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Il sindaco di Verona ha emesso una discussa ordinanza che consente ai cittadini di uccidere i lupi in caso di minaccia per sé o per il bestiame.
Negli ultimi tempi il rapporto tra uomo e fauna selvatica sta tornando ad inasprirsi. Emblematico il caso dell’orsa Daniza, uccisa l’11 settembre in Trentino. L’ultimo episodio vede protagonisti i lupi. Questi predatori, dopo essersi affacciati sul baratro dell’estinzione, negli anni Settanta si contavano appena cento esemplari, grazie ad un efficace sforzo di protezione e a leggi europee di tutela come la Convenzione di Berna, sono tornati a ululare in molte zone della penisola.
La presenza dei lupi però non è gradita agli allevatori che segnalano continue predazioni ai danni dei propri allevamenti. Cavalcando quest’onda di malcontento il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, ha emesso un’ordinanza in cui si autorizzano i cittadini a “sparare ai lupi” presenti nelle valli del Parco naturale della Lessinia. Tosi, che ricopre anche il ruolo di presidente di Federcaccia Veneto, parla di legittima difesa, come se si trattasse di criminali, come se non si parlasse di animali selvatici, al di là del bene e del male, che stanno riappropriandosi di un territorio che gli è stato sottratto con la violenza.
Non si è fatta attendere la replica del Corpo forestale dello Stato che ha denunciato il politico per proteggere Giulietta, Slavc e i loro otto cuccioli, gli unici lupi presenti nel parco alle porte di Verona. L’accusa nei confronti di Tosi è quella di aver autorizzato l’abbattimento di una specie protetta. Il Wwf appoggia la linea della Forestale mentre Coldiretti difende la decisione del sindaco. «In quell’area si concentra circa il 50 per cento del patrimonio bovino e ovino del Veneto e la presenza dei lupi potrebbe causare gravi danni all’economia locale – spiega l’associazione – inoltre, gli allevatori si lamentano del fatto che i fondi della Regione non bastano a ripagare i danni subiti dagli attacchi dei predatori».
L’uccisione indiscriminata dei lupi, oltre che barbara, non rappresenta però una soluzione. Il lupo è un superpredatore, è autoctono e regola l’ecosistema. Da quando la popolazione è cresciuta si è parallelamente normalizzata quella di cinghiali, animali estremamente dannosi per l’agricoltura e il cui numero era in crescita esponenziale. Un ecosistema è “progettato” per autoregolarsi e tutti gli elementi che lo compongono, dai predatori, agli erbivori, fino alle piante, sono connessi. La perdita delle specie all’apice di un ecosistema determina un meccanismo conosciuto come “cascata trofica”, una concatenazione di effetti che dall’alto colpisce tutti i livelli più bassi della catena alimentare. La scomparsa dei predatori causa una crescita incontrollata dei i grandi erbivori e l’aumento non si ferma prima che la vegetazione non sia gravemente impoverita danneggiando, a volte irreparabilmente, boschi e foreste.
Nonostante la denuncia Tosi ha già inviato il suo provvedimento ai colleghi dei piccoli paesi della valle, che presto ne adotteranno uno identico che consentirà di sparare ai lupi nei pressi dei centri abitati, senza considerare quanto possa essere pericoloso utilizzare armi da fuoco nei pressi dei centri abitati, altro che lupi.
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