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L’ospedale di Kalongo, una storia di umanità nell’Uganda che rinasce dopo la guerra

La storia del Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, l’ospedale di Kalongo fondato dal padre comboniano Giuseppe Ambrosoli. Oggi punto di riferimento sanitario per l’Uganda settentrionale.

Il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital è un ospedale fondato nel 1957 a Kalongo, nel distretto settentrionale di Agago, in Uganda, dove vivono oltre 230mila persone su una popolazione di circa 37 milioni. Qui, rispetto al resto del paese africano, la qualità della vita è peggiore in seguito alla terribile guerra civile iniziata negli anni Ottanta che ha piegato la popolazione e distrutto il territorio per più di vent’anni. Qui, l’ospedale garantisce assistenza sanitaria a 50mila persone ogni anno, di cui più di un terzo bambini, anche grazie al sostegno della Fondazione Ambrosoli costituita nel 1998 per dare continuità e futuro a questa struttura fortemente voluta dal chirurgo comboniano Giuseppe Ambrosoli, arrivato per la prima volta in Uganda nel 1956.

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Il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, a Kalongo, Uganda © Fondazione Ambrosoli

La storia dell’ospedale di Kalongo

L’ospedale di Kalongo, poi rinominato Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, oggi conta su cinque reparti, quali chirurgia, maternità e ginecologia, pediatria, medicina generale e isolamento tubercolare e su 271 posti letto. Il personale – 240 persone all’attivo – è ugandese per il 98 per cento e parte di esso arriva dalla scuola di ostetricia costruita proprio vicino all’ospedale e che, dalla sua fondazione, ha dato un futuro professionale a 1.300 ragazze. Nel pieno ideale di Daniele Comboni – primo vescovo cattolico dell’Africa centrale e uno dei più grandi missionari nella storia della Chiesa –secondo il quale è possibile “salvare l’Africa con l’Africa”.

La storia del Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, però, non è sempre stata così “serena”. Dopo la fondazione, infatti, la struttura è stata vittima della Seconda guerra civile ugandese. Nel 1987 l’ospedale fu costretto a chiudere e il personale a evacuare, incluso padre Ambrosoli che non sarebbe più tornato a Kalongo.

Negli anni successivi il conflitto ha visto coinvolti i guerriglieri dell’Esercito di resistenza del signore (Lra), capeggiati dal fondamentalista cristiano Joseph Kony, diventato famoso nel 2012 per una campagna dell’ong americana Invisible children, e appoggiati dal Sudan per destituire Yoweri Museveni, al potere dal 1986, e il governo ugandese. La guerra è proseguita per altri 20 anni causando 100mila morti, 1,6 milioni di profughi e rapendo e trasformando in soldati decine di migliaia di bambini (se ne stimano 30mila).

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Un bambino viene pesato al Dr. Ambrosoli Memorial Hospital © Fondazione Ambrosoli

L’Uganda, oggi

Dopo la pace siglata in Sudan tra il governo di Kampala e l’arresto di alcuni dei più importanti leader della guerriglia armata, l’Lra è ormai molto debole. I ribelli ancora in armi sarebbero poche centinaia secondo quanto riporta Peace Reporter e molti sarebbero scappati nella confinante Repubblica Democratica del Congo. Anche la vita per la popolazione è migliorata, seppur di poco.

Anche la qualità di vita è migliorata, per la popolazione, seppur di poco. “Schiacciato tra il Kenya e il Congo, ancora invischiato in lotte intestine che lo stanno divorando, l’Uganda rappresenta una sorta di cuscinetto, ma non per questo è privo di un’identità tutta sua”, afferma la giornalista Erica Re, da poco tornata da un viaggio nel paese africano. “Gli ugandesi stanno cercando di lasciarsi alle spalle un passato ingombrante, fatto di 30 anni di guerra civile. Uno degli strumenti per farlo è l’urbanizzazione. La capitale Kampala, ad esempio, sta diventando una Nairobi in miniatura. L’altro strumento è l’emigrazione, soprattutto verso i paesi confinanti”.

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La St. Mary Midwifery School, la scuola di ostetricia a fianco dell’ospedale © Fondazione Ambrosoli

Chi è padre Giuseppe Ambrosoli

L’opera medica e missionaria di padre Giuseppe Ambrosoli, dunque, continua. Oggi il suo lavoro trentennale prosegue attraverso la Fondazione voluta dai missionari comboniani e dalla stessa famiglia Ambrosoli. L’obiettivo finale è far diventare il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital autonomo e in grado di garantire l’accesso ai servizi sanitari alla popolazione dell’Uganda del nord. Intanto papa Francesco e la chiesa cattolica hanno dichiarato padre Ambrosoli “venerabile”, il 17 dicembre 2015. A testimonianza del lavoro e della vita spesa in favore degli ultimi. Un uomo che fin da ragazzo aveva le idee chiare. Padre Ambrosoli lascia la sua provincia comasca da ragazzo per non tornarci più. Muore nel 1987 a Lira, un paese a un centinaio di chilometri da Kalongo senza sapere che quel piccolo ospedale da lui fondato avrebbe continuato a essere un punto di riferimento ancora trent’anni dopo.

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