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Ex comandante delle truppe serbo-bosniache, Ratko Mladic è stato giudicato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità.
Ergastolo per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il Tribunale penale internazionale per la ex Yugoslavia è stato implacabile con l’ex generale a capo delle truppe serbo-bosniache Ratko Mladic. La sentenza è stata pronunciata nella mattinata di oggi, mercoledì 22 novembre.
Mladic – soprannominato “il macellaio della Bosnia” – era accusato di essere il pianificatore di una lunga serie di stragi che hanno portato alla morte di migliaia di persone. Secondo i giudici, assieme al suo alter ego politico Radovan Karadzic – condannato nel marzo del 2016 a 40 anni di reclusione – l’ex generale oggi 74enne ha adottato pratiche di pulizia etnica durante la guerra in Bosnia (cominciata nel 1992 e terminata nel 1995). L’obiettivo finale era quello di creare uno stato serbo “etnicamente puro”, ha spiegato a chiare lettere il procuratore del tribunale Serge Brammertz.
La corte fu creata nel 1993 proprio con l’obiettivo di giudicare i presunti crimini di guerra perpetrati nel corso del sanguinoso e spietato conflitto che ha coinvolto i Balcani dopo la caduta della Yugoslavia. I giudici hanno dunque accolto la richiesta dell’accusa, che nel dicembre dello scorso anno aveva appunto chiesto di condannare Mladic alla prigione a vita.
Il nome dell’ex militare è legato in particolare alla tragica storia del massacro di Srebrenica. Nel 1995, la città era considerata un “safe haven” (letteralmente “rifugio sicuro”), ovvero una zona demilitarizzata. Ciò nonostante, nel luglio di quell’anno le truppe serbo-bosniache – guidate proprio da Mladic – riuscirono ad entrare nel territorio urbano, dopo un assedio durato sei giorni. Indisturbate, perpetrarono uno dei più violenti massacri della storia europea: donne, bambini e anziani furono deportati, mentre circa ottomila uomini di religione musulmana furono uccisi dalle truppe.
Per tali fatti, nel giugno scorso sono stati condannati anche i Paesi Bassi: la nazione europea è stata giudicata infatti parzialmente responsabile della morte di circa 300 persone che erano state espulse da una base controllata da militari olandesi e che sono poi finite nelle mani dei soldati serbo-bosniaci.
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