Polestar: “L’auto elettrica? Una rivoluzione, come il quarzo per gli orologi”

Il debutto in Italia con l’apertura dei primi store a Milano e Roma, l’idea di elettrico prestazionale, l’attenzione nordica alla sostenibilità. E quell’idea di lusso “circolare”. L’intervista con l’ad Alexander Lutz.

Di Polestar e della sua prima coupé ibrida vi avevamo raccontato per la prima volta nel 2018. Era l’annuncio ufficiale della nuova sfida della svedese Volvo, che dopo aver annunciato l’addio ai motori endotermici e la volontà di sviluppare veicoli a trazione elettrica, parallelamente aveva appena dato vita a un nuovo marchio con lo scopo di sviluppare una gamma di lusso elettrica ed ibrida, sotto un nuovo brand. Quattro anni dopo, alla vigilia del debutto italiano della Polestar Automotive Holding, proviamo a rifare il punto. Dunque, parliamo di un produttore svedese di auto elettriche del segmento premium, fondato da Volvo (a sua volta parte della cinese Geely) nel 2017 e che, col marchio svedese, condivide tecnologia e sinergie.

Polestar, Volvo, auto elettrica
Polestar 1, l’ibrida ad alte prestazioni presentata nell’ottobre 2017; è stata il primo modello del brand svedese © Polestar

Polestar, la roadmap dell’anti-Tesla svedese

Polestar ha la sua sede a Göteborg, in Svezia, dal 2018 la sua gamma di modelli (prodotta in Cina, in futuro anche negli States) è cresciuta e oggi il marchio è già presente in diversi mercati in Europa (come nella vicina Svizzera, dove ha sede a Zurigo e uno showroom a Ginevra), Nord America, Cina e Asia Pacifica. Col marchio Polestar, per molti il rivale più accreditato di Tesla, ad oggi sono state prodotti due modelli, la coupé ibrida Polestar 1, costruita tra il 2019 e il 2021 in piccola serie, e la Polestar 2, la prima elettrica del marchio.

Nell’autunno 2022 è previsto il lancio della Polestar 3, il primo Suv elettrico, seguito l’anno successivo da un altro Suv elettrico, più compatto, Polestar 4 e, nel 2024, Polestar 5, una coupé a 4 porte elettrica ad alte prestazioni. A contraddistinguere il nuovo marchio svedese la forte attenzione alla sostenibilità: Polestar aderisce alla campagna Race to Zero delle Nazioni Unite ed è stato il primo marchio automotive a partecipare alla Exponential roadmap initiative, una coalizione il cui obiettivo è quello di dimezzare le emissioni globali entro il 2030.

Alexander Lutz, Polestar Italia
Alexander Lutz, amministratore delegato di Polestar Italia © Polestar

L’imminente debutto in Italia, a Milano e Roma

L’obiettivo? Accreditarsi come un brand globale e premium (ossia di alto livello e prestazioni) di veicoli completamente elettrici, incrementando rapidamente anche il numero di punti vendita, i Polestar space e Destination. Questa la situazione aggiornata ad oggi. Nel frattempo, a pochi mesi dal debutto del brand svedese sul mercato italiano, previsto nel secondo semestre dell’anno, abbiamo incontrato Alexander Lutz, amministratore delegato di Polestar Italia. Giovane ma con alle spalle importanti esperienze internazionali con brand come Maserati e Audi, lo abbiamo incontrato a Milano.

Performance, design e innovazione la nostra forza 

“Il mercato italiano per noi è molto importante, qui siamo certi che la nostra idea di performance, design e innovation, applicata ovviamente a modelli completamente elettrici, possa essere strategica. Far parte di un grande gruppo come Volvo e Geely ci permette di sfruttare importanti sinergie e di debuttare su un mercato, quello italiano, dove la passione per l’auto si unisce alla crescente attenzione alla sostenibilità”, ha spiegato Lutz, anticipando l’apertura nei prossimi mesi del primo Polestar space a Milano, a cui seguirà un secondo a Roma. Punti vendita a cui, ovviamente, si aggiunge un’esperienza di acquisto sul web, dove in modo “trasparente, veloce e facile” sarà possibile acquistare la propria auto elettrica online, sfruttando l’esperienza accumulata in altri paesi, dove a oggi complessivamente sono state vendute 55mila Polestar.

Un giovane, ma con le idee chiare. Per questo abbiamo deciso nella nostra intervista di fare un “gioco”, ossia commentare con Alexander Lutz alcune delle parole chiave che definiscono la nuova mobilità, presente e futura. Ed ecco come è andata.

Polestar Precept, la roadster elettrica Polestar
Polestar Precept rappresenta la vision del marchio per una roadster elettrica ad alte prestazioni © Polestar

Sostenibilità
La sostenibilità è un valore non come strumento di marketing, ma per l’azienda. Polestar punta a ridurre il proprio impatto climatico con ogni nuovo modello, con l’obiettivo di realizzare entro il 2030 un’auto a vero impatto climatico zero, dalla produzione al fine vita.

