È di nove morti secondo le autorità, undici secondo alcune fonti giornalistiche, il bilancio provvisorio delle vittime di una sparatoria avvenuta questa mattina in una scuola a Kazan, capitale della regione russa del Tatarstan, provocata da quanto riportano i media locali da un singolo uomo. Un ragazzo diciannovenne che si era diplomato quattro anni fa proprio presso quell’istituto, la Scuola n. 157. Tra le vittime accertate figurano otto bambini e un insegnante. Inoltre, almeno 32 persone sono rimaste ferite e trasportate in ospedale.
Children seen jumping from building amid school shooting in Kazan, Russia; at least 9 killed pic.twitter.com/c8vlJcq4zV
Sembrava una mattina come tutte le altre, nella scuola situata in Faizi Street, nel quartiere Sovetsky di Kazan. Alle 9.20 invece, all’improvviso si sono sentiti i primi colpi di arma da fuoco, subito seguiti dalla sirena di allarme che ha scatenato il fuggi fuggi generale: al momento dell’attentato, nell’edificio erano presenti 714 bambini (su 1.049 iscritti) e circa 70 dipendenti, di cui 52 insegnanti. Alcuni dei presenti, terrorizzati, si sono lanciati dalle finestre del secondo piano per evitare di essere colpiti dai proiettili dell’uomo, rimanendo a loro volta feriti.
Chi è l’attentatore
В интернете опубликовали видео допроса Ильназа Галявиева. «Месяца два назад я осознал себя богом. А летом во мне начал пробуждаться монстр. Я всегда всех ненавидел», — кричит молодой человек на видеоhttps://t.co/XjU1m5CQIEpic.twitter.com/1dTrqZNwS6
L’autore della strage, il 19enne Ilnaz Galyaviev, avrebbe detto alla polizia durante l’interrogatorio di “odiare tutti” e di “essersi reso conto due mesi fa di essere dio, senza che nessuno me lo dicesse. La scorsa estate un mostro ha cominciato a svegliarsi in me”. Ha dichiarato inoltre di non avere genitori “perché colei che mi ha messo al mondo non è mia madre”. Galyaviev fino al mese scorso studiava al college ma era stato allontanato per i debiti accumulati nel pagamento della retta. Alcune testimonianze raccolte dalla tv indipendente Dozd lo descrivono, ai tempi in cui frequentava la scuola in cui oggi ha compiuto la strage, “come un ragazzo fragile e costantemente bullizzato”. Su Telegram ieri il ragazzo aveva annunciato che avrebbe “ucciso un’enorme quantità di m…” prima di togliersi la vita, ma nessuno aveva dato peso al messaggio.
Il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto subito una stretto sul porto d’armi – Host Photo Agency via Getty Images
Subito una stretta sulle armi
The President expressed his condolences to the families and friends of those killed in the Kazan school shooting https://t.co/lhdYTqcFaJ
— President of Russia (@KremlinRussia_E) May 11, 2021
Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso le proprie “più profonde condoglianze alle famiglie e agli amici delle persone uccise“, e augurato “pronta guarigione ai feriti”. Ma ha anche dato immediate istruzioni al direttore del Servizio federale della Guardia Nazionale Viktor Zolotov di lavorare a una stretta della circolazione e del possesso di armi per i civili.
Narges Mohammadi è stata condannata a sette anni di carcere per il suo attivismo contro il regime dell’Iran. Prosegue intanto la repressione nel paese dopo le proteste di inizio anno.
Il presidente Donald Trump ha dato sempre più poteri all’Ice. Questo si è tradotto in retate anti-immigrazione molto violente e al di fuori della cornice legale.
Il presidente Donald Trump ha lanciato un grande piano di investimenti per impossessarsi del petrolio del Venezuela. Ma le aziende del settore non sono convinte.
Da fine dicembre in Iran sono esplose profonde proteste. La miccia è stata la crisi economica ma ora i manifestanti chiedono la fine del regime, che ha risposto con la violenza.
Un nuovo progetto idroelettrico sul fiume Chhujung rischia di stravolgere la vita degli indigeni Bhote-Lhomi Singsa del Nepal. Che si stanno battendo per fermarlo.
Il progetto era fortemente contestato da associazioni ambientaliste e comitati cittadini. Alla fine il Guggenheim di Bilbao ha fatto un passo indietro.
I trattori hanno invaso la capitale europea per protestare contro l’accordo commerciale tra l’Ue e il Mercosur. La ratifica è stata rinviata a gennaio.