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Secondo le Arpa, la qualità dell’aria da 10 anni a questa parte sarebbe migliorata. Eppure, nelle nostre città, il particolato non vuole diminuire
I dati recenti sull’inquinamento atmosferico sono a metà tra una cattiva notizia e una buona notizia: l’aria che respiriamo nelle nostre grandi città è mediamente più pulita di 10 anni fa. Tuttavia rimangono ancora troppo alti i livelli delle polveri sottili che, secondo le ultime ricerche, accorciano la vita degli italiani di circa 14 mesi per chi abita al Nord, di 6,6 mesi per chi abita al Centro e di 5,4 mesi per chi abita al Sud.
L’allarme è stato lanciato dal Progetto Viias (Valutazione integrata dell’impatto su ambiente e salute dell’inquinamento atmosferico) e finanziato nel quadro delle iniziative del Centro controllo malattie (Ccm) del Ministero della Salute.
Secondo i dati raccolti principalmente dalle Arpa, Agenzie regionali di protezione dell’ambiente, sarebbero circa 34.500 i decessi nelle nostre città dovuti ogni anno al particolato sottile, in particolare al pm2,5, al biossido d’azoto e all’ozono (la cui concentrazione è più alta in estate).
L’area più inquinata risulta quella della pianura padana, con le città di Lombardia, Veneto ed Emilia che occupano 11 dei primi 13 posti nella provvisoria classifica dell’inquinamento 2015.
Le maglie nere d’Italia, dai rilevamenti dei primi tre mesi dell’anno, spetterebbero a Padova con 53 microgrammi di particolato per metro cubo d’aria e a Milano e Reggio Emilia, entrambe con 51,2 microgrammi di particolato per metro cubo.
Il 29 per cento degli italiani, secondo questi dati, vivrebbe in aree in cui il superamento dei limiti di legge è costante, nonostante la normativa europea fissi a 35 giorni il limite massimo per il superamento dei parametri di 50 microgrammi per metro cubo d’aria.
La parziale buona notizia, però, è che nelle nostre principali città vi è stato un costante calo della concentrazione degli inquinanti: dal 2000 al 2012 sono calati del 36 per cento.
Cosa fare?
Agire sul traffico potrebbe avere poco senso. Secondo le analisi dell’Ispra, infatti, le auto e i trasporti incidono sull’inquinamento solo per il 17 per cento, mentre la fonte maggiore di particolato sarebbe rappresentata dai riscaldamenti domestici, che da soli producono il 41 per centro degli inquinanti.
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