Reuters: “L’allarmismo non serve all’ambiente”

Raccontare l’ambiente e i cambiamenti climatici attraverso immagini catastrofiche sarebbe poco efficace. E’ quanto emerge da un rapporto Reuters.

Per sensibilizzare le persone ai temi del riscaldamento globale e della salvaguardia dell’ambiente, possiamo raccontare che sono stati inventati pannelli solari di design applicabili ovunque, mostrare gente in bici, ma non far vedere case distrutte da un uragano o scene di un disastro.

 

La considerazione sembrerà estremamente banale, eppure è frutto di un report redatto dall‘Istituto Reuters per lo Studio del Giornalismo presso l’Università di Oxford che conferma l’intuizione secondo cui le continue scene di catastrofi viste ai telegiornali non spingono gli spettatori a fare di più per l’ambiente, anzi, deprimono.

 

Lo studio ha analizzato i principali telegiornali trasmessi in Australia, Brasile, Gran Bretagna, Cina, Germania e India e ha trovato che sempre più spesso, per parlare di riscaldamento globale, vengono inquadrate scene di disastro. Questo perché per spiegare in tempi brevi una notizia scientifica che riguarda il riscaldamento globale è più facile e utilizzare immagini di alluvioni o di campi completamente aridi, invece di tentare un altro approccio.

 

Dato che il telegiornale è percepito come il mezzo di comunicazione più affidabile, preferito da milioni di persone nel mondo, è naturale che “il modo in cui comunica” influenzi l’opinione pubblica, anche sui temi ambientali.

 

Secondo alcuni studiosi di media, l’attenzione sul disastro può addirittura deformare la comprensione pubblica del cambiamento climatico: questo dimostra perché, da uno studio della Yale University pubblicato a luglio, emerge che solo un americano su 10 comprende la responsabilità, accertata dal 90 per cento degli scienziati, delle emissioni antropiche come fattore scatenante del riscaldamento globale, ritenendo soprattutto che la colpa sia attribuibile a variazioni naturali del clima.

 

Fa notare James Painter, autore dello studio, che la “pecca” di utilizzare un certo allarmismo per comunicare l’ambiente o la scienza non sia, però, dei soli giornalisti, ma anche degli scienziati stessi che redigono le relazioni finali delle ricerche. “Nella sintesi di 32 pagine di uno degli ultimi rapporti delle Nazioni Unite sugli impatti dei cambiamenti climatici, per esempio, la parola ‘disastro’ ricorre 14 volte e ‘rischio’ 231 volte”, ricorda il ricercatore.

 

Questo farebbe sentire gli spettatori da un lato più preoccupati, ma dall’altro anche più impotenti e meno disposti a prendere una parte attiva nel tenere a bada gli effetti del riscaldamento globale.

 

Il consiglio del team Reuters ai giornalisti: sottolineare, con immagini positive, cosa possono fare le nuove scoperte e le nuove tecnologie per abbattere la CO2, raccontare le opportunità di lavoro e dare messaggi di speranza per il futuro.

 

 

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Foto  © Getty Images
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