Pomezia, c’è l’amianto nello stabilimento Eco X andato a fuoco

Verifiche in atto per constatare i danni, le polveri sottili il giorno dell’incendio erano tre volte sopra la media. Il tetto era in amianto incapsulato.

C’era amianto incapsulato, nel tetto dello stabilimento Eco X di Pomezia, 30 chilometri a Sud di Roma, andato a fuoco lo scorso 5 maggio: l’ufficialità è arrivata dopo tre giorni, in seguito agli accertamenti dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale e della Protezione Civile di Latina, e la notizia accresce le preoccupazioni per le conseguenze della nube tossica che ha già costretto i residenti di ben 20 comuni dei Castelli Romani e dell’Agro Pontino a rimanere in casa con le finestre chiuse per tutto il weekend: ulteriori verifiche, fanno sapere i comuni di Pomezia, Ardea e Aprilia, quelli più vicini al deposito di plastica e materiali riciclati, sono ancora in atto per constatare se e quanto materiale sia stato eventualmente disperso nell’ambiente, in particolare riguardo ai livelli di diossina, mentre l’impianto è stato sequestrato dalle autorità. Secondo il ministro della Salute Beatrice Lorenzin “l’Arpa della regione Lazio ci sta tenendo costantemente aggiornati sui dati delle centraline, che  fortunatamente non evidenziano danni o possibilità di danni  per la popolazione”, eppure sempre secondo l’Arpa sabato 5 maggio i livelli di pm 10, le cosiddette polveri sottili, nell’aria nelle immediate vicinanze dell’incendio sulla Pontina erano più alti di quasi il triplo rispetto alla soglia di  rischio.

Le misure d’emergenza

Moltissime le possibili implicazioni, per cui sono state prese le prime misure di sicurezza, dalla salute della persona a quella dell’ambiente e delle coltivazioni (la zona interessata, lungo la via Pontina, è considerata un hub industriale, ma si tratta a di un territorio prevalentemente agricolo): alla luce delle indicazioni fornite dalla Asl locale competente territorialmente, infatti, il sindaco del comune di Pomezia Fabio Fucci ha firmato un’ordinanza che, nel raggio di 5 chilometri dal luogo dell’incendio, vieta la raccolta, la vendita e il consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati, il pascolo degli animali, l’utilizzo di foraggi per alimentazione animale provenienti dall’area interessata ed eventualmente esposti alla ricaduta da combustione, il razzolamento degli animali da cortile. Inoltre i prodotti ortofrutticoli derivanti da coltivazione nei terreni posti al di fuori della predetta area ma in zone immediatamente prospicienti dovranno essere sottoposti prima della consumazione ad accurato lavaggio in acqua corrente e potabile.

Per due giorni (8 e 9 maggio) è stata anche disposta la chiusura straordinaria delle scuole del territorio comunale di Pomezia per consentire le operazioni di pulizia straordinaria degli ambienti, che interessano le aree eventualmente esposte alla ricaduta da combustione. Alla popolazione locale continua a essere raccomandato di tenere cautelativamente chiuse le finestre di abitazioni, scuole, uffici, strutture sanitarie e socio-assistenziali, di limitare temporaneamente gli spostamenti non necessari, di lavare con molta accuratezza frutta e verdura di propria produzione e di tenere al riparo gli animali domestici e di cortile.

Cosa è l’amianto incapsulato

L'amianto è stato messo al bando 24 anni fa ma continua a fare vittime © GettyImages
L’amianto è stato messo al bando 24 anni fa ma continua a fare vittime © GettyImages

L’amianto incapsulato, di per sé, è considerato un’opera di bonifica dall’amianto stesso, alternativa alla rimozione completa perché più rapida ed economica: in pratica si provvede a rivestire l’amianto con un materiale impermeabilizzante, che fissa le fibre dell’asbesto, il minerale che è considerato causa primaria del mesotelioma maligno, evitandone il rilascio. Le verifiche in corso mireranno dunque a capire se e in che dimensioni l’incendio possa aver danneggiato il rivestimento causando la fuoriuscita di asbesto. In Italia, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’esposizione all’amianto continua a mietere ogni anno in media 1.200 morti per mesotelioma maligno e altrettanti per tumori correlati, e questo nonostante nel nostro paese l’utilizzo sia stato messo al bando ormai da 24 anni.

 

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