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Pubblicato il 29-03-2004
Crescita personale

"Svegliarsi e guardare il mondo con occhi nuovi", questo il punto di partenza per riaprirsi alla vita e intraprendere un percorso di scoperta della vastità del mondo che siamo e del mondo che ci circonda.
Quando parliamo di crescita, pensiamo sempre al bambino e all'adolescente, come se una volta raggiunta l'età adulta il processo evolutivo della nostra vita avesse raggiunto una sua stabilità. Invece il processo di crescita dell'individuo non ha mai fine, perché una volta raggiunta la maturità a livello fisico, è su un piano interiore che c'è ancora uno spazio illimitato per proseguire il cammino verso una più completa autorealizzazione.

Crescere, in ambito psicologico, non vuol dire diventare altro da sé, ma vuol dire avvicinarsi sempre di più a ciò che si è veramente, ottimizzando capacità e potenzialità, riconoscendo e attenuando limiti, superando condizionamenti ormai inutili e imparando a interagire in modo costruttivo con gli altri. E' un processo che non implica un apprendimento quantitativo, non ci sono materie da imparare o esami da superare, ma si tratta di un apprendimento qualitativo: è la capacità di riconoscere e integrare i diversi aspetto della propria personalità, decidendo liberamente quanto e cosa "coltivare" di sé e in quale delle possibili direzioni che la vita offre si vuole dirigere la propria realizzazione.

Il processo di crescita personale è più lento e meno spontaneo di quello della crescita fisica, che avviene nostro malgrado, anche se non ce ne preoccupiamo. La crescita personale implica un atto di volontà, bisogna desiderarlo, bisogna dedicarci tempo e attenzione, e può rivelarsi un'attività appassionante, come quella dello scultore che toglie dalla pietra quello che non serve, per lasciar emergere la forma che gli sta più a cuore.

Che cosa vuol dire crescere, in questo nuovo senso, e perché richiede più impegno? Perché vuol dire contrastare e controllare uno dei meccanismo più antichi di sopravvivenza, quello dell'automatismo, che codifica e immagazzina ogni apprendimento, riproponendo per ogni situazione la stessa soluzione che già una volta si era rivelata efficace o la stessa reazione emotiva.

Se la prima volta che tocca la fiamma un bambino si scotta, ogni volta che vedrà il fuoco saprà di non doverci mettere la mano; ma anche se scopre che quando è ammalato ottiene più attenzione dagli adulti, potrebbe interiorizzare la convinzione che per ottenere affetto bisogna mostrarsi dolenti e impotenti; oppure se il suo amichetto con le lentiggini lo ha ferito andando a giocare con altri, potrebbe immagazzinare l'informazione "non mi posso fidare delle persone con le lentiggini".

Di ragionamenti di questo tipo ,che avvengono in modo assolutamente inconsapevole, ne abbiamo accumulati a migliaia e ne formuliamo a decine ogni giorno e così succede spesso che sono le esperienze del passato a tenere le redini del nostro presente.
Ma questa, anche se per molti è la normalità, non è una situazione irreversibile, perché, quando "ci svegliamo", ci accorgiamo di avere la possibilità di scegliere momento per momento, invece, con quale atteggiamento affrontare una situazione o una persona, scegliendo consapevolmente il nostro agire, in base alla realtà del presente.

"Svegliarsi" vuol dire diventare consapevoli dell'ampio margine di libertà e di responsabilità che si ha nei confronti del proprio agire, vuol dire imparare a non reagire automaticamente agli eventi, secondo schemi appresi nel passato o instauratisi casualmente, ma a dare risposte nuove in base a ogni situazione. Il mondo, allora, comincia a rivelarsi più grande e più interessante, e si inizia ad avere una immagine più grande e più interessante anche di se stessi. Ed è solo l'inizio di un lungo e arricchente percorso.

Marcella Danon


  • Coltivare consapevolezza
    Come "ci si sveglia"?

  • Allargare i confini dell'io
    Mettere le nostre capacità al servizio della vita.

  • L'Io cresce quando riconosce il Tu
    Filosofia: Nicola Abbagnano, Martin Buber, Emmanuel Lévinas.


    da: "LifeGate magazine n. 17 gen-feb. 2004

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