Alcune nazioni già vivono gli impatti di El Niño, altre si stanno attrezzando in attesa che arrivino. E in Europa le previsioni restano molto incerte.
A due mesi dall’avvio della Cop 24 di Katowice, la Polonia lancia un segnale politico chiaro, approvando la costruzione di una nuova centrale a carbone.
A poche settimane dall’avvio della Cop 24 – la Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, che quest’anno si terrà a Katowice – la Polonia lancia un messaggio inequivocabile circa le proprie intenzioni in materia di energia. L’assemblea generale degli azionisti del colosso pubblico del settore Enea ha annunciato, il 24 settembre, l’approvazione definitiva della costruzione di una nuova centrale a carbone.
Il sito verrà costruito nella città di Ostroleka, situata a circa 120 chilometri dalla capitale Varsavia, in direzione di Bielorussia e Lituania. A pochi passi dalla regione di laghi, fiumi e foreste della Masuria. A collaborare con Enea per la costruzione del sito – la cui capacità prevista è di circa 1.000 megawatt, sarà il gruppo Energa, anch’esso di proprietà dello stato. Ma saranno coinvolti nel consorzio anche l’americana Ge Power e la francese Alstom.
No more dirty #Coal from @Grupa_Enea and @EnergaSA. It’s a waste of money and lives. Stop construction of the massive #OstrolekaC power plant in Poland to stop #ClimateChange and #AirPollution. On Sep 3 #EGM vote NO! #Divest instead!
New report: https://t.co/5updz6opoe pic.twitter.com/2D3TsuyHNW
— Beyond Coal (@BeyondCoal) 30 agosto 2018
Il cantiere potrebbe essere avviato già nelle prossime settimane. Il costo totale dell’operazione è stato fissato a sei miliardi di złoty (circa 1,4 miliardi di euro). Secondo quanto riferito dalla stampa internazionale, la centrale brucerà complessivamente tre milioni di tonnellate di carbone all’anno, proveniente dalle miniere della Silesia, regione al confine con la Repubblica Ceca. Il combustibile fossile, dunque, dovrà anche attraversare quasi per intero il territorio della Polonia prima di poter essere utilizzato.
Varsavia, dunque, conferma la propria linea. Che va in direzione totalmente opposta rispetto agli impegni indicati dall’Accordo di Parigi. D’altra parte, soltanto nel 2017 dalle miniere polacche sono stati estratti 65,5 milioni di tonnellate di carbone. E ancora oggi circa centomila cittadini sono impiegati a vario titolo nel settore. La nazione europea, inoltre, dipende fortemente da lignite e carbone: il 90 per cento dell’energia consumata sul suo territorio è prodotta bruciando tali combustibili.
Investing in renewables instead of the new #Ostrołęka C #coal plant in #Poland will result in at least 45% more jobs. New coal will be a disaster for Poland, for its workers, for community health, and for investors. https://t.co/lTvB7dhHGO #BeyondCoal pic.twitter.com/TIW6iqwb0M
— WWF EU (@WWFEU) 18 aprile 2018
Non a caso, proprio la Polonia è risultata ultima nella classifica stilata dalla ong Climate Action Network, che ha analizzato la coerenza delle politiche dei paesi europei rispetto agli impegni di lotta ai cambiamenti climatici assunti a livello mondiale. Non stupisce, infine, il fatto che i tassi di inquinamento atmosferico registrati a livello locale siano tra i più alti d’Europa: essi costano la vita a 40mila persone ogni anno.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Alcune nazioni già vivono gli impatti di El Niño, altre si stanno attrezzando in attesa che arrivino. E in Europa le previsioni restano molto incerte.
Il servizio Copernicus ha rivelato di dati relativi allo scorso mese di agosto: raggiunto il record assoluto di caldo a livello mondiale.
Uno studio dell’Organizzazione meteorologica mondiale ha valutato l’impatto sanitario dei fumi dei mega-incendi, alimentati dalla crisi climatica.
Un nuovo rapporto dell’Unep ammette che l’obiettivo degli 1,5 gradi sul clima è fuori portata, ma indica un percorso per limitare i danni.
Dopo l’estate torrida c’è da aspettarsi temperature alte anche fino a novembre. E il calore del Mediterraneo potrebbe incidere sugli eventi estremi.
I negoziati sulla desertificazione alla Cop17 sono stati particolarmente difficili, con gli Stati Uniti che hanno bloccato numerose decisioni.
Nuovo record di temperatura negli oceani di tutto il mondo: un gruppo di governi chiede una tabella di marcia, in vista della Cop31.
Il bilancio è ancora provvisorio ma i dati raccolti in una serie di paesi europei indica decine di migliaia di morti per il caldo estremo.
Passare dalle promesse a risultati misurabili: è l’impegno della Cop17 sulla desertificazione in corso a Ulan Bator, in Mongolia.

