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Un attacco rivendicato dall’Isis ha provocato decine di morti a Sehwan, in Pakistan. Colpito un santuario: è l’attentato più grave degli ultimi anni.
Almeno 83 persone sono morte e altre 150 sono rimaste ferite in un attentato effettuato in Pakistan nella serata di giovedì 16 febbraio. L’attacco, rivendicato dal gruppo jihadista sunnita Stato Islamico, ha preso di mira il santuario sufi di Lal Shahbaz Qalandar, nella città di Sehwan, situata a circa 200 chilometri dalla megalopoli di Karachi. Un kamikaze si è dapprima introdotto nel luogo di culto, quindi ha fatto detonare la propria cintura esplosiva dopo essersi posizionato in mezzo ai fedeli. I giornalisti presenti sul posto hanno riferito di macchie di sangue sul suolo del santuario, nonché di macerie, scarpe e biberon abbandonati.
Un primo bilancio di 70 vittime è stato poi aggiornato sulla base di informazioni provenienti dal personale sanitario presente sul posto: si tratta dell’attentato più grave mai registrato nella nazione asiatica dal dicembre del 2014, quando un commando di talebani uccise oltre 150 tra adulti e bambini in una scuola di Peshawar.
Le autorità civili e militari hanno reagito promettendo di lottare contro le “forze ostili” al fine di “vendicare” le vittime. “Gli agenti della sicurezza federale e provinciale – ha dichiarato all’agenzia Afp un responsabile governativo – assieme alla polizia, hanno lanciato all’alba una vasta operazione su tutto il territorio nazionale, e numerosi sospettati sono stati arrestati”. Almeno 18 presunti terroristi sono stati inoltre uccisi nella notte nel corso di alcuni controlli effettuati nella provincia del Sindh.
La tensione nel Paese è ormai altissima, dopo una serie di attentati, apparentemente coordinati, effettuati in numerose città dal Movimento dei talebani del Pakistan. Si tratta di eventi che si sono susseguiti nel giro di pochi giorni, e che hanno fatto precipitare nuovamente la popolazione nella paura, dopo un periodo relativamente tranquillo.
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