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Pubblicato il 27-06-2004
Abitare poeticamente la terra

Luciano Valle, filosofo, teologo e formatore, presidente del Centro di etica ambientale della Regione Lombardia e appassionato divulgatore di tutte quelle tematiche che insegnano a riconoscere tutto quanto ci lega profondamente all'ambiente circostante.

Sono già più di 10.000 le persone a cui, soltanto negli ultimi dieci anni, Luciano Valle ha trasmesso il suo appassionato messaggio che riapre la mente, il cuore e l'anima a una visione del mondo capace di includere anche l'ambiente naturale, animato e inanimato. Scoiattoli, querce, ruscelli, nuvole e rocce non sono solo elementi indispensabili per la vita materiale, ma anche per l'equilibrio spirituale di un essere umano, che oggi ha perso il contatto col mondo di cui è parte.
Professore di filosofia per 20 anni e poi formatore, oggi è presidente del Centro di etica ambientale della Regione Lombardia e presidente delle Acli di Pavia, ambiti nei quali il suo pensiero si sta trasformando in iniziative concrete sul territorio per la diffusione di una nuova consapevolezza ambientale ed esistenziale.

Le cose non stanno andando molto bene nel rapporto tra l'uomo e la Terra. Che cosa va cambiato?
L'uomo non è più quell'insieme armonico di "soma, psiche, nous e pneuma" di cui parlavano gli antichi greci, è diventato demnos, come già diceva Sofocle. E' diventato perturbante, prepotente, sta accelerando e acuendo la devastazione del pianeta. Siamo entrati in una fase in cui il mondo della tecnica e la costruzione mentale a cui l'uomo è arrivato nella modernità stanno scombussolando e destabilizzando gli equilibri omeostatici che il nostro pianeta ha saputo mantenere finora. Una fase che i grandi fisici, dopo Hiroshima, hanno chiamato "la fase del peccato", proponendo una rilettura della genesi come metafora prospettica di qualcosa che avrebbe dovuto ancora avvenire, e che ora è avvenuto. A metà degli anni 40 il messaggio di Einstein è chiaro: "la modernità è finita e ha fallito. Bisogna costruire un nuovo umanesimo, altrimenti il pianeta non si salva".

Come e con quale obiettivi nasce il Centro di etica ambientale?
Faccio formazione da più di 10 anni per la Regione Lombardia. All'inizio alle guardie ecologiche, poi agli insegnanti e pi via via a una cerchia sempre più ampie di figure professionali. Due anni fa siamo riusciti a istituzionalizzare questa realtà, coinvolgendo anche il Parco del Ticino e la Fondazione dell'Abbazia di Morimondo. Un coinvolgimento non causale, perché questo era anche il pensiero di San Bernardo, il fondatore dell'Abbazia: "il Logos non parla solo attraverso l'intelligenza, la bocca e il cuore degli esseri umani, ma attraverso i linguaggi della creazione: molte volte gli alberi e le rocce ci insegnano più di quanto ci insegnano gli esseri umani!".
Il Centro di etica ambientale è una realtà in cui tutti si possono riconoscere, laici o credenti, per trovare l'ispirazione necessaria a mantenere il senso di una vita diversa. Il suo obiettivo è quello di fare formazione, di animare riflessione e porre le basi per nuovi profili mentali, quindi cognitivi, etici e spirituali.

Quindi, rifare il mondo... a chi è diretto il messaggio?
Direi piuttosto rivisitazione della modernità. Ci rivolgiamo alla società nella sua articolazione e complessità, ad allievi e insegnanti, ad agricoltori e medici, a ingegneri e politici. Per scoprire insieme come agire in ogni campo, per capire, per esempio, che l'agricoltura deve diventare oikos, luogo di bellezza; che non basta aver imparato a considerare che il malato è una persona, ma che bisogna rifare gli ospedali, perché se al mattino il malato sente cantare il cardellino, si sente meno solo; per ripensare l'urbanistica; per cogliere il significato del messaggio di Einstein, che la scienza senza lo stupore è proprio poca cosa...

Che cosa possiamo fare per avvicinarci a questo nuovo umanismo a cui faceva riferimento proprio Einstein?
Imparare a guardare il mondo in modo diverso. "Dobbiamo imparare a dialogare coi fiori, le erbe e le farfalle", diceva . Nietzche., ma per riuscirci bisogna imparare a diventare piccoli come loro. "Senza la ginestra - direbbe Leopardi - mi sento impoverito...". Come impoverita ha iniziato a sentirsi la parte più sensibile della società civile fin dal primo serio segnale di allarme, lanciato nel '63 da Rachel Carson, con il suo libro denuncia Primavera Silenziosa. Dobbiamo ritrovare il "pensare poetante" dei greci prima di Aristotele e abitare poeticamente la terra come suggerisce Heidegger, citando il poeta filosofo Holderling.

E' ottimista rispetto alla situazione attuale?
...Si! Sono ottimista, a differenza di 20 anni fa, quando le persone e le realtà che parlavano di queste cose, in Italia, erano veramente pochissime. Oggi c'è un gran movimento di idee, gruppi e associazioni in tutto il mondo. Il mio ottimismo è però relativo alle realtà locali, su scala più grande sono preoccupato. E' più importante che mai che nella classe dirigente internazionale crescano consapevolezza e saggezza etica, che si diffonda la capacità di costruire relazioni tra gli stati e tra i popoli, che si arrivi a svuotare gli arsenali a dirigere con coscienza la ricerca in campo genetico.

Quindi crescita personale e responsabilità individuale sono fondamentali?
Certo. E non più per star bene, ma per far star bene. Dobbiamo tornare alla polis dei greci: il problema è il passaggio dal mio star berne a quello collettivo. "Non siamo noi a dover tornare nelle foreste - scrive Tagore - ma sono le foreste a dover entrare nelle città". Andiamo nelle foreste per respirare, in tutti i sensi, ma poi torniamo nelle città per ripensarle e rifondarle. Dobbiamo uscire dagli ashram, dalle catacombe, dai conventi, e dobbiamo incontrare il mondo per testimoniare e aiutare a crescere. Ognuno deve fare la sua parte, deve diventare anche missionario, deve incrementare la noosfera, la dimensione etica planetaria.

Quale messaggio potrebbe dare ai giovani di oggi, spesso disorientati davanti al mondo che stanno ereditando?
Lo stesso che ha dato il presidente Ciampi nel suo discorso di fine anno: "Fate l'esperienza dell'alba!".

Marcella Danon

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