Animal Equality

Dopo un’odissea di due mesi, i vitelli della nave spagnola Karim Allah verranno uccisi

Il governo spagnolo abbatterà tutti i vitelli che da dicembre sono a bordo della nave Karim Allah. Intanto la Elbeik sta tornando a Cartagena.

Il loro destino era segnato dal principio, come del resto lo è quello di tutti gli animali negli allevamenti. La storia di questi 2.600 vitelli è cominciata a dicembre dello scorso anno quando, a soli pochi mesi di vita, sono stati imbarcati a Cartagena sulle navi spagnole Elbeik e Karim Allah per essere trasportati e poi venduti rispettivamente nei macelli di Libia e Turchia, dove avrebbero dovuto essere uccisi con metodi che in molti paesi sono considerati illegali.

Una volta giunti nei porti di arrivo, le autorità competenti hanno sospettato che gli animali avessero contratto la malattia della lingua blu, una malattia zoonotica trasmessa dai moscerini che colpisce i ruminanti, e hanno respinto le navi. Per i bovini è cominciata così un’interminabile odissea di due mesi che per alcuni di loro si è conclusa solo la scorsa settimana, quando la Karim Allah ha lasciato il porto di Cagliari – dove era momentaneamente ancorata – e ha fatto ritorno a Cartagena. Il governo spagnolo ha ordinato il loro abbattimento, ma grazie al lavoro di Animal Equality sono emersi dettagli raccapriccianti su quello che questi animali hanno dovuto subire.

Una foto scattata a bordo della Karim Allah © Animal Equality

I corpi degli animali sono stati gettati in mare

Si può solo immaginare ciò che questi animali hanno passato negli oltre due mesi di navigazione a bordo della Karim Allah. Cuccioli tra i 6 e i 12 mesi di vita costretti a vivere su un’imbarcazione, in un ambiente diametralmente opposto a quello che per natura necessiterebbero, ammassati gli uni sugli altri, in mezzo ai loro stessi escrementi. Il rapporto dei veterinari spagnoli, incaricati dal governo di salire a bordo per verificare la situazione, ha confermato le pessime condizioni in cui sono stati tenuti, aggravate ulteriormente dal lungo viaggio. Non è chiaro se siano davvero affetti dalla lingua blu, ma il report ha evidenziato altre problematiche alla pelle, agli occhi e alle zampe come l’alopecia, desquamazioni varie, croste e infiammazioni alle articolazioni compatibili con l’artrite settica.

Inoltre, hanno confermato quanto si sospettava da tempo: i cadaveri di 20 animali sono stati occultati e gettati in mare e altri 9 non sono stati registrati.

Come sottolinea anche Animal Equality, che insieme a Animal welfare foundation ed Enpa ha contribuito a denunciare quanto stava succedendo, “si tratta di condizioni allarmanti che dimostrano ancora una volta l’inutilità dei viaggi di animali vivi all’interno del territorio europeo e verso paesi extracomunitari”.

Una foto scattata a bordo della Karim Allah
Una foto scattata a bordo della Karim Allah © Animal Equality

Gli 864 vitelli a bordo della Karim Allah verranno uccisi

In una dichiarazione rilasciata sabato 27 febbraio, il ministero dell’Agricoltura spagnolo ha predisposto che se la Karim Allah non avesse iniziato a “isolare e macellare gli animali in conformità con i regolamenti applicabili” se ne sarebbe occupato personalmente.

A fronte di questa dichiarazione, Animal Equality ed Enpa hanno deciso di procedere con una denuncia nei confronti dei responsabili presso la Commissione europea, perché i crimini commessi non restino impuniti.

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Una foto scattata a bordo della Karim Allah © Animal Equality

Anche la Elbeik sta tornando in Spagna

La Karim Allah non è l’unica nave che si trova in mare senza meta con a bordo animali. Un’altra imbarcazione, la Elbeik, anch’essa partita dalla Spagna e rifiutata nei porti di Libia e Turchia per la sospetta malattia degli animali a bordo, è alla deriva da mesi e, fino a qualche giorno fa, si trovava ancorata al largo del porto di Cipro. Stando a quanto riportato sul sito di monitoraggio Marine Traffic, la Elbeik starebbe ora tornando in Spagna, con destinazione Cartagena.

Anche se le condizioni degli animali non sono state ancora accertate ufficialmente, un testimone ha dichiarato al quotidiano britannico Guardian che dei circa 1.770 animali caricati, 35 potrebbero essere morti.

Come giustamente sottolinea Animal Equality, “mentre funzionari del governo e responsabili del trasporto si rimpallano la responsabilità, quello che è certo è che a pagare il prezzo più alto sono stati gli animali”, come del resto succede in ogni situazione che li riguarda.

Per ogni singolo individuo di quei 2.600 non c’è più nulla da fare. 2.600 vite smettono di esistere da oggi. Davanti all’impotenza che si prova leggendo questa storia, l’unica cosa possiamo davvero fare è non essere complici, perché situazioni come questa sono la norma in un sistema alimentare che non solo finge che tutta questa sofferenza sia accettabile, ma che non fa assolutamente niente per evitarla.

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