In 10 anni l’Italia è passata dal primo al 18esimo posto per attrattività turistica

Il settore del turismo sta vivendo un enorme boom a livello mondiale e potrebbe dare la spinta che serve al nostro Paese, ma l’Italia, come ‘marchio’ turistico, stenta.

La più recente edizione del Country Brand Index 2014-15 afferma che l’Italia, in 10 anni, è passata dal primo al 18esimo posto della graduatoria stilata in base al giudizio di migliaia di opinion maker.

 

Per la prima volta nella storia del rapporto stilato da FutureBrand, un Paese asiatico conquista la vetta della classifica. Questi sono i dieci Paesi più forti come “country brand”:

 

1. Giappone

2. Svizzera

3. Germania

4. Svezia

5. Canada

6. Norvegia

7. Stati Uniti

8. Australia

9. Danimarca

10. Austria

 

Un risultato chiave che riguarda l’Italia è il parametro dell’awareness, ovvero della conoscenza del Paese come meta turistica: in questo, l’Italia è ancora prima ma, come spiega il rapporto, “la sola conoscenza non rende un Paese ‘country brand’, difatti l’Italia che gode di un livello di considerazione maggiore del Giappone (89% contro l’84%) è poi diciassette posti più indietro nel ranking complessivo”.

 

https://www.youtube.com/watch?v=5jLrDJOFmX0

L’Italia nel 2013 ha generato con il turismo un giro d’affari pari al 4,2% del Prodotto Interno Lordo che arriva a 10,3 considerando l’indotto. Il turismo in senso stretto occupa 1.106.000 addetti (dieci volte più della chimica) e con l’indotto 2.619.000, cioè un milione più degli addetti dell’industria metalmeccanica.

 

Sotto processo c’è non certo la mancanza di bellezze architettoniche ma, prima di tutto, il rapporto qualità-prezzo dove l’Italia è precipitata dal 28esimo al 57esimo posto. Lo stesso report precisa che il nostro Paese è “penalizzato da una cattiva gestione politica” (siamo 24esimi in questo parametro), con un sistema valori che si va opacizzando sempre più, poco attrattivo come destinazione per studi e investimenti (19esimo e 28esimo), con infrastrutture insoddisfacenti (23esimi), intolleranza (23esimi), scarsa tecnologia (29esimi) e una qualità della vita sempre più bassa (25esimi).

 

Sul Corriere della Sera chiosa così Gian Antonio Stella:

 

Venezia resta Venezia, Roma resta a Roma e Capri resta Capri, ma i turisti stranieri non sono baccalà: non tornano, se si sentono bidonati. Peggio: scoraggiano gli amici e i parenti dal venire in un Paese stupendo ma che pretende di avere una sorta di diritto di imporre ai visitatori pedaggi ingiusti. Tanto più se, intorno, troppe cose sono insoddisfacenti. L’ultimo dossier del World Economic Forum nel settore Travel & Tourism, come denuncia uno studio di Silvia Angeloni, ci rinfaccia per di più il modo in cui gestiamo le nostre ricchezze paesaggistiche: nella «sostenibilità ambientale» siamo cinquantatreesimi. Peggio ancora nell’indice «Applicazione delle norme ambientali», dove ci inabissiamo all’84º posto. Qualcuno pensa che sia furbo continuare ad aggiungere cemento e cemento da Taormina a Cortina, da Courmayeur a Santa Maria di Leuca? Ecco la risposta: i turisti internazionali ci dicono che quella roba lì non gli interessa. L’Italia che vogliono vedere è un’altra.

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