Dopo decenni di deforestazione, l’Etiopia oggi è in prima fila nella lotta alla crisi climatica. Attraverso la piantumazione di miliardi di alberi.
Un rapporto di Amnesty International denuncia la presenza di prigioni segrete nel sud dello Yemen, parlando di “flagranti violazioni dei diritti umani”.
Nello Yemen sono state allestiste delle prigioni segrete, al cui interno vengono praticate violazioni dei diritti umani “assimilabili a crimini di guerra”. La denuncia è arrivata giovedì 12 luglio da un rapporto pubblicato da Amnesty International, che offre una nuova, ulteriore, tragica fotografia del conflitto da anni in atto nella nazione mediorientale.
Quest’ultima è in guerra dal 2014, con a fronteggiarsi i ribelli sciiti houti che hanno impugnato le armi assieme alle forze rimaste fedeli all’ex presidente Ali Abdallah Saleh, ucciso nel dicembre del 2017, contro le truppe vicine all’attuale presidente Abd Rabbo Mansour Hadi.
Where are Yemen’s ‘disappeared’? @amnesty’s new report exposes how #UAE and #Yemen forces have been quietly ‘disappearing’ scores of men. According to witnesses, they have been arbitrarily detaining and subjecting them to torture + death. https://t.co/wpb0jV5xV0 pic.twitter.com/tqv0bFz87R
— Anna Neistat (@AnnaNeistat) July 13, 2018
L’organizzazione non governativa ha parlato di “violazioni flagranti, che comprendono anche rapimenti e torture”. Ma anche di elettroshock, violenze sessuali e waterboarding (la simulazione di annegamento), come riferito da fonti raggiunte dalla televisione Al Jazeera. Un’accusa smentita con forza dagli Emirati Arabi Uniti, i cui soldati secondo l’associazione sarebbero i “gestori” delle prigioni segrete, localizzate principalmente nel sud dello Yemen. Non è la prima volta che viene denunciata la presenza di centri di detenzione non ufficiali. Nel giugno del 2017, infatti l’agenzia Associated Press aveva rivelato l’esistenza di almeno 18 siti. Anche in quale caso fu affermato che tali luoghi sarebbero gestiti dagli Emirati Arabi Uniti o da forze yemenite, alleati dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti, che si battono contro gli houti. Anche l’Ap aveva parlato poi di casi di rapimenti e di torture.
L’inchiesta di Amnesty International è stata effettuata tra i mesi di marzo del 2016 e di maggio del 2018 e ha riguardato i casi di 51 uomini che sono stati arrestati, quindi trasportati nelle prigioni segrete. L’associazione afferma che “ad oggi 19 di queste persone risultano disperse”. Di qui l’appello “ai partner degli Emirati Arabi Uniti, tra i quali gli Stati Uniti”, affinché “prendano posizione” e avviino “inchieste sul ruolo del personale americano negli abusi legati a tali detenzioni nello Yemen”. Inoltre, la ong chiede alle nazioni coinvolte “di non utilizzare le informazioni ottenute tramite torture o trattamenti analoghi”.
“Non voglio mai più vedere quello che ho visto. In quel posto, non vedi neanche la luce del sole.” Sono drammatiche le testimonianze delle vittime di #tortura e sparizione nello #Yemen. Qua il report completohttps://t.co/HeL8e1ZQFK
— Amnesty Italia (@amnestyitalia) July 13, 2018
“Gli Emirati, col loro modo di operate nell’ombra, hanno creato nello Yemen meridionale una sorta di struttura di sicurezza al di fuori della legge che compie gravi violazioni dei diritti umani senza pagarne le conseguenze”, ha commentato Tirana Hassan, dirigente di Amnesty International. “La mancanza di un sistema cui rendere conto – ha aggiunto – fa sì che per le famiglie diventa ancora più difficile contestare la legalità della detenzione dei loro congiunti. Anche quando alcuni magistrati yemeniti hanno cercato di prendere il controllo su alcune prigioni, i loro tentativi sono stati del tutto ignorati dalle forze degli Emirati e in diverse occasioni i loro provvedimenti di rilascio di detenuti sono stati ritardati”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Dopo decenni di deforestazione, l’Etiopia oggi è in prima fila nella lotta alla crisi climatica. Attraverso la piantumazione di miliardi di alberi.
Uno studio sull’Amazzonia ecuadoriana mostra che le foreste gestite dalle comunità indigene sono più resilienti di quelle protette dal governo.
Le spiagge nordoccidentali dell’Australia sono sempre più invase da reti da pesca abbandonate. Le popolazioni aborigene locali si sono organizzate per fare pulizia.
Il governo della Spagna ha avviato le consultazioni per istituire nuove aree marine protette alle Canarie e nel Mediterraneo.
Lo scorso febbraio la Malesia ha vietato l’importazione di rifiuti elettronici. Eppure dagli Stati Uniti e altri paesi continuano ad arrivare scarti tossici.
Una startup statunitense vorrebbe i permessi per esplorare i fondali marini al largo della Polinesia francese. Le autorità locali non ci stanno.
La Grecia ha lanciato un sistema di gestione degli incendi basato su nanosatelliti e modelli di intelligenza artificiale. Un esempio che altri paesi vogliono replicare.
Il presidente de la Espriella vuole cancellare le entità di autogoverno delle comunità in Amazzonia e Chocò. Allarme per omicidi e sequestri.
Il boom degli affitti brevi e l’impennata dei prezzi delle case rende difficile trovare una casa in Cornovaglia. Molti scelgono di trasferirsi in furgone.
