Acqua

Olsi Nika, il water defender che si batte per il fiume Vjosa in Albania

Il fiume Vjiosa in Albania è l’ultimo fiume selvaggio d’Europa. Minacciato da progetti idroelettrici, una campagna internazionale sta chiedendo la sua protezione. Ce lo racconta l’attivista Olsi Nika.

a cura di Christian Elia

“Sarebbe bello dire che la mia passione per i fiumi nasce da una storia romantica, con mio padre o mio nonno che mi portavano nella natura, ma non è così romantica. La mia passione e il mio impegno nasce solo dallo studio”.

Olsi Nika è sempre di corsa, come Tirana, la città albanese dove vive quando non è impegnato in qualche azione dimostrativa lungo il corso del fiume Vjosa. L’ultima iniziativa ha coinvolto tutte le città dell’Albania e molte altre grandi città in giro per il mondo. La scritta gigante Vjosa National Park Now è stata deposta in molti luoghi simbolici per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale su quella che è solo l’ultima, ma non la meno importante, battaglia di Olsi e degli altri attivisti albanesi e internazionali.

Il fiume Vjosa
Il fiume Vjosa è l’ultimo fiume selvaggio d’Europa © Water grabbing observatory

L’ultimo fiume libero d’Europa è in pericolo

“La mia vita è cambiata quando mi sono laureato in biologia ambientale. Ho fatto il master e sto finendo il mio dottorato in biologia della conservazione”, racconta Olsi. “Studiando e lavorando sul campo ho visto con i miei occhi quale ricchezza e quanta bellezza c’era nel mondo del fiume Vjosa. Andava tutelata, ad ogni costo. Ero già coinvolto come studioso, lo sono diventato anche come cittadino. Il movimento per salvare la Vjosa nasce ufficialmente nel 2013, ma già da tempo c’erano ricercatori che raccoglievano dati per documentare scientificamente quanto questa sia una risorsa unica. Anno dopo anno il movimento è cresciuto ed è nata EcoAlbania, l’ong della quale sono direttore, che è frutto di una partnership con la facoltà di Scienze di Tirana e del supporto delle attività internazionali, come Save the blue heart of Europe e molte altre. Il movimento è nato quando siamo venuti a conoscenza dei progetti del governo rispetto al Vjosa: la costruzione di centrali elettriche che avrebbero per sempre cambiato l’ultimo fiume libero d’Europa”.

Olsi e altri iniziano a girare per le comunità locali, che vivono in simbiosi con il Vjosa da sempre. “Eravamo sconvolti: nessuno di loro era stato informato dei progetti che incombevano sui loro territori, sulle loro comunità. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, la consapevolezza delle comunità è cresciuta e noi le appoggiavamo nelle loro proteste, coinvolgendo i media. Non è stato facile, in Albania, far parlare della battaglia di queste persone. Abbiamo strategicamente puntato prima a creare una campagna internazionale, che nel nostro piccolo – e con l’aiuto di organizzazioni internazionali – ci ha portato a coinvolgere personaggi del calibro di Leonardo Di Caprio e Manu Chao. A quel punto ne hanno parlato i media di tutto il mondo e, alla fine, anche i media locali, che non hanno più potuto far finta di niente”, racconta sorridendo Olsi.

Vjosa national park
La campagna internazionale per la protezione del fiume Vjosa © Water grabbing observatory

Il progetto, che è cambiato nel corso del tempo, prevedeva la costruzione di una fitta serie di piccole centrali idroelettriche e il programma era presentato come una grande opportunità per la popolazione locale, che avrebbe ottenuto posti di lavoro, e per il paese, che avrebbe potuto produrre un surplus di energia elettrica da vendere ai paesi vicini.

“Quello che non veniva spiegato, però, è che i contratti erano completamente improduttivi per la popolazione albanese. Di base, per decenni, solo il 2 per cento sarebbe rimasto nelle mani dello Stato, mentre i costi di gestione sarebbero ricaduti sulle tasse e sulle bollette dei cittadini – spiega il direttore di EcoAlbania – tutta la progettazione spingeva sul concetto di ‘sostenibile’, ma è assurdo: intere zone sarebbero state sommerse dalla deviazione delle acque del fiume, altre sarebbero rimaste all’asciutto. Il Vjosa è unico in Europa: nessun intervento umano ne tocca il corso dalla Grecia, dove nasce, all’Adriatico. La sua biodiversità, come abbiamo dimostrato con gli studi scientifici di questi anni, è unica. È come se al posto del Colosseo si volesse costruire un centro commerciale: anche se ci fosse una convenienza, si distruggerebbe un bene unico e irripetibile. Nessun vantaggio economico, che come ho detto comunque non c’era, vale una scelta come quella”.

