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Sono esposte alla Milano Design Week (17-22 aprile) le ultime scoperte di biodesign ottenute da Mit e Puma, per realizzare materiali in grado di aumentare le prestazioni atletiche grazie a batteri e microrganismi.
Scarpe sportive e indumenti che si adattano alla persona che le indossa e che ne migliorano le prestazioni atletiche, grazie alla presenza di microrganismi. Non è fantascienza, ma il risultato ottenuto dalla collaborazione tra Mit e Puma.
È dal giugno del 2017 che il Design Lab del celebre laboratorio americano Massachusetts Institute of Technology e l’iconico brand di sportswear tedesco si dedicano, infatti, a studi specifici nel campo del biodesign (la disciplina che utilizza materiali organici viventi, come alghe o batteri, per produrre nuovi materiali più sostenibili).
Una collaborazione proficua quella tra Mit e Puma, che ha già portato grandi novità, che promettono di rivoluzionare il concetto stesso di abbigliamento e calzature sportive, diventando preziosi alleati nel miglioramento delle performance atletiche. Per presentarle al pubblico Mit e Puma hanno scelto un’occasione ideale: la Milano Design Week, in corso nel capoluogo meneghino dal 17 al 22 aprile.
A ospitare questa speciale anteprima è il Materials Village: l’hub di Material ConneXion® Italia, dedicato a materiali, nuove tecnologie e sostenibilità, situato presso il Super Design Show, al Superstudio Più di via Tortona. Qui è presente anche la mostra-evento Smart City: Materials, Technology and People (17 aprile – 12 maggio), che affronta il tema della città del futuro, partendo dal punto di vista dei suoi abitanti, gli smart citizens.
In questi contesti è dunque possibile scoprire e vedere da vicino quattro esperimenti, realizzati grazie ai nuovi tessuti e materiali scoperti da Mit e Puma. Nello specifico vedremo la Breathing Shoe, una scarpa “biologicamente attiva” che mantiene fresco il piede, il Deep Learning Insole, un nuovissimo plantare “abitato” da microorganismi in grado di fornire informazioni utili per migliorare le prestazioni atletiche di chi lo indossa, Carbon Eaters, la t-shirt microbioattiva che si modifica a seconda della qualità dell’aria circostante e Adaptive Packaging, ovvero un materiale biologicamente programmato per produrre nuove tipologie di imballaggio biodegradabile. Prodotti e indumenti apparentemente futuristici, che testimoniano i progressi fatti nel campo del biodesign e della scienza dei materiali, per la gioia, in questo caso, di atleti e sportivi.
Il Mit (Massachusetts Institute of Technology) è una delle più celebri università al mondo nel campo delle materie tecnologiche (dall’ingegneria all’astronomia). Nata nel 1861 gode di grande reputazione a livello internazionale, soprattutto per la sua attività di ricerca e l’alta qualità dell’insegnamento. Dal 2017 collabora con Puma su progetti di biodesign.
Puma è una delle aziende leader mondiali nel campo dello sviluppo e commercializzazione di abbigliamento, calzature e accessori sportivi (in particolare legati al mondo del calcio, corsa, allenamento, golf e motorsports). Fondata da Rudolf Dassler nel 1948 a Herzogenaurach in Germania, dove ha ancora sede, dal 2007 fa parte del gruppo francese Kering. I suoi prodotti sono distribuiti in 120 Paesi e la società impiega oltre 11 mila persone a livello globale. Da oltre 65 anni Puma è impegnata nello sviluppo di prodotti che favoriscano la massima velocità per gli atleti e pubblica ogni anno un rapporto di sostenibilità.
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