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Il Mozambico, nell’Africa meridionale, non ha trovato la pace neppure alla fine della sanguinosa guerra civile che l’ha messo in ginocchio. Ora c’è un barlume di speranza.
Fra sorrisi, abbracci e strette di mano il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi – leader del Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo) – ha siglato un accordo di pace con Ossufo Momade, leader della Resistenza nazionale mozambicana (Renamo), principale partito all’opposizione. Si tratta di una firma storica, che potrebbe finalmente garantire al Paese africano la serenità.
Il Mozambico, infatti, ha dichiarato la propria indipendenza dal Portogallo nel 1975, ma gli abitanti si sono immediatamente trovati a dover affrontare una lunga e sanguinosa guerra civile che ha causato almeno un milione di morti. Nel 1992 è stata raggiunta la pace, ma soltanto in apparenza: da allora si sono regolarmente generate ulteriori ondate di violenza, soprattutto in occasione delle elezioni.
Lo scopo del nuovo accordo – che prevede anche il graduale disarmo dei combattenti di Renamo, i quali entreranno a far parte dell’esercito regolare – è quello di porre fine alle ostilità una volta per tutte. “Il messaggio che stiamo lanciando è che potremo ancora essere in disaccordo, ma useremo sempre il dialogo per trovare un compromesso”, ha dichiarato Nyusi nel corso di una manifestazione a Maputo, la capitale, di fronte ai presidenti di nazioni confinanti come il Sudafrica.
Per verificare la veridicità delle sue affermazioni è necessario attendere il 15 ottobre, data delle elezioni generali, sperando di non assistere a nuovi scontri. È la prima volta, inoltre, che Renamo può competere per il governatorato delle province: se otterrà il controllo di quelle dove detiene la maggioranza, non accuserà Frelimo di brogli e l’accordo non sarà minacciato. La colomba, dunque, non ha ancora spiccato il volo. Ma “dobbiamo essere ottimisti, perché se nessuno crede nella pace non l’avremo mai”, ci ricorda Felipe Donoso, capo della missione in Mozambico del Comitato internazionale della Croce rossa.
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