Il testo approvato prevede che verrà mantenuto il riconoscimento delle nazioni che spariranno per via dell’innalzamento del livello dei mari.
Il 18 giugno in Svizzera si vota per il referendum sulla legge sul clima: prevede la carbon neutrality al 2050 e forti incentivi alla transizione ecologica.
Domenica 18 giugno i cittadini svizzeri tornano a votare, dopo ben nove mesi dall’ultima volta (un periodo piuttosto lungo per gli standard della Confederazione). Tre i temi che saranno oggetto di referendum, tutti a loro modo delicati: la tassazione minima imposta alle imprese multinazionali, la proroga delle misure anti-Covid 19 fino a giugno 2024 e, infine, la legge sul clima e sull’innovazione.
La Svizzera, così come l’Unione europea, si è impegnata a diventare carbon neutral entro il 2050. Ciò significa che la quantità di gas serra emessi in atmosfera dovrà essere pari a quella di gas serra rimossi da oceani, foreste o apposite tecnologie.
Per raggiungere questo obiettivo, il governo non ha voluto vietare l’uso di combustibili fossili, quanto piuttosto incoraggiare la transizione energetica da parte di cittadini e imprese. La legge sul clima prevede quindi generosi incentivi a favore sia delle persone che sostituiscono il proprio vecchio impianto di risaldamento a gasolio o a gas (per un valore di circa due miliardi di euro in dieci anni), sia delle imprese che investono in tecnologie più efficienti.
Il testo ha ricevuto il sostegno di tutti i principali partiti politici del paese, con la sola eccezione dell’Unione democratica di centro (Udc). Intervistato da Swissinfo.ch, il deputato Michael Graber paventa costi (circa 400 miliardi di euro per la carbon neutrality al 2050, secondo uno studio) che, a suo dire, sarebbero spropositati per un paese che è responsabile solo dello 0,1 per cento delle emissioni globali di gas serra. “Mi chiedo quale sia l’utilità di avere una legge che ci farà spendere molti soldi, ma che non avrà praticamente alcun effetto a livello globale”, sostiene.
La sua compagine politica ha quindi indetto il referendum: votare sì significa essere d’accordo con la legge sul clima, votare no significa essere contrari. Non è previsto quorum. Stando ai primi sondaggi, il sì sarebbe in vantaggio.
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