Cooperazione internazionale

Migranti, cosa prevede l’accordo raggiunto dai governi europei

Dopo ore di trattative, i 28 paesi dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo. Che per molti aspetti appare vago. E dal quale c’è già chi si smarca.

Ci sono volute nove ore di negoziati per raggiungere, in piena notte, l’accordo sui migranti che i ventotto governi dell’Unione europea hanno siglato al termine di un summit organizzato a Bruxelles. L’annuncio dell’intesa è arrivato alle 4:30 di mattina da parte del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

L’obiettivo ufficiale dell’accordo è di proteggere meglio le frontiere continentali e rendere più stringenti le regole di accoglienza. Ma cosa cambierà realmente per i migranti in arrivo via mare e via terra? https://www.youtube.com/watch?v=nwiot_Eey0g

Il nuovo sistema di “hot spot” per “selezionare” i migranti

I governi europei hanno deciso di introdurre un sistema di centri (“hot spot”) sul suolo europeo, con l’obiettivo di tentare di gestire il flusso di persone in arrivo dalla Libia. L’Ue ha in questo senso confermato (qualora ce ne fosse bisogno) che i respingimenti in mare non possono essere effettuati: ogni imbarcazione in difficoltà deve e dovrà essere soccorsa https://www.lifegate.it/persone/news/tommaso-fabbri-medici-senza-frontiere.

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L’Unione europea ha raggiunto un accordo, il 29 giugno 2018, sulla questione dei migranti, i cui contorni appaiono tuttavia ancora piuttosto vaghi © David Ramos/Getty Images

Nei nuovi centri, si farà quindi una “selezione rapida dei migranti”: da una parte gli irregolari, che saranno espulsi, e dall’altra i legittimi richiedenti asilo, che saranno ripartiti “su base volontaria” tra i ventotto paesi membri. È proprio su questi “hot spot” che si è registrato lo scontro più duro tra le diplomazie. Il presidente della Francia Emmanuel Macron ha subito precisato che essi saranno creati “nelle nazioni di primo arrivo”. Precisando che il suo paese non fa parte del gruppo. Allo stesso modo, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz si è affrettato a smarcarsi: “Noi non siamo coinvolti”.

 

Le piattaforme regionali di sbarco: progetto dai contorni vaghi

Il Consiglio europeo ha quindi invitato “ad esaminare senza tardare l’idea di creare delle piattaforme regionali di sbarco, in stretta cooperazione con i paesi terzi, con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim)”. Il progetto è tuttavia ancora molto vago: pare che tali strutture possano sorgere anche in alcune nazioni dell’Africa settentrionale, ma è impossibile dire chi accetterà di introdurle. Il ministro degli Esteri del Marocco Nasser Bourita, ad esempio, ha già spiegato che il suo governo rifiuterà la proposta. Anche l’Albania e la Tunisia si sono dette non favorevoli. Mentre il portavoce dell’Oim Leonard Doyle ha affermato che “i centri dovranno essere situati in Europa”.

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Migranti al confine tra Austria e Germania © Johannes Simon/Getty Images

L’accordo prevede quindi un aumento degli aiuti concessi ai paesi del Nordafrica e alla Turchia affinché trattengano i migranti sui loro territori. E chiede agli stati membri dell’Ue di adoperarsi “con ogni misura” affinché non si producano spostamenti tra nazioni europee (chiamati “movimenti secondari”). Si continuerà quindi a lavorare ad una riforma della convenzione di Dublino, per una nuova distribuzione degli arrivi nel Vecchio Continente. “Finché l’accordo di Dublino non sarà rivisto, non ci sarà solidarietà interna”, ha affermato il primo ministro del Belgio Charles Michel.

Medici senza frontiere: “L’Italia propone un cambiamento fatto di vecchie politiche, ciniche e fallimentari”

Particolarmente dura, infine, la reazione di Claudia Lodesani, presidente di Medici senza frontiere Italia, secondo la quale “gli accordi per la ricollocazione dei rifugiati sono incompiuti, il sistema di soccorso in mare è ridotto ai minimi termini, i porti e i confini dell’Europa sono ormai praticamente sbarrati, le ong e il volontariato sono vittime di attacchi inauditi, basati su becere menzogne e irresponsabili strumentalizzazioni. Nella colpevole inazione dei governi e delle istituzioni europee, dal 2014 sono morte più di 16mila persone nel Mediterraneo, 200 nell’ultima settimana”. Quindi la dirigente si è rivolta al presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte “Se questa è davvero l’idea di Europa che il suo governo intende proporre, il cambiamento da lei spesso evocato assomiglia a vecchie politiche, ciniche e fallimentari”.

 

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