Dall’autonomia fino a 1200 km all’attenzione per sicurezza e innovazione, il brand del gruppo Chery ripensa così l’efficienza dell’auto.
Non sempre bisogna inventarsi nuove soluzioni per migliorare la ciclabilità di una città. A volte basta semplicemente studiare bene cosa realizzano gli altri. E copiare. Si risparmia tempo e anche denaro, vedendo i risultati delle soluzioni già collaudate. Così Lubiana, capitale della Slovenia, ha deciso di guardare ad alcune esperienze europee per trasformarsi in pochi
Non sempre bisogna inventarsi nuove soluzioni per migliorare la ciclabilità di una città. A volte basta semplicemente studiare bene cosa realizzano gli altri. E copiare. Si risparmia tempo e anche denaro, vedendo i risultati delle soluzioni già collaudate. Così Lubiana, capitale della Slovenia, ha deciso di guardare ad alcune esperienze europee per trasformarsi in pochi anni in una capitale bike friendly. Un’azione che ha contribuito alla sua nomina a Capitale verde europea del 2016 nonostante la concorrenza tedesca (Essen), olandese (Nijmegen), norvegese (Oslo) e svedese (Umeà).
Lubiana aveva una tradizione legata al trasporto in bicicletta, via via persa con la fine della Yugoslavia e con l’indipendenza della Slovenia. L’automobile ha preso il sopravvento, passando da un 42 per cento di utilizzo rispetto agli altri mezzi di spostamento al 67 per cento, consumando spazio per strade, box e parcheggi a danno della mobilità dolce. Tra i provvedimenti principali abbiamo:
A queste azioni si unisce un piano per la mobilità che prevede di riequilibrare entro il 2020 gli spostamenti: per un terzo in bici o a piedi, un terzo con i mezzi pubblici e un terzo in automobile. Il bike sharing introdotto nel 2011 è parte di questa strategia a medio termine. Entro il 2015 invece l’ambizioso obiettivo è di aumentare del 40 per cento gli spostamenti casa-lavoro e del 50 quelli casa-scuola, un modo per abituare i bambini ad usare la bici non solo al parco la domenica ma come un mezzo di trasporto a tutti gli effetti.
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