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Monika Stasiak ha deciso di combattere i cambiamenti climatici, intraprendendo un’azione legale contro il governo polacco.
Guardare al futuro non è un’attività semplice, soprattutto quando si vive nel 2021 e in un mondo non molto distante dal collasso. Perché significa venire a patti con il fatto che, ora come ora, il nostro impegno nel cercare di cambiare le cose rispetto ai cambiamenti che il nostro pianeta sta subendo non è sufficiente e i prossimi anni non saranno altro che l’aumentare di fenomeni meteorologici intensi, lento esaurimento delle risorse, estinzione di interi ecosistemi e molto altro.
Quando si è madri, quella sensazione di incertezza è decisamente amplificata: l’immaginazione e i timori non si fermano agli anni che le aspettano, ma anche quelli che verranno vissuti dai propri figli. Monika Stasiak, una giovane imprenditrice polacca, lo sa bene quando pensa al futuro di suo figlio Tymek e l’unica cosa che riesce a provare è stress e paura.
Lei e suo marito hanno deciso diversi anni fa di abbandonare la città e avvicinarsi di più alla natura nella Polonia centrale. Hanno trovato il loro posto nel mondo, ma anche un duro confronto con la realtà di un paese che sembra cieco davanti alle conseguenze delle proprie azioni: la Polonia è difatti nota per essere uno dei paesi meno virtuosi in Europa, continuando a produrre gran parte della sua energia elettrica dal carbone e ospitando sul suo territorio una delle centrali più inquinanti al mondo, quella di Bełchatów, la cui emissione di diossido di carbonio all’anno è pari a quella della Slovacchia.
Nella comunità dove Monika vive, il fiume Pilica è un elemento fondamentale da cui trarre l’acqua necessaria per le coltivazioni e da cui passano i traghetti locali, ma negli ultimi anni il suo livello è diminuito non poco, generando numerosi problemi agli spostamenti e ai raccolti. A questo inoltre si aggiungono lunghi periodi di siccità, che, secondo gli scienziati, a causa dei cambiamenti climatici, aumenteranno sempre di più in durata e frequenza.
Davanti a questa situazione che colpisce anche l’attività del suo agriturismo, Monika Stasiak sa che quello che ora sembra arginabile, per suo figlio si trasformerà in qualcosa di molto più grande, come l’assenza di acqua e di conseguenza anche di sostentamento. Per questo motivo decide di non rimanere passiva e di combattere sia quella paura, sia il governo polacco che non sembra prendere consapevolezza del problema, intraprendendo un’azione legale, sostenuta da ClientEarth e i suoi avvocati.
E la voce di Stasiak non è l’unica: altri cinque casi sono stati recentemente portati davanti alle corti regionali. Tra le richieste avanzate al governo polacco, c’è quella di mantenere fede alle promesse fatte sul taglio delle emissioni, riducendole almeno del 60 per cento entro il 2030 e di raggiungere una neutralità climatica entro il 2043, ma anche quella di riconoscere che non tutelando correttamente il clima stanno violando anche i loro diritti individuali, non fornendo loro un ambiente sano in cui vivere.
Quello che aspetta lei e i suoi connazionali è un lungo lavoro dal basso, che si muove dalla terra che coltiva, dall’acqua che irriga i campi, dalle domande incuriosite di suo figlio che vede la terra cambiare e che un giorno prenderà in mano la battaglia di sua madre per far sì che il futuro smetta di farci così tanta paura.
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