Malgrado i tagli di Donald Trump e un’eruzione vulcanica, l’osservatorio di Mauna Loa che dal 1958 monitora la CO2 nell’atmosfera non chiuderà.
La sempre più rapida fusione dei ghiacci minaccia la sopravvivenza di un miliardo di persone che dipendono da essi per l’approvvigionamento idrico.
I ghiacciai dell’Himalaya si stanno sciogliendo come un ghiacciolo al sole a causa dei cambiamenti climatici. In appena quaranta anni hanno perso oltre un quarto della loro superficie e la velocità con cui si stanno fondendo è raddoppiata dall’inizio del secolo. La scomparsa di questi ghiacciai lascia presagire un futuro drammatico per un miliardo di persone, gli abitanti di Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, Cina, India, Myanmar, Nepal e Pakistan dipendono infatti da essi per l’approvvigionamento idrico.
L’allarme è stato lanciato dallo studio Acceleration of ice loss across the Himalayas over the past 40 years, coordinato da Joshua Maurer, ricercatore dell’osservatorio Lamont Doherty Earth dell’università della Columbia, e pubblicato sulla rivista Science Advances. Secondo lo studio, che ha analizzato i dati satellitari raccolti a partire dalla metà Settanta, dal 2000 lo scioglimento dei ghiacciai del cosiddetto “terzo polo” del pianeta è raddoppiato. I ghiacciai hanno iniziato a perdere quasi mezzo metro di ghiaccio ogni anno, il doppio della quantità di fusione registrata tra il 1975 e il 2000.
I ricercatori hanno comparato i cambiamenti dello spessore del ghiaccio di 650 ghiacciai dell’Himalaya avvenuto tra due intervalli temporali, 1975-2000 e 2000-2016, riscontrando una costante perdita di ghiaccio lungo la catena montuosa studiata, dell’estensione di 2000 chilometri, causata dal riscaldamento atmosferico innescato dalle attività antropiche. Dallo studio è emerso che ogni anno vengono perse otto miliardi di tonnellate di ghiaccio, l’equivalente di 3,2 milioni di piscine olimpioniche. “Questa è l’immagine più chiara di quanto velocemente i ghiacciai dell’Himalaya si stiano sciogliendo dal 1975”, ha affermato Joshua Maurer. “Non c’è dubbio che questa allarmante situazione sia frutto della crisi climatica”, ha commentato Joerg Schaefer, tra degli autori dello studio.
Come rivelato dal rapporto Hindu kush Himalaya assessment, pubblicato lo scorso febbraio, se l’aumento delle temperature globali fosse di due gradi, i due terzi dei ghiacciai himalayani potrebbero sciogliersi entro il 2100. Mentre se anche si limitasse l’aumento a 1,5 gradi, un terzo dei ghiacci sarebbe comunque condannato. Questo, come detto, rappresenta un dramma per le centinaia di milioni di persone che vivono nelle aree montane e nelle sottostanti valli fluviali, che dalle acque di fusione dei ghiacci dipendono, per acqua, cibo ed energia. Lo scioglimento dei ghiacciai provocherà inoltre devastanti inondazioni che si abbatteranno sulle popolazioni vallive. “È l’aspetto della crisi climatica di cui non avete sentito parlare – ha dichiarato Philippus Wester, del Centro internazionale per lo sviluppo integrato delle montagne. – Le riserve idriche sono sempre più incerte e irregolari e incideranno sulla vita di un miliardo di persone che vivono a valle delle montagne dell’Himalaya nell’Asia meridionale”.
I dati riguardanti la temperatura dell’area analizzata mostrano un aumento medio di 1 grado per quanto riguarda il periodo 2000-2016 rispetto al 1975-2000. La crisi climatica provocata dall’uomo e dal suo costante utilizzo di combustibili fossili non risparmia neppure il tetto del mondo, la strada da percorrere, casomai ci fossero ancora dubbi, è soltanto una: azzerare le emissioni e cercare di abbassare la temperatura globale.
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