Come cambierà l’auto del futuro da una prospettiva di materiali e componenti? La risposta è nel volume Automotive di Edizioni Ambiente, a cura di Roberto Sposini.
L'auto del futuro
Siamo abituati a scomporre tassonomicamente un’automobile in tutte le sue parti: motore, scocca, trasmissione, marmitta, e via dicendo. Eppure quando guardiamo un’automobile, stiamo osservando l’oggetto di consumo più elaborato e pesante che possediamo. Un veicolo passeggeri pesa in media tra una tonnellata e quattro tonnellate. Una mole di materiali: metalli, leghe, plastica, minerali, vetro, tessuti, pelle, carbonio. Materiali che compongono parti complesse, non sempre scomponibili in unità semplici, molto sofisticate.
L’impatto ambientale delle nostre automobili
Questa riflessione fa capire quanto “pesano” da un punto di vista ambientale le nostre automobili, ancora prima di bruciare il carburante (o consumare il primo chilowatt di energia elettrica) per muoverle. Se prendiamo solo l’impronta idrica di un veicolo come metrica d’impatto ambientale, i dati che emergono sono impressionanti. Il consumo idrico durante la vita di un auto, carburanti esclusi, varia tra i 52 e gli 83 metri cubi di acqua.
Dal punto di vista energetico gli impatti sono altrettanto importanti. Fino a qualche anno fa per costruire un’auto si produceva tanta CO2 quanta ne avrebbe emessa l’auto durante la sua vita. Secondo uno studio del governo inglese le parti pesanti di un veicolo contribuirebbero al 28 per cento delle emissioni totali del ciclo vita di tale veicolo. Un dato che dimostra come anche le auto elettriche ad oggi non sarebbero così low-carbon.
Le auto sono un oggetto “pesante”, da un punto di vista ambientale. E con un pessimo valore d’uso: un’automobile infatti viene usata solo per il 5-8 per cento del suo tempo vitale. Significa che questa mole di materia (con i relativi impatti ambientali) rimane ferma in parcheggio per la stragrande parte della sua vita.
Come rendere dunque quest’oggetto simbolo della nostra civiltà contemporanea più sostenibile, non solo in termini di carburanti (cioè passando alle fonti rinnovabili) ma anche in termini di materiali, di servizi, di fine vita, di gestione di tutti i suoi elementi (come i lubrificanti ad esempio)?
Nella prima sezione si parla di materiali e componenti: dalla progettazione in ottica di riparabilità al riutilizzo sistematico dei materiali, le grandi case automobilistiche e le aziende delle catene di fornitura stanno modificando i propri modelli di business in direzione dell’economia circolare.
La seconda parte è dedicata ai materiali biobased, un settore ancora poco conosciuto ma in fortissima espansione. Che sia per questioni ambientali o economiche, i materiali derivati da fonti rinnovabili vengono ormai utilizzati dalla maggioranza delle case automobilistiche per componentistica, interni, finiture e persino pneumatici.
La terza parte si concentra sui biofuel. Il tema dell’elettrificazione, oggetto della quarta sezione, viene analizzato dal punto di vista dell’efficienza nell’uso dei materiali, dell’inevitabile e progressiva riduzione del numero dei componenti del veicolo, dell’innovazione e del riciclo delle batterie e delle infrastrutture di alimentazione.
L’ultima parte è dedicata alla rivoluzione della sharing economy. Quali vantaggi, e quali problematiche, porta con sé? Come può massimizzare il valore d’uso di un mezzo?
Crediamo che questa collana possa servire a dare risposte fattuali e fondate su casi studio industriali. Per ispirare altri player del settore a ripensare interamente il proprio modello di produzione e i propri prodotti. L’era dell’economia circolare è oggi.
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