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La capitale francese ospiterà i Giochi Olimpici del 2024 tentando di fare degli standard ambientali una priorità. Ma non tutti gli ecologisti ci credono
Parigi ospiterà i Giochi Olimpici del 2024. La conferma è arrivata a Lima, in Perù, nella giornata di apertura della 130esima riunione del Comitato Internazionale Olimpico (Cio). Cento anni dopo le sue prime olimpiadi, dunque, la capitale francese tornerà ad ospitare i cinque cerchi. E – sebbene in molti già temano una possibile esplosione dei costi, come accaduto altrove in precedenti edizioni – il sindaco Anne Hidalgo promette di puntare tutto sull’ecologia: “Saranno i primi Giochi Olimpici a rispondere agli standard indicati dall’Accordo di Parigi”.
I numeri dell’evento saranno epocali: 1,9 milioni di pasti serviti agli atleti, 76 tonnellate di carta per le informazioni fornite ai giornalisti, 80mila vestiti per le cerimonie, solo per citarne qualcuno. Eppure, la capitale francese vuole rendere la kermesse sportiva ecocompatibile, partendo da un obiettivo principale: ridurre l’impatto in termini di emissioni di CO2 del 55 per cento rispetto ai Giochi Olimpici tenuti a Londra nel 2012 e a Rio de Janeiro nel 2016.
“Abbiamo concepito i Giochi più sobri della storia – ha spiegato al magazine Novethic Jérôme Lachaze, responsabile dello sviluppo sostenibile presso il comitato promotore della candidatura -. Il 95 per cento delle infrastrutture che verranno utilizzate esiste già, oppure si tratterà di impianti temporanei. Mentre l’80 per cento dei siti si trova in un raggio di 10 chilometri dal villaggio olimpico, il che consentirà di limitare fortemente gli spostamenti”.
Ulteriore misura d’impatto, il divieto totale di circolazione in auto. “Non saranno previsti parcheggi per gli spettatori”, assicura Lachaze. Ciò dal momento che il 70 per cento di coloro che vorranno assistere alla gare, così come l’85 per cento degli atleti, si troverà a meno di 30 minuti in bici dai luoghi in cui si terranno le competizioni. Per gli altri, sono previsti unicamente trasporti ecologici: veicoli ibridi o a idrogeno per gli ufficiali di gara, autobus puliti, metropolitane o treni per gli altri.
Dal punto di vista dell’alimentazione, inoltre, i Giochi Olimpici di Parigi promettono di raggiungere l’obiettivo di fornire cibo al 100 per cento locale, biologico e certificato. Ciò grazie ad una partnership con le cosiddette “Amap”, sigla molto nota nella capitale transalpina che sta per “Associazione per la salvaguardia di un’agricoltura contadina”. Altre iniziative saranno annunciate in futuro, anche sulla base della collaborazione con il Wwf, che ha già partecipato all’ideazione della candidatura. “Rimarremo pronti a verificare le azioni concrete che saranno adottate per rispondere alle ambizioni ambientali dei Giochi”, ha fatto sapere l’associazione ecologista.
Il timore di qualcuno è che, alla fine, i tempi serrati e le esigenze dell’evento possano prevalere sulle promesse. Così, mentre all’Hotel de Ville di Parigi si stappano bottiglie di champagne, tra gli ambientalisti c’è chi non nasconde il proprio malcontento: “Avevamo chiesto di organizzare un referendum per conoscere l’opinione dei parigini, ma ci è stato negato”, ha tuonato dalle colonne del quotidiano Reporterre Jacques Boutault, sindaco verde del 2° arrondissement di Parigi. “Sul piano ambientale assisteremo al greenwashing abituale dei grandi progetti inutili. Si costruirà uno stadio di sette ettari a Saint-Denis, in un dipartimento nel quale mancano le infrastrutture per i bambini. Verrà inoltre estesa un’area cementificata, erodendo il parco di Bercy nel 12° arrondissement, zona tra l’altro strategica in caso di esondazione della Senna”.
Di qui la bocciatura senza appello: “Le olimpiadi – ha concluso – non lasceranno nulla allo ‘sport per tutti’. Oggi Parigi spende per lo sport quotidiano che si pratica a scuola e nelle altre strutture della città 46 milioni di euro all’anno. La sola candidatura ai Giochi Olimpici ha imposto già di sborsarne il doppio. Noi ecologisti dobbiamo essere al fianco di quei movimenti cittadini che promuovono un’altra visione delle città e dei territori”.
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