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Barbaro attacco nella provincia di Idleb, in Siria. La Russia nega la paternità dell’azione. L’Onu chiede un’inchiesta “immediata e indipendente”.
La cronaca in arrivo dalla Siria è ancora una volta drammatica. L’orrore questa volta ha colpito una scuola nella provincia di Idleb, regione nord-occidentale del paese. Secondo quanto riferito dall’Unicef in un comunicato, l’istituto è stato attaccato “a più riprese” per mezzo di raid: ventidue bambini hanno perso la vita, assieme a sei insegnanti.
L’agenzia delle Nazioni Unite non ha fornito ulteriori informazioni in merito alle dinamiche dell’accaduto, ma il direttore generale Anthony Lake ha parlato senza mezzi termini di “tragedia”, evocando al contempo un possibile “crimine di guerra, nel caso in cui sia un’azione deliberata”. Il dirigente ha inoltre sottolineato come si tratti “dell’attacco più pesante a una scuola, in termini di perdite di vite umane, dall’inizio della guerra in Siria”.
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Un altro bilancio, ancor più pesante, arrivato in questo caso dall’Osservatorio siriano per i Diritti dell’uomo, ha parlato di 35 civili uccisi. L’associazione ha aggiunto che “alcuni aerei militari hanno effettuato sei raid sul villaggio di Hass, prendendo di mira una scuola e alcuni edifici circostanti”. Secondo quanto affermato da un miliziano delle forze ribelli che combattono contro l’esercito filo-governativo di Bashar al-Assad, una bomba sarebbe precipitata all’ingresso della scuola proprio mentre era in corso la procedura di evacuazione degli alunni.
Alcuni media arabi e occidentali hanno accusato l’aviazione russa. Nel corso di una conferenza stampa, tuttavia, Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, ha negato con forza la paternità dell’azione: “È una menzogna, il nostro paese non c’entra nulla”. Tuttavia, il ministro degli Esteri della Francia, Jean-Marc Ayrault, ha risposto con particolare fermezza: “Chi è responsabile allora? Di certo non i ribelli, perché per bombardare ci vogliono degli aerei. E allora o è stato il regime di Assad, oppure è stata la Russia”.
Nel frattempo, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha chiesto l’apertura di un’inchiesta “immediata e imparziale” per accertare le responsabilità: “Se atti così barbari continuano ad essere commessi – ha spiegato – è in larga parte perché gli autori non temono la giustizia”.
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