La crisi climatica colpirà tutti, ma non nello stesso modo. Nel 2050, infatti, le ondate di caldo estremo provocate dall’aumento della temperatura media globale saranno pressoché onnipresenti, soprattutto nelle grandi città di tutto il mondo. Ma per chi vivrà nei paesi poveri della Terra, difendersi sarà molto più difficile.
Il 90 per cento dei morti sarà concentrato nei paesi meno ricchi
A spiegarlo è uno studio del Climate Impact Lab dell’università di Chicago, negli Stati Uniti, secondo il quale il totale dei decessi legati al caldo sarà dieci volte maggiore nelle nazioni meno ricche rispetto a quelle più agiate del Pianeta. L’analisi stima che le morti legate alle temperature estreme saranno infatti 391mila all’anno nelle prime, contro le “sole” 39mila delle seconde. In termini più semplici, circa il 90 per cento delle persone che non sopravviveranno al caldo asfissiante sarà concentrato nei paesi a reddito basso o medio-basso.
By 2050, the Global South will lose ten times more lives to extreme heat than the Global North.
That gap is not a coincidence. It is exactly what we mean when we talk about climate injustice
In Niger and Burkina Faso, heat-related deaths are projected to exceed current malaria… pic.twitter.com/FIAfeVGOUF
Il rapporto si basa su dati raccolti in ben 25mila regioni di tutto il mondo. E non prevede neppure che si verifichino gli scenari più allarmanti in termini di riscaldamento globale: i ricercatori hanno ipotizzato infatti una crescita della temperatura media globale di 2,1 gradi centigradi, rispetto al periodo pre-industriale. Numerose analisi, nonché le proiezioni basate sulle Nationally determined contributions (le promesse di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra avanzate dai governi di tutto il mondo, note con la sigla Ndc), parlano infatti di traiettoria che porterà a superare i 2,5 gradi.
“Una delle ironie più crudeli dei cambiamenti climatici”
“Questo rapporto evidenzia una delle ironie più crudeli dei cambiamenti climatici: si prevede che causeranno la morte di milioni di persone nei paesi che hanno meno contribuito a generarli”, ha sottolineato Michael Greenstone, uno degli autori del rapporto. Storicamente, infatti, le nazioni in via di sviluppo e quelle più povere hanno provocato la dispersione nell’atmosfera di quantitativi di CO2, metano e altri gas climalteranti infinitamente inferiori rispetto al Nord del mondo.
Come noto, l’accesso agli impianti di climatizzazione, ai “rifugi climatici”, così come a condizioni accettabili nei luoghi di lavoro non sono le stesse in tutto il mondo. Per non parlare della qualità dei sistemi sanitari. Ed è difficile ipotizzare che di qui a vent’anni lo stato della cose possa essere stravolto.
In Pakistan i morti per il caldo supereranno quelli per ictus
Inoltre, lo studio indica che nei 25 paesi più colpiti, figurano numerose tra le nazioni più povere del Pianeta: è il caso di Bangladesh, Burkina Faso, Pakistan, Mauritania, Mali. In particolare in stati come il Niger i ricercatori parlano di 60 morti in più ogni 100mila abitanti. Ciò anche in ragione del probabile emergere di alcune malattie che si svilupperanno più facilmente grazie all’aumento delle temperature, a partire dalla malaria.
Climate adaptation is crucial to protect human lives. Forecasts suggest poor countries will be hit much harder and see massive increases in death rates due to extreme heat. Helping poor countries to adapt to hotter climates is crucial. You want a cause worth investing in? Here it… pic.twitter.com/4Bj7vKcXNY
Allo stesso modo, in Pakistan, il tasso di mortalità legato alle ondate di caldo potrebbe superare quelli degli ictus e delle malattie polmonari. Aumenti netti della mortalità sono previsti anche in paesi europei come Spagna, Italia, Grecia, Moldavia e Serbia. Nonostante non si tratti di certo delle nazioni più povere della Terra.