La bontà è sostenibile, Mutti presenta il suo primo bilancio ambientale

Mutti presenta a Cibus il suo primo bilancio ambientale e annuncia un investimento iniziale di 1,5 milioni di euro nel periodo 2022-2024 in progetti di sostenibilità ambientale. Al suo fianco anche Wwf Italia, con un progetto di riqualificazione del Po.

Realizzare un prodotto di qualità premium, nel pieno rispetto della natura e in sintonia con tutta la filiera produttiva. È con quest’obiettivo che Mutti, azienda leader in Italia e in Europa nella lavorazione del pomodoro, costruisce, passo dopo passo, la sua storia, portando in tavola l’alimento chiave della cultura gastronomica italiana: quel pomodoro che quotidianamente accompagna la dieta mediterranea e, accompagnato alla pasta, rappresenta la più tradizionale delle nostre ricette.

Stabilimento Mutti
L’azienda agricola Fratelli Mutti fu fondata nel 1899 a Parma. Oggi è leader in Italia e Europa nella trasformazione del pomodoro © Ansa/Max Cavallari

Partito dalla provincia di Parma, nel cuore di quella food valley storicamente legata alla tradizione agricola, oggi Mutti è presente in 96 Paesi nel mondo, inclusi Usa e Australia. L’azienda emiliana è protagonista di una crescita sostenuta, che negli ultimi cinque anni ha visto raddoppiare i volumi di pomodoro lavorato.

Per noi ‘sostenibilità’ significa soprattutto rispetto per l’ambiente e impiego equilibrato delle sue risorse, nell’ottica di restituire alla Terra quello che ci mette a disposizione.

Francesco Mutti, amministratore delegato Mutti 

Punti fermi di questo percorso sono la scelta di utilizzare solo pomodoro di origine 100 per cento italiana e di affidarsi a una “filiera stretta”, cioè fatta di rapporti di lunga data con agricoltori fidelizzati secondo modalità certificate e sulla base di un rigoroso protocollo comune. Un sistema governato dalla cosiddetta “legge della freschezza”, che rispetta i tempi della terra e preserva le proprietà naturali del pomodoro, salvaguardando le caratteristiche del suolo. Un approccio che l’amministratore delegato ama sintetizzare così: “La qualità del prodotto dipende direttamente dalla qualità della materia prima, che a sua volta è strettamente connessa allo stato di salute dei sistemi naturali e dalla loro capacità di produrre il pomodoro”.

Mutti Cibus 2021
Mutti ha scelto Cibus 2021 per presentare il suo primo bilancio ambientale © Ansa/Elisabetta Baracchi

Il bilancio ambientale Mutti, una  nuova tappa nel percorso di sostenibilità

L’impegno di Mutti nella sostenibilità è stato scandito negli anni da alcuni passaggi particolarmente significativi, come quello che nel 1999 l’ha vista diventare la prima azienda ad adottare il Disciplinare di produzione integrata certificata, seguito nel 2001 dall’ottenimento della dichiarazione non ogm e, nel 2016, dal raggiungimento della completa certificazione di tracciabilità di filiera (secondo la norma internazionale ISO 22005) a garanzia della provenienza 100 per cento italiana del pomodoro.

Su questa scia, il primo bilancio ambientale rappresenta un altro passo importante. “Non un punto di arrivo, bensì una tappa nel percorso di miglioramento delle performance ambientali, che ha permesso all’azienda di mettere a sistema strategie e azioni già avviate e stabilire delle priorità”, ha spiegato a Cibus l’amministratore delegato Francesco Mutti, durante una conferenza stampa che aveva la media partnership di LifeGate e che ha visto la partecipazione di Ugo Peruch, direttore del servizio agricolo di Mutti, Vincenzo Russi ad di e-Novia, Giorgio Lecchi direttore industriale di Mutti e Andrea Agapito Ludovici responsabile di acqua e progetti sul territorio Wwf Italia.

Il convegno è stata l’occasione per Mutti di annunciare anche un investimento pluriennale (2022/2024) di partenza di 1,5 milioni di euro interamente dedicato all’avvio di progetti ambientali. “Con questa dotazione”, ha spiegato l’amministratore delegato, “stiamo lavorando per realizzare opere che comprendono, per esempio, interventi di rinaturalizzazione dei territori. Si tratta di iniziative volontarie, che si sommano a quelle per garantire la compliance alle normative o far fronte all’aumento dei volumi di produzione”. Condizione necessaria per poter raggiungere questi ambiziosi obiettivi è, nelle parole dell’amministratore delegato, “la trasparenza che, insieme alla contabilità delle performance, resta la via maestra della strategia industriale”.

