Come si evitano le sanzioni europee sulla depurazione delle acque, il caso milanese

Le sanzioni europee sono quello spettro che ogni anno bussa alla porta delle casse italiane. Evitarle, però, è possibile. Un caso di studio italiano sulla depurazione delle acque ci mostra come.

L’Italia ha un rapporto e una tradizione altalenante con le richieste dell’Unione europea e con i conseguenti richiami per inadempienze che molto spesso si trasformano in sanzioni, in multe salate per il bilancio del nostro paese, e quindi per i cittadini. Per fortuna, però, esistono esempi da seguire, case study che dimostrano come sia possibile fare, di come sia possibile rispettare gli impegni e dimostrare d’essere un paese credibile e all’avanguardia.

 

Il Gruppo Cap come esempio per l’Italia

Il caso di studio in questione riguarda il trattamento delle acque reflue urbane e delle reti fognarie, argomento inquadrato dalla direttiva europea 91/271/Cee che stabilisce che una violazione si verifica quando un agglomerato urbano superiore a duemila abitanti presenta uno o più tra questi problemi: assenza di reti fognarie; reti fognarie non collettate; assenza di un impianto di depurazione; presenza di un impianto che però non è sufficiente per dimensione o trattamento; gli scarichi dell’impianto non rispettano i limiti di concentrazione delle sostanze inquinanti.

 

 

Il Gruppo Cap, l’azienda totalmente pubblica che si occupa di gestire il servizio idrico della città metropolitana di Milano portando acqua di qualità nelle case e negli uffici di oltre due milioni di cittadini, è riuscita a concludere tutti gli interventi per infrazioni comunitarie su fognature e depuratori entro il 31 dicembre 2015, termine ultimo stabilito da Bruxelles. Grazie a 111 interventi (53 conclusi nel 2014 e 48 nel 2015) in 60 comuni e investimenti per 134 milioni di euro, il Gruppo Cap ha evitato il pagamento di multe salate per i residenti sul territorio di sua competenza, ma soprattutto ha contribuito a migliorare la sostenibilità e la qualità del servizio idrico.  

 

L’infrazione è chiusa

Per presentare questo successo quasi unico per il nostro paese, il 29 gennaio presso il Pirellone a Milano, si è tenuto un incontro del Gruppo Cap con la stampa, alla presenza – tra gli altri – di Mauro Grassi, direttore della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, Viviane Iacone, dirigente della Struttura pianificazione tutela e riqualificazione delle risorse idriche presso la Regione Lombardia, e Alessandro Russo, presidente del Gruppo Cap.  

 

 

“I casi di infrazione in Italia sono oltre mille e la cosa peggiore è che la multa non si paga una volta sola, ma per ogni anno di sforamento”, ha dichiarato Grassi. Solo per il 2016 l’Italia rischia multe per 482 milioni di euro. “Con la legge Sblocca Italia – ha continuato Grassi – abbiamo cercato di mettere in regola il sistema idrico nazionale. Chi non rispetta la direttiva verrà commissariato”. La questione idrica, infatti, è troppo importante per il governo e non sono ammesse ulteriori situazioni che mettano a rischio la salute dei cittadini.

 

“Oggi possiamo dire che la missione è compiuta e tutto il territorio servito dal Gruppo Cap non sarà soggetto alle sanzioni della comunità europea” ha detto Russo. Il problema, almeno in Lombardia, non è come far arrivare l’acqua nelle case ma come recuperare le lacune nella depurazione. “Gli interventi sul territorio sono stati complessi, e sono stati possibili grazie al know-how e all’impegno di tutti, in primis dei nostri cittadini ai quali abbiamo inevitabilmente creato qualche disagio con i nostri cantieri ma che non dovranno sborsare nemmeno un centesimo per le multe”.

 

Un premio per 21 impegni di sostenibilità

A dimostrazione dell’impegno del Gruppo Cap, vanno segnalati i 21 obiettivi in tema di sostenibilità (Cap21, un richiamo diretto alla grande conferenza sul clima che si è tenuta a Parigi a dicembre, Cop21) che gli son valsi il premio per la sostenibilità del Top Utility Analysis. Un premio che ha valutato l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, gli impatti come la carbon footprint e la water footprint, la produzione di rifiuti, il loro trattamento, recupero e riciclo, infine la responsabilità sociale nei confronti della collettività e delle risorse umane.

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