La rivoluzione green del settore moda è già cominciata

Da un’analisi di Pwc emerge che, di questo passo, il mercato della moda sostenibile raddoppierà nel giro di dieci anni. Ma cosa traina la transizione ecologica nella fashion industry?

Il mercato della moda sostenibile è destinato a più che raddoppiare nel corso di una decina d’anni. Sono le stime da cui parte la società di consulenza Pwc nell’analisi realizzata per Pambianco sull’industria della moda. Cosa traina la transizione ecologica nel settore fashion? E cosa vi sta alle spalle? Dove si colloca l’economia circolare? Sono solo alcuni dei temi trattati che evidenziano un sistema in forte cambiamento.

Moda sostenibile
Backstage di uno show di Stella Jean © S. Alemdar/Getty Images

Cosa sta cambiando nel settore moda?

Uno dei dati più importanti che emerge dall’analisi è quello che mostra come i consumatori, soprattutto i più giovani, siano il nucleo da cui ha origine la rivoluzione della moda green: nel 2020 il 63 per cento di questi ha scelto prodotti sostenibili, contro il 29 per cento del 2019. Che sia un effetto della pandemia? Probabile. Sta di fatto che è un dato importantissimo se consideriamo che i consumatori sono il motore principale della crescita delle imprese. Altrettanto fondamentale è il cambio di passo intrapreso dai governi che hanno influenzato la transizione al mercato sostenibile. A fare scuola è Parigi, che ambisce a diventare la capitale mondiale della moda sostenibile entro il 2024, e che a febbraio dello scorso anno ha approvato la Loi anti gaspillage, cioè una normativa anti-sprechi che vuole favorire un’economia circolare.

Quattro i punti fondamentali: fermare gli sprechi per preservare le risorse, mobilitare gli industriali per sviluppare nuovi metodi di produzione, informare i cittadini così da farli consumare meglio, migliorare la raccolta dei rifiuti. Ma il nodo centrale è il divieto di distruggere i prodotti invenduti, che dovranno invece essere riutilizzati o riciclati.

Moda sostenibile
Abiti di seconda mano © Sean Gallup/Getty Images

Il contributo di banche e investitori

Tra gli attori determinanti in questo percorso verso la sostenibilità ci sono anche banche e investitori, che sempre più spesso prendono decisioni di allocazione del rischio basate sui fattori Esg – environmental, social e corporate governance – in grado di influenzare la capacità di rifinanziamento delle società. Cosa vuol dire? Che quando una banca è chiamata a decidere se prestare o investire dei soldi in una società, valuterà anche quanto questa abbia integrato le tematiche Esg nelle proprie politiche aziendali. Il che ha un impatto su quello che in gergo è chiamato credit rating, cioè la capacità di un’azienda di fronteggiare gli impegni finanziari assunti, ma anche sulla capacità di alcuni mutuatari aziendali di ottenere capitali e finanziamenti.

Secondo i sondaggi, un numero crescente di fondi sta adottando esplicitamente mandati Esg, portando certi mutuatari in determinati settori o con determinati asset ad avere una maggiore liquidità. Qualche esempio di aziende che hanno stretto accordi con il mondo della finanza in tema green? Tod’s è una: ha sottoscritto un agreement di finanziamento con un pool di banche per un importo complessivo massimo di 500 milioni. Poi c’è H&M, che ha emesso un sustainability bond da 500 milioni di euro. Ma ci sono anche Chanel, Adidas, Burberry, Vf corporation, Moncler e Prada.

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Indicazione di un negozio di abiti e oggetti di seconda mano © Chrissie Kremer/Unsplash

Il business del resale

Negli ultimi tre anni, uno dei business ad aver registrato un maggior incremento è quello del resale, cioè la vendita di abiti usati, che è cresciuto 21 volte più velocemente rispetto al mercato dell’abbigliamento tradizionale. Ecco perché molto probabilmente i brand si dovranno adattare proponendo la vendita di abiti usati accanto a nuovi capi: “Marchi e rivenditori non solo avranno profitti aggiuntivi, alimentando la percezione della qualità, ma aumenteranno anche la fidelizzazione dei clienti attraverso diversi incentivi”, ha spiegato Pwc. “La rivendita sarà raddoppiata nei prossimi cinque anni, raggiungendo un valore di 64 miliardi di dollari entro il 2024”.

A confermare questa tendenza ci sono la quotazione di Poshmark, portale di moda second-hand, ma anche l’apertura di diversi negozi nella stessa città di Milano, tra cui, di recente, Lampoo o la partnership tra Gucci e The realreal, portale specializzato nella vendita e nell’acquisto di beni di lusso di seconda mano.

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Un campo di cotone © Scott Olson/Getty Images

I materiali

Parlando poi di materiali, in occasione della ricerca sulle potenzialità del mercato della moda green condotta da Pwc per il Circular fashion report 2020, è stato rilevato un valore di 350 miliardi di dollari per le opportunità identificate per i materiali riciclati nell’emisfero occidentale e un valore di 40,38 miliardi di dollari per il mercato delle fibre ecologiche nel 2020. La più alta richiesta, +69 per cento, è stata registrata per la pelle vegan, ma anche la plastica riciclata ha registrato un buon incremento con un +35 per cento, così come il cotone biologico con un +23 per cento.

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