Dall’Australia agli Stati Uniti, dal Cile al Mozambico, alla Russia e all’Argentina: numerose nazioni combattono condizioni meteo estreme.
Il 18 giugno in Svizzera si vota per il referendum sulla legge sul clima: prevede la carbon neutrality al 2050 e forti incentivi alla transizione ecologica.
Domenica 18 giugno i cittadini svizzeri tornano a votare, dopo ben nove mesi dall’ultima volta (un periodo piuttosto lungo per gli standard della Confederazione). Tre i temi che saranno oggetto di referendum, tutti a loro modo delicati: la tassazione minima imposta alle imprese multinazionali, la proroga delle misure anti-Covid 19 fino a giugno 2024 e, infine, la legge sul clima e sull’innovazione.
La Svizzera, così come l’Unione europea, si è impegnata a diventare carbon neutral entro il 2050. Ciò significa che la quantità di gas serra emessi in atmosfera dovrà essere pari a quella di gas serra rimossi da oceani, foreste o apposite tecnologie.
Per raggiungere questo obiettivo, il governo non ha voluto vietare l’uso di combustibili fossili, quanto piuttosto incoraggiare la transizione energetica da parte di cittadini e imprese. La legge sul clima prevede quindi generosi incentivi a favore sia delle persone che sostituiscono il proprio vecchio impianto di risaldamento a gasolio o a gas (per un valore di circa due miliardi di euro in dieci anni), sia delle imprese che investono in tecnologie più efficienti.
Il testo ha ricevuto il sostegno di tutti i principali partiti politici del paese, con la sola eccezione dell’Unione democratica di centro (Udc). Intervistato da Swissinfo.ch, il deputato Michael Graber paventa costi (circa 400 miliardi di euro per la carbon neutrality al 2050, secondo uno studio) che, a suo dire, sarebbero spropositati per un paese che è responsabile solo dello 0,1 per cento delle emissioni globali di gas serra. “Mi chiedo quale sia l’utilità di avere una legge che ci farà spendere molti soldi, ma che non avrà praticamente alcun effetto a livello globale”, sostiene.
La sua compagine politica ha quindi indetto il referendum: votare sì significa essere d’accordo con la legge sul clima, votare no significa essere contrari. Non è previsto quorum. Stando ai primi sondaggi, il sì sarebbe in vantaggio.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Dall’Australia agli Stati Uniti, dal Cile al Mozambico, alla Russia e all’Argentina: numerose nazioni combattono condizioni meteo estreme.
Uno studio conclude che la tempesta Harry che ha colpito il Sud Italia sarebbe stata meno devastante in assenza del riscaldamento globale.
Sicilia, Sardegna e Calabria sono le tre regioni più colpite dalla tempesta Harry. Ingenti i danni, ma non ci sono state vittime.
Facendo seguito a una proposta avanzata in estate, il presidente degli Stati Uniti Trump abrogherà un testo fondamentale: l’Endangerment finding.
Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, comprese quelle che si occupano di clima e ambiente.
Un novembre promettente, una prima parte di dicembre negativa, un recupero a Natale. La situazione della neve in Italia resta complessa.
Tra i mesi di ottobre 2024 e settembre 2025 la temperatura media nell’Artico è stata di 1,6 gradi centigradi più alta rispetto al periodo 1991-2020.
Uno studio spiega che, nella fase di “picco”, perderemo tra 2 e 4mila ghiacciai all’anno. Quelli delle Alpi tra i primi a scomparire.
Sulla base di un accordo del 2023, parte degli abitanti delle isole Tuvalu (che saranno sommerse dal Pacifico) potrà rifugiarsi in Australia.
