare i finanziamenti pubblici a progetti internazionali, le esenzioni e le riduzioni per l’utilizzo di combustibili fossili in diversi settori, gli extracosti per le isole minori, i 6.981,96 milioni di euro che il settore oil&gas riceve direttamente e indirettamente sotto forma di sconti ed esenzioni.

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È solo una questione di volontà politica

Particolarmente assurde le esenzioni dalle accise di cui beneficia il trasporto aereo, per un ammontare di 1,5 miliardi di euro all’anno. Ci sono inoltre i contributi a impianti e centrali attraverso la componente PD della bolletta elettrica destinata alla copertura dei costi di dispacciamento, cioè l’insieme di servizi che garantiscono l’equilibrio tra l’energia immessa nel sistema e quella prelevata. Insomma, è urgente inserire la road map per la cancellazione dei sussidi alle fonti fossili entro il 2025 nel Piano energia e clima. È solo una questione di volontà politica. Non farlo significa che evidentemente si preferisce continuare a proteggere le rendite di cui beneficiano alcune imprese, piuttosto che difendere l’interesse dell’ambiente e dei cittadini.

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