Sono entrate in vigore le nuove regole europee: frontiere esterne sigillate, controlli più rigidi, un meccanismo di solidarietà non vincolante tra Paesi.
Il governo di Damasco ha annunciato la riconquista di Aleppo. Secondo la Croce Rossa sono state evacuate 35.000 persone tra civili e ribelli.
L’esercito governativo della Siria ha dichiarato di aver riconquistato completamente la città di Aleppo. L’annuncio è stato affidato ad un comunicato, diffuso nella serata di ieri al termine dell’evacuazione dei civili e dei combattenti ribelli, che è stata effettuata sotto il controllo di trentuno osservatori delle Nazioni Unite. Operazioni analoghe si sono svolte nei villaggi di Foua e Kefraya, assediati dai ribelli.
Il presidente Assad ha così annunciato “la liberazione” della seconda città del paese, aggiungendo che si tratta di una vittoria non solo per la Siria – impegnata da anni in una guerra civile che ha causato più di 310mila morti – ma anche per l’Iran e la Russia, ovvero i suoi due principali alleati. Yasser Al-Youssef, uno dei responsabili del gruppo ribelle Nourredine Al-Zink, ha ammesso che “sul piano politico e territoriale è una grave perdita. Per la rivoluzione, si tratta di un periodo difficile”.
La televisione russa Rt ha riferito di “migliaia di abitanti che, malgrado un freddo glaciale, hanno attraversato le strade di Aleppo per festeggiare la ripresa della città da parte delle forza filo-governative”. Tuttavia, questa mattina la tv siriana ha parlato di colpi di mortaio lanciati dai combattenti insorti. Dodici, secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i Diritti dell’uomo, avrebbero colpito il quartiere di Al Hamdaniya, nel quadrante sud-occidentale della città.
In un nuovo bilancio, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha reso noto che sono state trasferite da Aleppo circa 35mila persone, grazie all’accordo raggiunto tra Mosca, Teheran e il governo della Turchia. Il governo siriano non ha tuttavia indicato, per ora, alcuna cifra ufficiale riguardante il numero di evacuati.
Nel frattempo, l’Onu prepara il dopoguerra. L’Assemblea generale ha approvato la creazione di un gruppo di lavoro che dovrà preparare una serie di dossier sui presunti crimini di guerra che sono stati perpetrati in Siria: un passaggio necessario per, successivamente, perseguire gli eventuali responsabili. La decisione non è piaciuta alla diplomazia di Damasco: l’ambasciatore presso le Nazioni Unite, Bashar Jaafari, ha bollato l’iniziativa come “un’ingerenza nei nostri affari interni”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Sono entrate in vigore le nuove regole europee: frontiere esterne sigillate, controlli più rigidi, un meccanismo di solidarietà non vincolante tra Paesi.
Un report evidenzia un aumento del 40 per cento degli attacchi contro l’istruzione rispetto al passato. Tra stupri, rapimenti e occupazione militare delle scuole.
Temperature record e controlli alle frontiere: il Mondiale mostra come i cambiamenti climatici e le politiche migratorie influenzino anche lo sport.
Dall’inizio del cessate il fuoco di metà aprile l’esercito israeliano ha ucciso almeno 331 persone in Libano. Ora sta intensificando gli attacchi aerei e via terra.
Un nuovo report di Dam Removal Europe certifica una crescita dell’11 per cento nella rimozione di dighe e barriere fluviali. Un trend in corso anche fuori dall’Europa.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha decretato un’emergenza sanitaria internazionale. Già 90 i morti e centinaia i casi sospetti.
L’Oim ha pubblicato il nuovo rapporto sulle rotte migratorie. Dal 2014 sono morte 82mila persone e se in Europa i numeri sono in diminuzione altrove la strage si fa più grave.
Non solo petrolio: la guerra in Medio Oriente blocca anche il mercato dei fertilizzanti, con gravi rischi per agricoltura e alimentazione.
Dopo 16 anni di governo è arrivata una pesante sconfitta per Viktor Orbán alle elezioni legislative in Ungheria. Ora il paese tornerà a cooperare con l’Unione europea.

