Acqua

Giornata mondiale dell’acqua, le Nazioni Unite: “Nessuno sia lasciato indietro”

Il 22 marzo si celebra la Giornata mondiale dell’acqua: è stata scelta quest’occasione per pubblicare il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2019. Rivelando che sarà sempre più difficile placare la nostra sete.

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, le Nazioni Unite (Onu) hanno pubblicato l’edizione di quest’anno del Rapporto mondiale sullo sviluppo delle risorse idriche, dal titolo “Nessuno sia lasciato indietro”. È un auspicio per il futuro, ma soprattutto un obiettivo che va perseguito nel presente. Al momento, infatti, tre persone su dieci non hanno accesso ad acqua potabile sicura, mentre più di due miliardi vivono in paesi sottoposti a livelli elevati di stress idrico. Circa il 38 per cento delle strutture sanitarie di 54 nazioni non dispone d’acqua sufficiente. I migranti devono spesso far fronte a sfide e a difficoltà eccezionali nell’accedere a forniture idriche e a servizi igienico-sanitari sicuri e affidabili, sia nelle aree di transito, sia in quelle di destinazione. E ciò che forse preoccupa ancor di più è l’aumento costante del fabbisogno di acqua nel mondo: è cresciuto di circa l’1 per cento all’anno a partire dal 1980 e, secondo le previsioni, dovrebbe continuare a crescere ad un tasso simile fino al 2050. A quel punto – tra poco più di trent’anni – l’acqua sarà una risorsa scarsa per 5 miliardi di persone.

Raccolta acqua nel lago Ciad
Donne che raccolgono acqua nel lago Ciad. 2018 © Marco Gualazzini/Contrasto

Per quanto riguarda le attività produttive, l’agricoltura (incluso l’utilizzo di terreni per il bestiame) costituisce di gran lunga il principale consumatore di acqua, con il 69 per cento dei prelievi annui a livello mondiale. Proprio per questo è molto attiva la ricerca nel campo della coltivazione idroponica, che consente un risparmio d’acqua dell’80-90 per cento rispetto alla coltivazione tradizionale su suolo.

Risparmiare l’acqua, un gesto quotidiano

In qualità di cittadini italiani dobbiamo fare pressione affinché la gestione delle risorse idriche nel nostro paese migliori: al momento, a causa delle falle nella rete, ogni anno perdiamo il 41,4 per cento dell’acqua che viene immessa. Nello stesso tempo, però, dobbiamo essere i primi ad evitare di sprecarla: c’è chi è già abituato, in regioni come Puglia e Calabria, e chi lo è meno. Qualcosa la si può imparare dagli abitanti di Città del Capo, in Sudafrica, che l’anno scorso è stata colpita da una fortissima siccità. Con l’acqua che noi usiamo per una doccia, loro per svariati mesi hanno dovuto bere, lavarsi, pulire la casa. Sembra estremo? Lo è. Ma possiamo cominciare a restare sotto la doccia per dieci minuti anziché quindici, a lavare frutta verdura in bacinelle e riutilizzare poi l’acqua, usare lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico. Questo non è difficile.

Acqua e catastrofi naturali

Un altro dato significativo contenuto nel rapporto riguarda proprio siccità ed alluvioni. Circa il 90 per cento dei disastri naturali è correlato con l’acqua. Tra il 1995 e il 2015 le inondazioni hanno costituito il 43 per cento di tutti i disastri naturali documentati, coinvolgendo 2,3 miliardi di persone, causando 157mila decessi e un totale di 662 miliardi di dollari americani di danni (circa 586 miliardi di euro). Le siccità hanno costituito il 5 per cento dei disastri naturali, coinvolgendo 1,1 miliardi di persone, causando 22mila decessi e 100 miliardi di dollari americani di danni (circa 88 miliardi di euro) nel corso dello stesso ventennio. E non si tratta di un problema che riguarda paesi lontani. “In Italia sono le regioni settentrionali che stanno subendo maggiormente le conseguenze del riscaldamento globale, vivendo spesso periodi siccitosi”, spiega il meteorologo Paolo Corazzon. A marzo i laghi sono già in secca come se fosse estate.

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Il 22 marzo si celebra la Giornata mondiale dell’acqua. Eppure c’è poco da festeggiare. All’inizio della primavera, possiamo dirlo: quello appena passato verrà ricordato come uno degli inverni più secchi degli ultimi decenni © Roberto Ferrari/Flickr

L’accesso all’acqua è un diritto umano

“I diritti umani definiscono le persone quali titolari di diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari e gli Stati quali titolari di doveri e incaricati di garantire l’accesso ai servizi idrici e igienico-sanitari per tutti, utilizzando le risorse disponibili nella misura massima possibile”, si legge a conclusione del report delle Nazioni Unite. Se rivendicheremo questi diritti, sarà più facile che ci vengano garantiti: ad esempio, il Parlamento europeo ha approvato una profonda revisione della direttiva del ’98 sull’acqua potabile, con l’obiettivo di renderla più accessibile e più sicura, anche per merito dell’input ricevuto dall’iniziativa Right to water dei cittadini, firmata da 1,8 milioni di persone.

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