Brasile, tre giudici votano contro il marco temporal per tutelare i diritti degli indigeni

Ora i giudici contrari al marco temporal, ovvero il processo di demarcazione per togliere le terre agli indigeni in Brasile, sono 4. Quelli a favore 2. Il 20 settembre si torna al voto.

  • Altri tre giudici brasiliani hanno espresso il loro voto nel processo che vede al centro il diritto degli indigeni Xokleng a vivere nelle proprie terre.
  • I voti contro il processo di demarcazione ora sono 4, 2 quelli a favore.
  • Il processo continuerà il 20 settembre 2023.

Se fosse una partita, ora sarebbe in vantaggio chi si oppone al marco temporal, ovvero contro la tesi che intende sottrarre ai popoli indigeni del Brasile la terra in cui vivono, per quattro giudici contro due. Metafore a parte, la notizia è riassumibile in poche righe: in Brasile, nei giorni scorsi, altri tre giudici della Corte suprema brasiliana hanno espresso il loro voto nello storico processo sul marco temporal, portando “in vantaggio” i giudici che si schierano a favore dei diritti delle popolazioni indigene.

La Costituzione brasiliana è stata tradotta nella lingua indigena nheengatu
Una protesta contro il marco temporal in Brasile © Ramon Vellasco/SOPA Images/LightRocket/ Getty Images

Che cos’è il marco temporal e chi ha votato finora

In cosa consiste la teoria del marco temporal e cosa è successo finora? Per i popoli indigeni e le associazioni che difendono i loro diritti, il marco temporal è un tentativo di sottrarre le terre indigene che si basa sul presupposto che i popoli indigeni che al 5 ottobre 1988 (giorno in cui fu promulgata la Costituzione) non abitavano fisicamente nelle loro terre ancestrali, non avrebbero alcun diritto di viverci, cioè come se avessero “occupato” terre demaniali o di privati. In realtà, il processo specifico valuta l’applicazione della tesi del marco temporal sui diritti territoriali degli Xokleng, ma ovviamente se fosse approvato poi verrebbe legittimato più in generale.

La prima votazione sul marco temporal risale al settembre 2021. In quell’occasione il giudice Edson Fachin si espresse contro la legge, mentre Kassio Nunes Marques, nominato dall’allora presidente del Brasile Jair Bolsonaro, votò a favore. Dobbiamo aspettare il 7 giugno 2023 per vedere una nuova votazione: questa volta arriva da Alexandre de Moraes, che si esprime contro la tesi legale marco temporal.

Si arriva così al 31 agosto, quando il giudice André Mendonça, nominato pure lui dall’ex presidente di estrema destra, interviene a favore del processo di demarcazione. Al suo voto fanno seguito quello del giudice Cristiano Zanin – nominato invece dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva – che si dice contrario e afferma che gli indigeni che non si trovavano nelle loro terre al momento della firma della Costituzione possono aver subito trasferimenti forzati, violenze e minacce. Nella stessa data, anche il giudice Luís Roberto Barroso esprime voto contrario e respinge l’idea di fornire un risarcimento ai proprietari abusivi delle terre indigene.

 

Ricapitolando, quindi, i voti sono 4 a 2: quattro giudici hanno votato contro il processo di demarcazione e in favore dei diritti indigeni, mentre due hanno votato in favore del marco temporal, quindi contro i popoli nativi.

Le votazioni riprendono il 20 settembre

I giudici che si devono esprimere sul processo sono undici e finora hanno votato in sei. Ne mancano cinque, che dovranno votare in questo ordine: Rosa Weber, Luiz Fux, Dias Toffoli, Carmen Lúcia e Gilmar Mendes. La prossima votazione sarà il 20 settembre, ma non c’è un calendario preciso: la Corte si riunisce solo di mercoledì e giovedì e ogni giudice potenzialmente può chiedere più tempo per decidere. In questo caso la seduta verrebbe sospesa. Quindi è ancora presto per dire quando il processo sulla demarcazione dei territori indigeni arriverà alla fine. La sospensione, inoltre, non sarebbe una cattiva notizia dal momento che Barroso, contrario al marco temporal, diventerà il nuovo presidente della Corte Suprema a partire dal mese di ottobre.

Intanto, però, in Parlamento continua il cammino del disegno di legge PL490 (che ora è diventato PL2903), che promuove la tesi del marco temporal. Secondo Survival, ong che difende i diritti degli indigeni nel mondo, l’approvazione della PL490 spianerebbe la strada alla riduzione o alla cancellazione di qualsiasi territorio indigeno del Brasile, che potrebbe così essere sostituito da miniere, pozzi petroliferi o altri progetti industriali. Ma se intanto la Corte Suprema dovesse bocciare la tesi in tribunale, la tesi del marco temporal sarebbe affossata anche in Parlamento e la PL490 non sarebbe legittima

Il destino di migliaia di indigeni, quindi, continua a essere in bilico.

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