L’attivista Olsi Nika e la battaglia per la protezione del Vjosa

La battaglia per la tutela del Vjosa, da molti commentatori internazionali e dagli esperti di Albania, viene vista come un punto di svolta anche culturale nel paese rispetto alla coscienza ambientale degli albanesi. “È vero, di sicuro la battaglia per il Vjosa ha rappresentato un movimento culturale prima ancora che ambientalista. Negli anni del regime l’ambiente non era un tema come lo intendiamo noi oggi, lo stesso vocabolo ha preso questo significato solo nel 1994. E per anni, dopo la caduta del regime, la gente comune non aveva alcun interesse a quello che era ‘pubblico’, perché pubblico significava dello Stato e lo Stato era il ‘nemico’. Oggi, grazie al lavoro di tante persone, c’è stato un ricongiungimento tra l’aspetto culturale e quello politico: il bene comune ha ritrovato l’eredità storica. Il rapporto delle persone con il Vjosa lo raccontano le tradizioni; basta pensare che molti chiamano Vjosa le loro figlie (il fiume Vjosa, in albanese, è declinato al femminile, ‘la’ Vjosa), oppure basta leggere gli studi che hanno scovato una relazione tra il canto tipico della regione del Vjosa, la polifonia, con il ritmo delle acque e il rumore che si genera con lo scorrere del fiume sui sassi”.

Olsi Nika, EcoAlbania
Olsi Nika è direttore dell’ong EcoAlbania © Water grabbing observatory

A settembre scorso, dopo una lunga battaglia, sembrava fatta. Il premier albanese Edi Rama ha annunciato che il Vjosa sarebbe diventato un parco nazionale. È finita?

“Assolutamente no, anzi, questa è una fase molto delicata”, risponde Olsi. “Per le prossime elezioni del 25 aprile, abbiamo spinto molto con la nostra nuova campagna: non vogliamo solo che il Vjosa sia un parco nazionale, ma che diventi il primo parco nazionale che riconosce come il Vjosa sia l’unico fiume libero d’Europa. Questo perché vogliamo garantirci per sempre, non temendo più colpi di scena politici e che magari dopo le elezioni si torni a parlare di progetti di centrali idroelettriche.”

Quello che sta accadendo a Valona, dove il progetto del nuovo aeroporto ha individuato in un’area protetta il sito per la costruzione, sembra dare ragione a Olsi. “Solo una tutela mondiale potrà proteggere per sempre il Vjosa. Molti attivisti, nel mondo, fanno pressione sulle compagnie private coinvolte. Noi no, noi ambiamo al livello politico, noi vogliamo che lo Stato faccia lo Stato, che sia dalla parte degli interessi dei suoi cittadini e non della aziende private. Queste ultime fanno solo il loro lavoro: profitti. Lo Stato no, deve impegnarsi a tutelare il bene pubblico e solo una legge ad hoc che protegga il Vjosa ci soddisferà”.

EcoAlbania non si limita solo alla battaglia per il Vjosa. “Stiamo lavorando alla nascita di un Centro ricerche internazionale sul Vjosa, ci occupiamo di formare i ragazzi delle scuole e continuiamo un lavoro costante di ricerca scientifica – conclude Olsi – vogliamo fornire i cittadini albanesi degli strumenti per difendere i loro diritti e il loro territorio. Il Vjosa ha sempre dato la vita alle comunità che attraversava, può continuare a farlo, magari con il turismo. In questi anni, nonostante tutti gli stereotipi sull’Albania, le persone arrivano e si innamorano di questo paese. Il turismo può e deve essere sostenibile, con un sistema di accoglienza diffusa nelle comunità che ruoteranno attorno al parco nazionale. E il Vjosa continuerà a essere libero come è sempre stato”.

 

 

Water Defenders è un progetto di Water Grabbing Observatory per il decimo anniversario del riconoscimento del diritto umano all’acqua. Una serie di interviste da tutto il mondo racconteranno battaglie civili dal basso in difesa dell’acqua. Una lotta intesa sotto tutti i punti di vista, contro l’accaparramento delle risorse e contro le grandi e piccole opere che impattano sulle comunità e sul patrimonio naturale. Una galleria di persone comuni, uomini e donne, che in tutto il mondo difendono un diritto fondamentale. A partire dal 22 marzo, Giornata mondiale dell’acqua, ogni mese Water Grabbing Observatory racconterà su LifeGate la storia di un personaggio che si è speso per tutelare la risorsa più preziosa che abbiamo. Per ribadire il valore del diritto all’acqua.

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