Situazione in miglioramento, con criticità persistenti in pianura padana, Valle del Sacco, Campania. Ma le nuove direttive obbligano a fare ancora meglio.
Csqa ha presentato tre innovative certificazioni alimentari volontarie per prodotti senza glutine, vegetariani e carne senza antibiotici,
Secondo l’Eurispes in Italia sono quasi tre milioni i vegetariani, mentre ogni anno sono oltre 135mila le diagnosi di celiachia. Da oggi per vegetariani e celiaci, e per chiunque voglia mangiare prodotti di qualità e sostenibili, c’è una garanzia in più.
Csqa, ente di certificazione internazionale che opera tra l’altro nel settore agroalimentare, ha presentato tre nuove certificazioni volontarie per valorizzare la qualità dei prodotti: “Suino senza antibiotico”, “Senza glutine” e “Qualità vegetariana”.
Si tratta di una vera e propria rivoluzione che gioverà ai consumatori e ai produttori “responsabili”. Gli standard “Suino senza antibiotico” e “Qualità vegetariana” sono i primi di questo genere nel nostro Paese. Il primo certifica la provenienza della carne di maiale allevato senza la somministrazione di antibiotici, mentre il secondo attesta l’alta qualità degli alimenti vegetariani nel rispetto della normativa europea.
La certificazione “Suino senza antibiotico” arriva in risposta all’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità circa l’inquietante aumento di resistenza agli antibiotici da parte di alcuni agenti patogeni, a causa del massiccio impiego di farmaci negli allevamenti zootecnici. Il nuovo standard, oltre a garantire l’assenza di antibiotici, impone il rispetto del giusto spazio destinato agli animali, di una corretta alimentazione e di un equilibrato ritmo di accrescimento, presupposti fondamentali perché i maiali non si ammalino.
La certificazione “Senza glutine” è una buona notizia per tutti i celiaci, lo standard infatti assicura un contenuto di glutine al di sotto perfino dei limiti previsti dalla legge, inferiore ai 10 ppm (10 mg/kg).
Forse il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach esagerava asserendo che “siamo quel che mangiamo”, ma è vero che il rispetto per l’ambiente, e per noi stessi, inizia a tavola.
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