Dopo il coronavirus, solo una ripresa verde ed equa può salvare il clima, la salute e l’economia

Cosa cambierebbe se i pacchetti di stimolo all’economia post-Covid finanziassero lo sviluppo sostenibile? Dà una risposta un report della rete C40.

Ci sono i 750 miliardi di euro di Next Generation Eu, lo strumento di sostegno finanziario lanciato dalla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. I 1.800 miliardi di dollari (1.540 miliardi di euro) dell’Heroes Act messo a punto dalla Casa Bianca, a seguito di un aspro dibattito tra democratici e repubblicani. I 108mila miliardi di yen (920 miliardi di euro) messi sul piatto dal Giappone, che corrispondono a un quarto del suo pil. Sommando i vari pacchetti di stimolo lanciati a livello internazionale per uscire dalla crisi economica innescata dal coronavirus, si arriva a un totale compreso tra i 10mila e i 12.800 miliardi di euro.

crisi climatica Duegradi
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, assicura che la ripartenza dell’Europa dopo la pandemia sarà all’insegna della sostenibilità © Leon Neal/Getty Images

Un volume di denaro impressionante, che potrebbe dare davvero una svolta alla vita del Pianeta e delle persone. Peccato, però, che solo una quota residuale – fra il 3 e il 5 per cento – al momento sia destinata alla transizione verde. È quanto emerge da un nuovo report della rete C40, l’alleanza dei sindaci delle maggiori città del mondo. Che dipinge anche un ritratto di come potrebbero diventare le nostre società, se questi fondi venissero investiti in una ripresa verde e giusta.

L’appello per una ripresa verde e giusta

Il punto di partenza del report è il contesto attuale, definito come business as usual. I ricercatori hanno poi elaborato tre diversi scenari di ripresa verde. Quella lenta prevede che gli interventi per il clima vengano messi in atto nell’arco dei prossimi quindici anni; quella standard che nei prossimi cinque anni vengano stanziati gli investimenti e l’azione per il clima scatti da qui al 2030; quella accelerata che gli investimenti partano già nei prossimi tre anni e le azioni per il clima siano portate a termine entro il 2025.

“Non è solo questione di dove vanno gli investimenti, ma anche delle loro tempistiche”, spiega a LifeGate Caterina Sarfatti, che guida il programma globale Inclusive climate action di C40 Cities. “Tra una ripresa lenta e una accelerata, i risultati cambiano notevolmente. Nel comunicare gli scenari futuri ci siamo concentrati sulla ricostruzione standard, che non è l’opzione migliore ma è quella più probabile”.

I benefici per il clima, la salute, l’economia

Una ripresa verde e giusta è in grado di creare oltre 50 milioni di posti di lavoro tra le quasi cento città della rete C40 e la loro filiera. Circa un terzo in più rispetto a quelli che verrebbero generati limitandosi a mantenere le inquinanti infrastrutture attuali. Con una ricostruzione accelerata, invece, si potrebbe arrivare a 80 milioni.

L’inquinamento atmosferico nelle grandi aree urbane crollerebbe quasi del 30 per cento, evitando 270mila decessi prematuri nel prossimo decennio. I benefici economici collegati all’aver salvato queste vite umane sono stimati in 280 miliardi di dollari. Al tempo stesso si allontanerebbe l’eventualità di una nuova pandemia simile a quella da coronavirus, poiché – com’è stato ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica – la distruzione degli habitat naturali favorisce il “salto di specie” dall’animale all’uomo. Una popolazione più sana inoltre è un fardello più leggero per i sistemi sanitari pubblici, che sono già stati messi duramente alla prova in questi mesi. Nel dettaglio, il minore numero di ricoveri ospedalieri per sindromi cardiovascolari e respiratorie corrisponderebbe a un risparmio di 1.400 miliardi di dollari.

Continuando con il business as usual, le emissioni di gas serra in atmosfera sono destinate ad aumentare. Con una ricostruzione verde, invece, potrebbero dimezzarsi tra il 2020 e il 2030. Portandoci così sulla buona strada per contenere l’aumento delle temperature medie globali entro gli 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, come prevede l’Accordo di Parigi sul clima.

Tornare al “prima” non sarà sufficiente

“La Covid-19 ha messo a nudo le profonde disuguaglianze radicate nelle nostre economie, società e legislazioni. I sindaci sanno che non sarà sufficiente tornare alla normalità: dobbiamo costruire città più sane, resilienti e inclusive in tutto il mondo”, dichiara il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti, presidente della rete C40.

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Il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti è il presidente della rete C40 © Amanda Edwards/Getty Images

“Mentre dobbiamo continuare a concentrarci sulla prevenzione dell’ulteriore diffusione del virus e sulle risposte ai bisogni immediati delle nostre comunità che ne sono colpite, siamo anche chiamati a fornire una visione a lungo termine e prepararci nel miglior modo possibile”, gli fa eco Beppe Sala, sindaco di Milano a capo della task force di C40 per la ripresa dopo la Covid-19. Il lavoro di ricerca che è sfociato nel report, continua, è una grande risorsa per i sindaci. “Dimostrano il motivo per cui una ripresa verde e giusta è l’unica ripresa possibile, e quali sono i benefici degli investimenti sostenibili ed equi per i nostri cittadini”.

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