Facebook si sta occupando anche delle elezioni in Uganda

Il 14 gennaio l’Uganda va alle urne. Museveni, al potere dal 1986, sfida l’ex cantante Wine, mentre il paese è sconvolto da violenze e censura.

La campagna elettorale in Uganda si sta giocando a colpi di fake news, blocchi di internet, censura e aggressioni. Qualche giorno fa Facebook ha sospeso diversi account legati al ministero dell’Informazione, accusati di manipolare con notizie false il dibattito pubblico in vista della chiamata alla urne del 14 gennaio, in cui si sfideranno l’attuale presidente Yoweri Museveni e l’ex cantante Bobi Wine. Ora la Commissione delle comunicazioni locale ha sospeso tutti i social media e le app di messaggistica, accusando Facebook di interferire con il voto. Questo, mentre diversi organismi internazionali denunciano attacchi ai giornalisti da parte delle autorità governative e si registrano numerose violenze.

La chiamata alle urne

Il 14 gennaio circa 18 milioni di ugandesi saranno chiamati alle urne per le elezioni parlamentari e presidenziali. L’attuale presidente 76enne Yoweri Museveni, al potere dal 1986, corre per il suo sesto mandato ed è il grande favorito. A sfidarlo ci saranno altri nove candidati e l’unico che potrebbe mettere in dubbio la sua elezione è l’ex star musicale del paese, poi divenuto parlamentare, Robert Kyagulanyi, in arte Bobi Wine. Secondo le analisi, quest’ultimo potrebbe ottenere un exploit nei seggi urbani, ma il voto della campagna probabilmente decreterà la vittoria definitiva dell’attuale presidente.

Quella in corso è stata già definita la campagna elettorale più sanguinosa della storia contemporanea dell’Uganda. Come denuncia Amnesty International, nelle ultime settimane decine di persone sono morte durante gli scontri legati al voto, mentre la polizia si è resa protagonista di un eccesso di uso della violenza e di arresti arbitrari. A subire questo trattamento coercitivo è stato lo stesso candidato presidenziale Bobi Wine, imprigionato diverse volte nel corso degli ultimi mesi e costretto così a sospendere la campagna elettorale. In una di queste occasioni, a metà novembre, la notizia ha portato centinaia di persone in piazza a protestare e negli scontri sono morti 54 manifestanti. Nelle scorse ore invece, mentre rilasciava un’intervista in radio collegato da casa sua, i militari hanno fatto irruzione nella proprietà del candidato arrestando alcuni membri del suo staff.

Il blocco di internet

Mentre la campagna elettorale scorre tra le violenze, altri problemi sono sorti dal lato della comunicazione. Diverse organizzazioni hanno denunciato che i media locali sono sotto attacco. Il generale di polizia del paese, Martin Okoth Ochola, ha sottolineato come la polizia non si farà problemi a punire i giornalisti che nel giorno delle elezioni non obbediranno agli ordini delle autorità. Questo ha portato all’intervento dell’International Press Institute, un’organizzazione di editori, che ha chiesto al governo di rispettare la libertà di informazione. Intanto, nelle scorse settimane, diversi giornalisti hanno subito violenze e intimidazioni durante la copertura dei comizi del candidato dell’opposizione Bobi Wine.

Mentre tutti gli occhi del mondo erano rivolti a Washington, con l’attacco alle istituzioni da parte di un manipolo di eversori e la decisione di Facebook di sospendere gli account di Donald Trump a causa del suo incitamento alle violenze, la società di Mark Zuckerberg interveniva anche in Uganda. Diversi profili legati al governo, compresi quelli di alcuni funzionari, sono stati bloccati perché accusati di manipolare la campagna elettorale. “Abbiamo scoperto che la rete di account falsi è collegata al Government citizens interaction center del ministero dell’Informazione e della Tecnologia delle Comunicazioni in Uganda. Hanno usato account falsi e duplicati per gestire le pagine, commentare i contenuti altrui, impersonare gli utenti, ricondividere i post nei gruppi per farli apparire più popolari di quanto non fossero”, ha scritto Facebook. Il governo ha reagito accusando di ingerenza il colosso dei social network e sottolineando come il suo obiettivo sia far vincere Bobi Wine.

Probabilmente per questo motivo, nelle scorse ore le autorità del paese hanno bloccato tutti i social network e le app di messaggistica, un black out totale che ha suscitato molta preoccupazione nelle associazioni per i diritti umani. “Chiudere o bloccare internet mentre emergono segnalazioni di violenza di stato e di repressioni è un qualcosa di incredibilmente preoccupante”, hanno denunciato gli attivisti di #KeepItOn, campagna globale contro i blocchi di internet in periodo elettorale. Non è la prima volta che il governo dell’Uganda agisce in questo modo: nel 2016, anno dell’ultima chiamata alle urne, Facebook e Twitter furono silenziati per tutta la giornata del voto.

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