L’arte dei pizzaioli napoletani diventa patrimonio Unesco dell’umanità
Da anni sono impegnato perché sia riconosciuta in Europa e nel mondo l’arte napoletana della pizza, un patrimonio italiano e mondiale. Il percorso che ha portato l’arte dei pizzaioli napoletani a divenire patrimonio dell’umanità Unesco parte da lontano. Pizza patrimonio Unesco: “l’arte dei pizzaiuoli napoletani” inserita nella lista dei beni culturali immateriali dell’umanità Nel 2000
Da anni sono impegnato perché sia riconosciuta in Europa e nel mondo l’arte napoletana della pizza, un patrimonio italiano e mondiale. Il percorso che ha portato l’arte dei pizzaioli napoletani a divenire patrimonio dell’umanità Unesco parte da lontano.
Pizza patrimonio Unesco: “l’arte dei pizzaiuoli napoletani” inserita nella lista dei beni culturali immateriali dell’umanità
Nel 2000 avviai la procedura per il marchio Stg (specialità tradizionale garantita, il marchio europeo per le ricette) e dopo anni la pizza napoletana e la pizza margherita sono tra i pochissimi piatti europei ad aver ricevuto questo attestato dalla Ue. Occorre ancora, però, che sia attivato un efficace consorzio che controlli e valorizzi i “pizzaiuoli” che rispettano i disciplinari.
La pizza è la pietanza più conosciuta e consumata al mondo e sarà sempre più utile poter formare dei pizzaiuoli che sappiano realizzarla a regola d’arte.
Vanno seguite le procedure corrette, rispettate naturalmente le norme igienico sanitarie, utilizzati i migliori ingredienti e quelli giusti a partire dalle giuste farine e dall’olio extravergine di oliva. Vanno puliti i forni come ogni operatore corretto sa bene e vanno usate le pale forate per infornare come ha ben spiegato uno dei pizzaioli più conosciuti e stimati, Gino Sorbillo, in un video molto visto in rete .
Anni fa ho cominciato a invitare tutti a firmare online la petizione che ho lanciato su Change.org per l’iscrizione dell’arte della pizza nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. Abbiamo superato i due milioni di firme tra le adesioni web e la raccolta cartacea in molte pizzerie del nostro Paese.
La prima richiesta era di chiedere alla commissione italiana per l’Unesco di sostenere, nella sua riunione annuale, la candidatura dell’arte dei pizzaiuoli napoletani per l’iscrizione tra i beni immateriali patrimonio dell’Umanità, domanda già presentata dal ministero delle Politiche Agricole presso la sede mondiale Unesco di Parigi fin dal 2011.
Abbiamo utilizzato i sei mesi di Expo Milano 2015, dedicata all’agricoltura, per raccogliere il consenso degli altri Paesi.
Il 14 marzo 2016 a Parigi, nella sede Unesco, abbiamo portato agli ambasciatori il primo milione di firme raccolte tra i mille mercati di Campagna Amica e le pizzerie di tutto il mondo.
Ora, a Jeju, in Corea del Sud, si conclude un percorso iniziato sette anni fa: l’appuntamento finale è stato il voto del Comitato Intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio immateriale dell’Unesco.
Ottenere questo importante riconoscimento rafforza la grande campagna per la tutela del made in Italy, l’agroalimentare più falsificato al mondo, contro l’agropirateria, termine che ho coniato proprio per definire questo latrocinio su scala planetaria, e contribuirà a responsabilizzare tutti gli operatori per realizzare prodotti di qualità e a regola d’arte.
La Ràkene, a Ruvo di Puglia, lancia una campagna che è sì una raccolta fondi, ma soprattutto una presa di posizione culturale e politica sul modo in cui produciamo e acquistiamo cibo.
La storia della pizza ha origini antichissime, anche se è solo nell’ultimo secolo che il sapido disco di pasta, mozzarella e pomodoro s’è involato nell’olimpo gastronomico mondiale. L’usanza di collocare gli alimenti sopra un piatto di farina impastata e cotta è diffusa ovunque e in tutte le epoche. Vediamo come, in Italia, man mano prende forma
Le associazioni dei consumatori hanno chiesto un incontro alla grande distribuzione per discutere su come continuare a garantire la trasparenza sui prodotti con l’approvazione della deregolamentazione dei nuovi ogm.
Uno studio in Perù ha evidenziato l’associazione tra i pesticidi e il rischio di cancro considerando l’esposizione reale della popolazione a una miscela di sostanze.
Secondo uno studio effettuato in Germania, i paesaggi agricoli biologici sono associati a una maggiore abbondanza di api solitarie sia in termini assoluti che di specie.
Secondo un nuovo report, i fanghi ittici degli allevamenti di pesce in Norvegia sono paragonabili alle acque reflue non trattate di milioni di persone e riducono l’ossigeno nell’acqua dei fiordi.
Mentre l’agricoltura convenzionale subisce l’aumento del costo e la scarsa reperibilità dei fertilizzanti chimici di sintesi, l’agricoltura biologica si dimostra più resiliente e capace di rispondere alle crisi. Il parere degli esperti.