Siberia, gli incendi hanno già distrutto un’area grande come il Lussemburgo

Sono almeno 300 gli incendi attivi in Siberia. E sono 330mila gli ettari di foresta che sono andati in fumo. Una superficie pari a quella del Lussemburgo.

Gli incendi in Siberia non accennano a diminuire. Al contrario, nelle ultime settimane si sono via via estesi. Secondo il bollettino del 10 luglio del Servizio aereo di protezione forestale della Russia, i roghi sono ormai non meno di 300. E hanno già divorato 330mila ettari di foresta: qualcosa come le dimensioni del Lussemburgo. E ciò in una delle regioni normalmente tra le più fredde della Terra, nella quale nel 1882 la temperatura aveva toccato i -67,8 gradi centigradi.

Temperature record in Siberia nel mese di giugno

I cambiamenti climatici stanno contribuendo in modo evidente al fenomeno. Nella regione si sono registrate infatti temperature estreme. Il 9 giugno, il termometro ha toccato i 30 gradi centigradi a Nizhnyaya Pesha: condizioni del tutto inusuali per la zona. Sabato 20 giugno, nel villaggio di Verchojansk –paesino popolato da mille abitanti nella nella Repubblica autonoma della Sacha-Jacuzia (Siberia orientale) – la colonnina di mercurio ha quindi raggiunto i 38 gradi centigradi. Un record assoluto per la zona.

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Temperature da record in Siberia

Bruciando, la foresta non soltanto scompare, ma emette anche grandi quantità di CO2. Aggravando così l’effetto serra e, di conseguenza, i cambiamenti climatici. È stato calcolato che gli incendi nel Nordest della Siberia e, in misura minore, quelli che si stanno verificando in Alaska, abbiano comportato la dispersione nell’atmosfera di 59 milioni di tonnellate di CO2.

Gli incendi hanno già provocato l’emissione di 59 milioni di tonnellate di CO2

A ciò si aggiungono poi i rischi legati ad uno scioglimento accelerato del permafrost, lo strato di ghiaccio considerato (finora) permanente che si trova, a profondità non inferiori a qualche metro, nel sottosuolo. E che potrebbe essere stato la causa del grave incidente registrato alla fine di maggio in un sito di stoccaggio di carburante nei pressi della città di Norilsk.

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