Primarie Usa. Perché Hillary Clinton non è ancora certa della nomination

Ieri i media Usa hanno dato per certa la vittoria di Hillary Clinton alle primarie. Ma la “finale” con Sanders si gioca in realtà oggi. E forse non basterà.

Aggiornamento 8 giugno – Dopo l’esito di alcune delle primarie effettuate martedì 7 giugno (non si conoscono ancora i risultati della California), Hillary Clinton ha rivendicato la propria candidatura: “Grazie a voi, abbiamo superato un traguardo importante: è la prima volta nella storia del paese che una donna ottiene l’investitura di uno dei grandi partiti”, ha dichiarato davanti ai suoi sostenitori nel quartiere di Brooklyn, a New York. Il suo rivale Bernie Sanders, tuttavia, ha confermato che resterà in corsa fino alla convention democratica di fine luglio. E ha ricordato che sarà solo in quel momento che l’investitura di Clinton diventerà ufficiale: “Noi continueremo a batterci per ogni voto e per ogni delegato”.

 


 

La notizia ha fatto il giro del mondo nella serata di ieri, quando l’agenzia di stampa americana Associated Press ha dato per certo l’ottenimento da parte di Hillary Clinton del numero di delegati necessario (2.383) affinché scatti la nomination automatica da parte del partito democratico. “La moglie dell’ex presidente Bill sarà la prima candidata donna alla presidenza degli Stati Uniti”, hanno rilanciato in breve le testate di tutto il mondo. Tuttavia gli stessi protagonisti della vicenda si sono mostrati per ora prudenti.

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Bernie Sanders non si arrende

L’unico avversario di Clinton rimasto ancora in corsa in casa democratica, Bernie Sanders, si è infatti affrettato a smentire il conteggio dell’Ap. Il senatore del Vermont non si è dato dunque per vinto, e nonostante i circa 800 delegati di ritardo accumulati nei confronti di Hillary ha parlato di “precipitazione mediatica”, affermando che i superdelegati potrebbero ancora cambiare idea.

 

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I candidati democratici alle primarie Usa nel corso di un dibattito televisivo ©Joe Raedle/Getty Images

 

Il vantaggio dell’ex segretaria di Stato poggia infatti in buona parte proprio su tali elettori: finora, circa cinquecento di loro (su un totale di settecento) si sono schierati a suo favore. Ma nulla vieta – almeno in teoria – che possano voltarle le spalle, anche all’ultimo momento, durante i giorni della Convention democratica che si terrà alla fine di luglio. Per questo la stessa Clinton ha replicato alla notizia di ieri con un tweet nel quale si è detta “emozionata”, aggiungendo però che è ancora troppo presto per festeggiare: “Abbiamo ancora delle primarie da vincere”.

 

 

I sondaggi seminano dubbi tra i superdelegati

È chiaro, in ogni caso, che il distacco tra i due candidati appare ormai quasi incolmabile. Dietro ai numeri, però, si muovono altre forze in campo. Prima di tutto quelle che ascoltano con particolare attenzione i sondaggi. A quanto pare, infatti, un ipotetico scontro tra Clinton e Donald Trump, il candidato ormai certo dei repubblicani, si tradurrebbe in un autentico testa a testa.

 

Anzi, le ultime rilevazioni danno addirittura il magnate americano per la prima volta in vantaggio, con un 43,4 per cento contro il 43,2 di Hillary. Al contrario, Sanders godrebbe di un vantaggio ben più marcato sull’eccentrico miliardario: un dato di pura realpolitik che potrebbe non essere ignorato dai super-delegati.

 

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Il candidato alle primarie Usa Bernie Sanders. I sondaggi lo considerano meglio posizionato di Hillary Clinton in un ipotetico scontro elettorale con il repubblicano Donald Trump ©Scott Olson/Getty Images

 

Inoltre, proprio oggi si voterà in sei stati, tra i quali la California, che rappresenta non soltanto una delle primarie più ricche (in gioco ci sono ben 546 delegati), ma anche una sorta di spartiacque politico. In molti giudicano la tornata come un “test decisivo”: se Hillary non vincesse, la sua candidatura potrebbe risultare “azzoppata”, e la sua immagine offuscata. Per questo lei stessa non canta vittoria. E per questo Sanders, per ora, non getta la spugna.

 

Immagine di apertura: ©Andrew Burton/Getty Images

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