Veicoli autonomi
Offriamo già sui nostri modelli livelli 2 di guida autonoma. Sicuramente in futuro l’autonomous driving per noi sarà sempre più importante e stiamo investendo molto in questa direzione, anche se pensiamo che guidare personalmente un modello Polestar potrà sempre essere un’esperienza piacevole e appagante, offrendo però a chi preferirà affidarsi alla guida autonoma gli strumenti e la sicurezza più evoluti.

traffico
Le smart city di domani, dove i veicoli elettrici comunicheranno tra di loro © Bosch

Smart city
E’ uno scenario che stiamo valutando e sviluppando soprattutto in altri Paesi. In Italia per ora non sembra ancora una priorità, ma in paesi come la Svezia con Volvo insieme ad altri partner abbiamo lanciato un progetto che ne simula gli scenari e dove la ricarica wireless di auto elettriche è già realtà nella città di Göteborg, dove circola già una piccola flotta di taxi elettrici che si ricarica in modalità wireless (senza l’uso di cavi) presso stazioni selezionate. Smart city ed e-mobility sono sicuramente due concetti imprescindibili.

Metaverso
Il metaverso per noi è molto interessante, siamo un’azienda consapevole di non poter sviluppare tutto internamente, avere dei partner che conoscono il mondo digitale è fondamentale. Un esempio? Pensiamo alla necessità di sviluppare su alcuni mercati una rete di vendita velocemente. A quel punto sfruttare tutte le potenzialità del digitale per raggiungere le persone sul computer o sul cellulare diventa una modalità per rimanere connessi, per fare una consulenza, o per rispondere a qualunque necessità del cliente, ovunque esso sia; lo abbiamo sperimentato in altri Paesi durante l’emergenza sanitaria, quando raggiungere le persone fisicamente per noi era impossibile. Siamo un’azienda digitale, dunque il metaverso e in genere il mondo virtuale fa certamente parte del nostro futuro, anche se per noi la connessione fisica rimane fondamentale.

Polestar 2, auto elettrica, Volvo
La Polestar 2, lanciata nel 2020, è il primo modello completamente elettrico prodotto in grandi volumi © Polestar

2035
Sulla decisione dei ministri del Consiglio europeo in merito allo stop alla auto a benzina e diesel dal 2035 sono personalmente d’accordo, che lo scenario della mobilità sia elettrico è ormai una certezza, anche se non sono così convinto che tutte le tecnologie, come l’idrogeno, abbiano le stesse prospettive di sviluppo. Ribadisco, l’auto elettrica è certamente il futuro, dunque condivido le scelte del Consiglio europeo. L’importante però è che politica, noi costruttori e le necessità delle persone e dei clienti della mobilità siano considerate come un insieme imprescindibile; fondamentale rimane la necessità di lavorare con questi tre stakeholders per migliorare il mondo e proseguire l’impegno sulla mobilità sostenibile, una mobilità che per noi di Polestar significa anche divertimento e piacere di guida.

Big data
Importanti per Polestar due aspetti: i proprietari dei dati rimangono i clienti e l’utilizzo degli stessi deve andare a beneficio del cliente. Per questo stiamo già lavorando con Google attraverso i nostri sistemi di infotainment perché sapevamo di non poter sviluppare autonomamente sistemi così complessi. Per sviluppare app come Apple CarPlay o Android Auto servono enormi investimenti, non potremmo mai eguagliare Google, Amazon o Microsoft nella gestione dei dati, per questo preferiamo sviluppare alleanze strategiche.

Internet of Things
Internet of Things per noi significa innovazione, fornire al cliente strumenti per avere più tempo libero nella vita. Il tempo è il contante della vita. L’IoT può rendere la vita più piacevole, confortevole, ed è quello che desideriamo offrire a chi sceglie Polestar.

Economia cicolare
L’economia circolare abbatte le emissioni di CO2 e favorisce le imprese © Pixabay

Economia circolare
Per l’auto elettrica è solo l’inizio di un circolo virtuoso, sempre più circolare. Crediamo fortemente nella collaborazione con esperti al fine di accelerare lo sviluppo e fornire ai clienti le migliori tecnologie disponibili. Facciamo un esempio: gli interni della Precept, e ancora di più quelli della Polestar O₂, sono caratterizzati da una forte attenzione alla sostenibilità grazie all’impiego di nuovi materiali e processi innovativi. L’utilizzo di materiali per gli interni che riducano l’impatto ambientale offre nuove opportunità per contenere l’impatto di un’auto: bottiglie in Pet riciclate, reti da pesca rigenerate o sughero riciclato. In molti elementi degli interni dell’auto e in alcune parti esterne utilizziamo un composito a base di lino sviluppato. Puntiamo molto anche sulla trasparenza e sulla tracciabilità per promuovere un approvvigionamento responsabile, sfruttando la tecnologia blockchain per tracciare le materie prime, incluse quelle per le batterie.

Futuro
Penso a un futuro a breve, diciamo 5 anni. Immagino città meno rumorose, più calme, popolate da meno auto, sempre più elettriche, con più tempo per le persone. Immagino un mondo più polarizzato, un po’ come accaduto nel mondo dell’orologeria, con il debutto dei primi segnatempo al quarzo. E’ stata una svolta, sia per la tecnologia, sia per il design che grazie all’assenza della meccanica ha potuto varcare nuove soglie creative, sperimentare nuove forme, riducendo costi e aumentando l’affidabilità. Ecco, per me la mobilità elettrica ha la stessa forza innovativa. Nei prossimi 5 anni il marchio diventerà più importante del prodotto, l’obiettivo non saranno solo i numeri di vendita, per migliorare il mondo non dovremo solo vendere auto, ma proporre valore per le persone. Esempi come la città di Oslo dove l’uso dell’auto è stato fortemente ridotto, dove l’attenzione agli spazi per le persone e la natura sono prioritari, è un modello che personalmente condivido, credo sia il futuro. L’auto avrà ancora a lungo un ruolo centrale, ma diverso per ognuno, in funzione degli stili e dei luoghi di vita.

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