Proprio in questo solco si inserisce il bilancio ambientale, che si prepara a diventare un appuntamento annuale per Mutti, confermando il legame tra competitività economica e sostenibilità ambientale, come più volte sottolineato da Francesco Mutti: “Il nostro lavoro è dialogare con la natura, perché qualunque impatto climatico e variazione nell’equilibrio naturale si riverbera sulla nostra realtà”.

Un bilancio partecipativo e la collaborazione con Wwf Italia

In questo percorso di sostenibilità  e nella redazione del suo primo Bilancio ambientale, Mutti ha avuto al suo fianco partner fondamentali, come Cnr, Scuola Sant’Anna di Pisa, [email protected] – Spin Off dell’Università Cattolica ed Ente Parchi del Ducato, che negli anni le hanno permesso di prendere coscienza del suo reale impatto ecologico, riducendolo. Per esempio contenendo i consumi energetici, a fronte di un incremento nella produzione o riducendo il rapporto tra rifiuti e prodotto finito (oggi  in Mutti, l’81 per cento di rifiuti viene recuperato o riciclato).

Un risultato particolarmente importante è quello ottenuto nella riduzione dell’impronta idrica, raggiunto grazie a una collaborazione decennale con Wwf Italia. A partire dal 2010, infatti, Mutti ha avviato con l’organizzazione ambientalista un lavoro di analisi per calcolare l’impatto della filiera sul consumo di energia e di acqua. Un tema al tempo pionieristico, ma oggi cruciale, se si pensa che in Italia il 60 per cento del consumo totale di acqua dolce avviene proprio nel settore primario dell’agricoltura.

Francesco Mutti Cibus 2021
Francesco Mutti, ad di Mutti durante la presentazione del bilancio ambientale 2020 dell’azienda al Cibus 2021 © Ansa per Mutti/Elisabetta Baracchi

Quest’iniziativa ha portato nel tempo a risultati addirittura superiori alle aspettative,  con una riduzione dell’impronta idrica del 4,6 per cento. Un numero apparentemente piccolo, ma che in termini assoluti corrisponde a un risparmio superiore a  un miliardo di litri d’acqua l’anno.

A sottolineare l’importanza di quest’iniziativa, è stato Andrea Agapito Ludovici, responsabile acque e progetti sul territorio Wwf Italia, intervenuto durante la presentazione del Bilancio ambientale Mutti. “Per noi è molto importante avere a che fare con aziende che hanno un impatto sul territorio e che si mettono in gioco, investendo anche dal punto di vista intellettuale”, ha spiegato Ludovici, ribadendo come questo studio (tra i primissimi nel suo genere) sia il risultato di un impegno collettivo e condiviso. “Spesso capita che il Wwf sia criticato perché sviluppa collaborazioni dirette con le aziende, ma invece è proprio nella condivisione che è possibile trovare risposte e riuscire a migliorare gli ecosistemi”, ha proseguito Ludovici, augurandosi che uno strumento come il Bilancio ambientale Mutti possa rappresentare “un volano per altre aziende”.

 

La riduzione dell’impronta idrica è solo uno dei risultati ottenuti da Mutti in sinergia con Wwf Italia che, grazie a un’ulteriore analisi della carbon footprint, ha permesso di adottare misure di ottimizzazione che hanno evitato, tra il 2010 e il 2015, l’immissione in atmosfera di 20mila tonnellate di CO2.

Altri importanti ambiti di intervento riguardano il tema della riqualificazione ambientale, come l’iniziativa di rinaturalizzazione denominata Mille Querce che dal 2020 a oggi ha portato alla piantumazione di 1.100 piante, in un’area di 50mila metri quadrati vicina allo storica sede dello stabilimento Mutti di Montechiarugolo (Pr). E in questo solco si inseriscono anche ambiziosi progetti che vedranno Wwf Italia nuovamente al fianco di Mutti. In particolare un piano di riforestazione del Po, inserito nel Pnrr – Piano nazionale di ripresa e resilienza, e in armonia con gli obiettivi europei 2030 per la tutela e il ripristino della biodiversità. Un nodo cruciale e urgente, come spiegato da Ludovici a Cibus: “Oggi non basta conservare, bisogna ripristinare e rendere più resiliente il nostro territorio per permettergli di rispondere alle sollecitazioni crescenti dei cambiamenti climatici. Abbiamo poco tempo per farlo. Ecco perché mi auguro che la collaborazione con Mutti prosegua in questi termini, facendo da volano e permettendoci anche di spiegare questo progetto che è il più grande d’Italia nel suo genere”. Gli stimoli e gli sforzi in questa direzione evidentemente non mancano, e la pubblicazione del bilancio ambientale 2020 ne è una dimostrazione.

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